Omicidio Stano, 9 arresti: spunta altra chat

 

“Ultima di Carnali”, in cui gli indagati si scambiavano fotografie e filmati relativi alle loro aberranti imprese
pubblicato il 26 Giugno 2019, 13:52
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All’esito di indagini condotte dal pm Remo Epifani e coordinate dal Procuratore Carlo M. Capristo in piena sintonia e collaborazione con il Procuratore dei Minori Pina Montanaro, personale della Polizia di Stato della Questura di Taranto e del Servizio Centrale Operativo di Roma ha dato esecuzione a nove ordinanze emesse dai Giudici per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario e quello per i minori nei confronti di un maggiorenne e otto minorenni (di età compresa tra 15 e 17 anni), ritenuti a vario titolo gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio aggravati.
I provvedimenti costituiscono l’esito della prosecuzione delle indagini delegate alla Squadra Mobile di Taranto ed allo SCO di Roma sulla triste vicenda che ha visto vittima Antonio Cosimo Stano, il 65enne deceduto il 23 aprile scorso per “shock cardiogeno” presso il reparto di rianimazione dell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria. Lì era stato qualche settimana prima ricoverato d’urgenza per astenia e stato confusionale, dopo essere stato soccorso da una volante della Polizia di Stato, che lo rinveniva all’interno della sua abitazione di Manduria, dove da diversi giorni, terrorizzato e già in precarie condizioni igieniche e di salute, aveva deciso di rinchiudersi (privandosi di cibo) perché ripetutamente vittima di “incursioni” da parte di un gruppo di giovani che lo sottoponevano a vessazioni, percosse, angherie ed aggressioni. Incursioni che si verificavano sempre in ore serali e notturne e che si erano intensificate nel periodo di carnevale, a nulla essendo valso il tentativo della povera vittima di sostituire la porta di ingresso con una blindata, anch’essa presto distrutta
Nei confronti di altri sette individui (altri due odierni destinatari di misura cautelare risultano essere già stati attinti da precedenti provvedimenti per analoghi episodi) viene ipotizzato il reato di tortura con riferimento ad ulteriori episodi consumati in danno della stessa vittima il 3, 5 e 11 marzo scorsi.
Si tratta di altre violente incursioni effettuate presso l’abitazione della vittima, precedute e seguite da altre scorribande, tutte fatte oggetto di diverse chat cui partecipava il gruppo di giovani. Più in particolare, a fianco alla già famigerata chat denominata “Comitiva degli Orfanelli” l’attività di analisi sui telefoni in sequestro ha permesso di individuarne una seconda, denominata “Ultima di Carnali”, in cui gli odierni indagati, così come avveniva nella prima, si scambiavano fotografie e filmati relativi alle loro aberranti imprese in danno di colui che erano soliti indicare come “lu pacciu”.

Dai contenuti di quest’ultima chat e poi ancora dall’ascolto di altre testimonianze sono emersi altri violenti attacchi alla casa di Stano, orrende scene di sopraffazione e violenza, il tutto al solo scopo di procurarsi materiale da far girare sulle chat telefoniche e sui social network per quel che viene definito dallo stesso gip un “malvagio divertimento”. La sera del martedì grasso (5 marzo scorso), gli odierni indagati si organizzano per portare a termine l’ennesima incursione. Decidono tramite chat cosa indossare, l’ora in cui agire – ovvero a sera inoltrata -, le maschere e le mazze da utilizzare. Poi, dopo aver “agito”, tornano a commentare divertiti e con soddisfazione (“…cè carnevali…lu pacciu è impacciuto lu triplu”) le azioni di ciascuno, e condividono la “foto di gruppo” in cui tutti indossano delle maschere. A quella foto e alcuni video viene però fatto cenno in altre e successive chat, i cui contenuti, messi tutti in relazione fra essi, hanno consentito di individuare i responsabili.
Come già ritenuto per i componenti della “Comitiva degli Orfanelli”, anche gli odierni indagati (componenti del gruppo “Ultima dei Carnali”) hanno agito nella consapevolezza di infliggere acute sofferenze ad un soggetto che versava in un chiaro stato di minorata difesa, da loro pienamente conosciuto ed appellato come “lu pacciu”, a cui veniva riservato da anni un inumano trattamento (insulti, atti vandalici, calci, pugni, schiaffi, percosse con bastoni, anche soltanto simulati per incutergli disperazione).
Atti di dileggio ed angherie di varia natura; come la sottrazione di una bicicletta che la povera vittima teneva custodita nella propria abitazione, e ciò per il gusto di poterlo deridere e così “condividere” l’ennesima impresa con gli altri complici. Qualche indagato li ha definite “prove di coraggio”, semplicemente un modo per poter sentirsi all’altezza degli altri, se non addirittura assumere il ruolo di leader.
Fra i gravi episodi contestati – a due soli minori destinatari di collocamento in comunità (i quali hanno comunque agito in concorso con due maggiorenni per i quali si è proceduto separatamente) -, anche quello consumato il giorno 1 aprile scorso ai danni di altro uomo 53enne affetto da insufficienza mentale grave, che attirato in ore notturne all’esterno della sua abitazione, veniva per “puro passatempo” violentemente colpito con calci e pugni, fino a provocargli l’avulsione dei denti incisivi.
Si tratta di un episodio ricostruito grazie alla disamina di un ulteriore video rinvenuto nel telefono di uno degli indagati (colui che ha ripreso l’intera scena) ed agli ulteriori accertamenti compiuti dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, che attraverso l’analisi di tabulati prima ed i rilievi (analisi morfologica) più tecnicamente avanzati operati dal Servizio di Polizia Scientifica (sezione indagini elettroniche) poi, hanno consentito di risalire all’identità dei responsabili. Ad aver confermato quest’ultimo episodio la stessa vittima, nonché il fratello e la badante del medesimo.

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