I dubbi dopo il Tavolo Istituzionale per Taranto

 

Cose buone ma anche preoccupazioni (Melucci ne ha poste diverse). Forse sarebbe meglio una 'Legge Speciale'
pubblicato il 25 Giugno 2019, 12:34
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Molto difficile capire dove stia andando Taranto. Quale futuro stia disegnando. Soprattutto quali prospettive abbia, alla luce di una situazione ambientale che resta sotto osservazione e, tuttora, diffonda la percezione – assolutamente legittima – che nulla sia cambiato e che nulla cambierà.
Il Tavolo Istituzionale ieri ha voluto fare il punto della situazione: quanto sia stato utile, solo la storia potrà verificarlo. Perchè nessuno degli attori – protagonisti e i fuori scena – possiedono testi sacri. Nessuno.
Lo scenario, comunque, è piuttosto chiaro. Da un lato, c’è il Governo che sembra, a quanto asserisce, aver dato un’accelerata alle tante progettualità confuse – e soprattutto ferme ai nastri di partenza – figlie di scelte del passato. Non c’è dubbio, che sono stati imposti metodi di lavoro interistituzionali più coerenti, riempiti di studi e cifre su schede progettuali un po’ più chiari e apparentemente congrui con le esigenze del territorio. Quanto (e quando) il disegno complessivo venga portato a compimento, solo il tempo potrà riferirne.
Su altro lato sono posizionati gli Enti locali. In primis la Regione Puglia, che chiede ancora di avviare il processo di decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico affinchè, è sua convinzione, si possano ridurre al minimo i danni ambientali, e offre comunque la propria collaborazione al Governo. Poi c’è il Comune di Taranto il quale, con forza e in maniera sensata, e pur collaborando a braccetto, chiede al Governo se il Tavolo sia il famoso ‘piano B’, quello cioè che indica la riconversione sistemica di un territorio specie se, ad esempio, l’attuale gestore ArcelorMittal decidesse di defilarsi. Una richiesta legittima, a cui il Governo ha risposto affermando come non sia il ‘piano B’ quello in corso ma, diciamo così, semplicemente la strategia che possa trasformare economicamente la città e sganciarla dalla sottomissione all’acciaio.
Fuori scena, quindi protagonisti non sul palco (almeno ieri), le associazioni e i comitati ambientalisti e tutti quei cittadini che invece invocano da anni la chiusura definitiva delle fonti inquinanti, senza se e senza ma, perchè convinti che soltanto in questo modo si possa, in un certo senso, rifondare la città. In questo ambito, però, ci sono anche cittadini che la pensano diversamente, che credono invece nell’ambientalizzazione della fabbrica e quindi di una città che possa finalmente reggere la convivenza con poche conseguenze. Insomma, modi di interpretare differenti ma tutti legittimi e rispettabilissimi.
Sullo sfondo, non vanno affatto dimenticate, tutte le vittime dell’inquinamento: nessuno dimentichi ciò che è accaduto e accade ancora. Perchè se è vero che è intendimento del Governo introdurre la Valutazione preventiva dell’Impatto sanitario, è altrettanto vero che ai guasti provocati non può esserci riparazione: una vita soltanto non può sacrificarsi sull’altare del profitto e questo è un principio che deve accompagnare sempre l’azione delle Istituzioni, a qualunque livello.
Ordunque, ci si chiederà: ma sono stati fatti passi avanti, c’è speranza per le generazioni future, Taranto potrà ringiovanirsi invertendo la tendenza di veder fuggire i suoi giovani? Insomma, si potrà prima o poi respirare aria pulita, a prescindere?
Uno dei passaggi del Tavolo che qui riteniamo importante sta nel quesito posto dal sindaco Melucci, checchè ne possa dire qualcuno. Sapete bene che non siamo teneri con il primo cittadino (anche se ci sono buontemponi che la pensano diversamente…), tra l’altro sentimento contraccambiato: ma sta nella logica del confronto. Però, questa volta va dato atto al primo cittadino di aver posto una domanda molto più che sensata: basta il lavoro del Tavolo per rigenerare la città, un territorio? Oppure, comè sottinteso, c’è bisogno d’altro? In sostanza: e se ArcelorMittal decidesse di andare via, il lavoro svolto sinora basterà per parare le indubbie ricadute negative? Non è che in questa ipotesi si resti qui con il cerino in mano e, stante l’incertezza storica dei Governi, il territorio debba poi affrontare quasi da solo un problema di proporzioni planetarie?
Perchè, diciamolo pure, ci sono dei passaggi che vanno avanti con una lentezza biblica, con tutto il rispetto e con tutte le giustificazioni dovute. Prendete il tema delle bonifiche. E’ dal 2012 che procedono a rilento e il cittadino non vede e neanche percepisce cosa stia accadendo. Certo, ci sono ritardi accumulati nei decenni, che vanno spiegati in maniera anche semplice. Se parliamo di economia del mare, non va dimenticato che solo da poco il Comune si è dotato di un Piano delle Coste mai varato nel passato: senza questo, non si poteva parlare di Punti Sbarco, di attività imprenditoriali legittime e coese (quanta illegalità si registra ancora, per esempio?). Nel frattempo, però, c’è ancora molto da fare sul Mar Piccolo e le sue sponde: insomma, un lavoro immane che ha bisogno di anni, ma che – lasciatecelo dire senza polemica alcuna – avrebbe necessità di un’accelerazione. Così come le bonifiche dei suoli e di tutto ciò che rientra nell’area di crisi.
Altro punto percepito negativamente: la rigenerazione urbana, soprattutto della Città vecchia. Il Comune proprio ieri ha consegnato il progetto complessivo ai Ministri. Inoltre, sta operando affinchè si completi il varo del Piano Urbanistico Generale, che è un po’ la ‘madre’ di tutte le battaglie dopo oltre 40 anni di abbandono e, va detto, di licenze urbanistiche prodotte in maniera sciagurata a favore di palazzinari e lobbisti. Anche in questo caso, il recupero di palazzi nobiliari e aree utili per il rilancio della città necessita di un’accelerata da parte degli organismi preposti (parliamo soprattutto in termini di pecunia…). Che, insomma, la Città vecchia sia strategica per il futuro di Taranto, è ormai assodato: quindi, è bene darci dentro, e il Governo può senza dubbio offrire una sponda importante in questo senso (ricordate? Melucci ha parlato appunto dei rapporti non proprio idilliaci con Invitalia…).
Indubbiamente, Melucci ha proposto preoccupazioni non campate in aria, tutt’altro. E lo ha fatto anche con un semplice esempio: perchè si accetta il dato che il gestore dello stabilimento siderurgico possa utilizzare una vasta area portuale, praticamente sovradimensionata rispetto alla produzione, non permettendo così lo sfruttamento di altre potenzialità dello scalo?
Preoccupazioni, che nascono anche dalle ultime vicende che riguardano ArcelorMittal, gruppo che alle prime avvisaglie di crisi dell’acciaio ha spedito in cassa integrazione quasi 1.500 lavoratori: quale fiducia, diciamo qui, si può avere di un gruppo che si rifugia negli ammortizzatori sociali al primo ostacolo?
Preoccupazioni, perchè non v’è certezza che il CIS sia la strada maestra per risolvere, almeno in gran parte, le problematiche di cui soffre il territorio. Certo, sulla carta ci sono molte cose buone (non ultimo il sostegno fattivo dell’Istituto per il Commercio Estero alle imprese del territorio affinchè possano affacciarsi pronte e preparate su altri mercati), che hanno una visione complessiva da ritenere positiva. Ma molto è legato alla continuità della Politica, all’azione senza interruzioni sul percorso tracciato: questo è il punto. Cambiasse il Governo, il prossimo avrebbe la stessa visione o quantomeno vicina alla filosofia studiata?
E qui concludiamo: non sarebbe forse il caso di incardinare tutto in una Legge Speciale per Taranto, proprio come il famoso Accordo di Programma per Genova ai tempi della chiusura dell’area a caldo di Ilva? Del resto, proprio Di Maio ne ha parlato in tempi recenti: se Taranto ottenesse questa, diciamo così, consacrazione legislativa – ovviamente corredandola di altre eventuali progettualità concrete – forse acquisterebbe un po’ più di fiducia nelle Istituzioni. E, soprattutto, non sarebbe esposta alle eventuali iatture di Governi futuri…

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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