Ex Ilva: in 7 anni bruciati 23 mld di euro

 

7,3 riguardano solo il Nord. E' l’equivalente cumulato di 1,35 punti percentuali di ricchezza italiana. Lo afferma uno studio della Svimez
pubblicato il 23 Giugno 2019, 09:30
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Nella giornata di venerdì, in concomitanza con l’assemblea congiunta dell’associazione degli industriali di Confindustria e di Federmeccanica che si tiene all’interno dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, e mentre a Roma la Camera approvava la fiducia al Decreto Crescita (al cui interno è presente l’articolo 46 che riscrive la norma sulla così detta immunità penale per i proprietari del siderurgico tarantino), sull’edizione cartacea del Sole24Ore usciva un articolo sull’aggiornamento dell’analisi econometrica compiuta dalla Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), sull’impatto avuto dalla crisi dell’Ilva sul Pil nazionale dal 2013 al 2018.

Secondo quest’analisi, “l’impatto sul Pil nazionale è pari ogni anno, fra il 2013 e il 2018, a una perdita secca compresa fra i 3 e i 4 miliardi di euro, circa due decimi di punto di ricchezza nazionale“. Nel 2019, sempre secondo quest’anlaisi, “la riduzione verrà resa più onerosa dalla decisione di Arcelor Mittal di mantenere a 5,1 milioni di tonnellate la produzione di acciaio, anziché i 6 milioni promessi appena arrivati a Taranto: nel 2019, la ricchezza nazionale bruciata sarà di 3,62 miliardi“.

Negli anni della crisi dell’Ilva, “fra 2013 e 2019 è stato quindi cancellato Pil per 23 miliardi di euro, l’equivalente cumulato di 1,35 punti percentuali di ricchezza italiana” si legge nell’articolo del Sole24Ore. Che sottolinea come “il modello econometrico della Svimez, questa volta, evidenzia un dato mai emerso prima“, ma alquanto prevedible almeno per noi e per chi conosce la produzione del siderurgico tarantino: ovvero che “di questi 23 miliardi di Pil, quasi sette e mezzo (7,3 per la precisione) riguardano il Nord industriale, cioè il Veneto, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Liguria e la Lombardia“.

Ed ancora: “Fra 2013 e 2019, a causa della crisi dell’Ilva sono stati eliminati export delle imprese per 10,4 miliardi di euro e consumi delle famiglie per 3,5 miliardi“.

Il giornale di Confindustria, sottlinea come “osservando da Taranto il combinato disposto di implosione locale e di esplosione nazionale, non si può non notare come poi tutto il resto del sistema industriale nazionale abbia avuto un problema di fornitura“.

Il valore del maggior import di acciaio dall’estero – ha spiegato Stefano Prezioso, ricercatore della Svimezè stato pari a 4,1 miliardi di euro“.

Nel meccanismo del terremoto dell’Ilva, il Sole24Ore evidenzia come in una logica di gruppo che ha ridotto la produzione al calo della domanda europea di acciaio, non c’è soltanto l’esplosione nazionale, ma anche l’implosione locale. “Implosione locale che ha reso parossistica ed estremamente dolorosa l’attitudine adattiva della manifattura italiana. In questo senso, appare un campione interessante il novero degli associati di Confindustria Taranto, – si legge sempre nell’articolo -. Le seicento aziende associate (la metà del tessuto produttivo tarantino) sviluppano il 35% del fatturato con il Nord, il 40% con il Sud (quel che resta della vecchia industrializzazione pubblica), il 25% con l’export. Sette anni fa, quando tutto ebbe inizio, l’export non superava il 10% e anche la committenza nazionale era molto più concentrata, riguardando pochi grandi gruppi. Inoltre, nel 2012 la metalmeccanica era egemonica: usando l’indicatore grezzo del numero delle aziende associate, il 60% afferiva alla metalmeccanica (ora questa quota è il 40%), la moda era residuale (oggi invece il fashion tarantino esiste) e l’agroalimentare era di matrice soprattutto agricola“.

Vincenzo Cesareo, presidente uscente di Confindustria Taranto e titolare nell’impiantistica del Comes Group (40 milioni di fatturato, 480 addetti, il 40% di export e che negli anni di crisi si è spostato anche all’Eni) ha dichiarato: “A sette anni dall’inizio di tutto, possiamo dire che è stato un vero shock culturale, giudiziario e finanziario. Ancora oggi le nostre imprese hanno 150 milioni di crediti non incassati dall’Ilva“.

Un’analisi sicuramente interessante, che rende l’idea del perché sull’esistenza del siderurgico tarantino pesino ancora oggi interessi elevatissimi a livello nazionale ed europeo. Un’analisi prettamente economica, ovviamente, che guarda soltanto una parte del ‘problema Ilva’, e che non tiene conto dei costi elevatissimi pagati dal territorio tarantino in termini di inquinamento, malattie e morti (anche queste, ahinoi, ingentissime per le tasche dei tarantini), irrecuperabili e irrimediabili sotto ogni punto di vista. Purtroppo.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva: in 7 anni bruciati 23 mld di euro

  1. Piero

    Giugno 24th, 2019

    Ancora con sta storia delle morti in piu? Come mai le statistiche dicono che la privuncia di Taranto sia nella media o addiritura sotto qauella nazionale?
    O cosa pensate che nel resto d’Italia non si muoia?

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