Gli “eroi” veri del ‘Paisiello’

 

Tutto risolto? Macchè! Ecco come stanno le cose spiegate dal presidente Rana e con documenti alla mano
pubblicato il 21 Giugno 2019, 20:56
10 mins

Se il ‘Paisiello’ è vivo e vegeto, è solo ed esclusivamente perchè resiste eroicamente agli sciagurati che se ne vogliono sbarazzare. Detto senza tanti giri di parole.
Sì, “eroi”. Forse gli unici veri in una città dove regnano gli slogan e le medaglie al petto e i leoni da tastiera, salvo poi saltellare da un carro all’altro. Perchè quelli del ‘Paisiello’ combattono da soli, assieme a pochi amici autentici, una ‘guerra’ impari. Contro parte della politica che se ne sbatte altamente se un Conservatorio fra i più illustri e più antichi d’Italia potrebbe chiudere i battenti; contro talune Istituzioni che solidarizzano ma soltanto a parole; contro lo Stato che da anni legifera stabilità ma pervade di burocrazia il percorso per ottenerla. E perchè no? Contro quella Taranto tanto chic che parla troppo ma agisce poco.
Sì, quelli del ‘Paisiello’ sono davvero “eroi”, come li definisce Domenico Rana, presidente del consiglio d’amministrazione che non ha paura di fare i nomi dei ‘nemici’ del ‘Paisiello’, chiamandoli in causa soprattutto per un valore: la difesa morale, prim’ancora che economica, di un Conservatorio che da quasi un secolo è conosciuto in tutto il mondo, sforna talenti a ripetizione, porta il nome della città in giro per il pianeta e, soprattutto, è capace di restare in piedi con orgoglio nonostante tutto.
“E’ questo che qualcuno trascura. E mi riferisco alla Provincia che avrebbe dovuto prima di tutto difendere il valore morale e quindi la storia del ‘Paisiello'”, quasi urla Rana in una conferenza stampa che vuol chiarire il perchè il Conservatorio rischia seriamente di stonare per sempre la sua immensa musica. Urla di passione Rana, con al fianco il direttore Gabriele Maggi e attorniato da tantissimi docenti, oltre che ascoltato da molti allievi. Un corpo unico, e per chi conosce la storia più recente del ‘Paisiello’, commovente.
Ma cos’è successo? Qualcuno obietterà: “Ma non avevano risolto tutto?”. Già, perchè questo è il messaggio che è passato artatamente in questi ultimi mesi, e fino all’altro giorno. No, nulla è stato risolto. Anzi. Rana, che non ha bisogno di mostrare il curriculum per far capire di quale professionalità sia in possesso, fa una breve cronistoria degli ultimi mesi vissuti ‘pericolosamente’ dal ‘Paisiello’: “Abbiamo chiuso i conti del 2018 senza un euro di esposizione, nonostante tutte le difficoltà di reperimento delle risorse (stanziamenti straordinari dello Stato, per esempio – ndr). Dal 1′ gennaio, però, tutto è cambiato. Diciamo subito che da quel momento in poi non abbiamo più pagato gli stipendi al personale docente e amministrativo, con conseguenza sulle famiglie che potete immaginare. Entro il 16 di gennaio, avremmo dovuto pagare gli oneri fiscali ma non avevamo soldi in cassa. Quindi, ho scritto una lettera alla Provincia sollecitando erogazioni oppure, in caso negativo, di trasmettere l’impossibilità anche alla Prefettura e quindi al Governo. Non ho avuto risposta, nonostante ne sollecitassi l’urgenza. Alcuni giorni dopo ho nuovamente scritto, ma anche in questo caso nessuna risposta”. Dunque, comprendete bene, le giornate diciamo difficili trascorse al ‘Paisiello’: eppure, i corsi sono proseguiti senza problemi grazie agli… “eroi”, appunto, che non hanno fatto mancare la conoscenza agli allievi (circa 500).
E poi? Capirete bene che stiamo cercando di sintetizzare molto per evitarvi lungaggini. E la statizzazione? Rana fa il sunto: “Il processo passa per il decreto attuativo che doveva esser pronto già nel 2017. Ora, questo decreto parla di un avvio della procedura non appena pronta una piattaforma digitale dove vanno inserite le domande da parte degli Istituti che aspirano alla statizzazione. Un meccanismo diabolico che non è ancora partito. Ma fosse partito anche oggi, occorrono 180 giorni per la ricezione e ulteriori 90 per l’analisi; e se nel caso ci fosse qualche intoppo (Rana parla di dimenticanze come il costo della carta igienica… – ndr), ci sarebbero altri 180 giorni per la verifica ulteriore. Insomma, si può parlare tranquillamente di calende greche”. Già, tempi biblici. Nel frattempo, come si campa? Qui entra in gioco – parlando del ‘Paisiello’ – la Provincia, che per statuto è ente finanziatore (e lo statuto non è cambiato), almeno fino al completamento della statizzazione. Lo specifica una lettera – molto chiara che vi alleghiamo – del Ministero dell’Istruzione inviata tanto alla Provincia di Taranto quanto al ‘Paisiello’.

La lettera, anche qui sintetizziamo, riporta le somme destinate attualmente al Conservatorio tarantino in questa lunga fase di transizione affinchè faccia fronte alle criticità (evidentemente risorse ancora non trasferite però) e, nella sua conclusione, afferma: “Pertanto, evidenziando che nel contesto normativo nel quale si svolge il processo di statizzazione l’ente locale (la Provincia, dunque – ndr) ha comunque l’obbligo di farsi carico dei debiti contratti dall’Istituto fino alla statizzazione…”. Più chiaro di così!
E allora, ci si chiede, perchè la Provincia non provvede? Perchè inizialmente ha teso la mano al ‘Paisiello’ proponendo uno schema di convenzione evidentemente propenso a regolarizzare i rapporti tra l’ente di via Anfiteatro e il Conservatorio. Una convenzione che il ‘Paisiello’ ritiene “irricevibile”. I perchè sono in alcuni passaggi. Per esempio, che “la Provincia dichiara di non essere Ente finanziatore” e ciò cozza con lo statuto e sopratutto tende a smontare il passaggio chiarificatore del MIUR accennato prima. Non solo. La Provincia, recita la convenzione, “si impegna a versare all’Istituto le somme da utilizzare per pagare gli stipendi e i relativi oneri del personale comandato nel limite massimo risultante da decreto di assegnazione del MIUR per effettuare i pagamenti in questione, nelle more dell’accreditamento degli importi da parte del Ministero”. Bene, a parte i fondi straordinari per sostenere le criticità, non c’è ancora la statizzazione (e quindi di destinazione e strutturazione dei fondi necessari) perchè si è ancora nella fase procedurale. Inoltre, affinchè la domanda di statizzazione sia accolta dal MIUR, esistono dei criteri ben precisi (decreto del 22.2.2019, a firma dei ministri Bussetti e Tria, rispettivamente MIUR e MEF) tra i quali all’art.1 (avvio del processo di statizzazione) al comma 2 punto i recita: “Dichiarazione degli enti locali: 1. a continuare ad assicurare l’uso gratuito degli spazi e degli immobili utilizzati dalla Istituzioni per lo svolgimento delle attività istituzionali alla data del 24 giugno 2017 ovvero alla data del presente decreto; 2. a farsi carico delle situazioni debitorie dell’Istituzione, contratte dalla stessa o dall’ente locale per conto dell’Istituzione, alla data della domanda di statizzazione…”. Avete capito? Il ‘Paisiello’ non può chiedere la statizzazione se l’ente locale (quindi, la Provincia) non si fa carico delle situazioni debitorie del Conservatorio.
Per cui, visto che su quest’ultimo punto la Provincia svicola nello schema di convenzione e soprattutto nei fatti, ecco siamo al punto di partenza: al ‘Paisiello’ sono davvero degli ‘eroi’ per resistere a tutto ciò. Nel frattempo, ci sono stati contatti con la Regione (da qualche parte bisogna pur rivolgersi, è la sostanza dei discorsi di Rana, per reperire risorse) e quindi un’audizione in Commissione. Ebbene, vi tralasciamo l’alterco tra il rappresentante della Provincia e lo stesso Rana: quest’ultimo, da signore, ha evitato persino di sporgere querela nei confronti del ‘garbato’ funzionario di via Anfiteatro…
E Gugliotti, il presidente? S’è fatto vedere in Conservatorio nelle scorse settimane promettendo la soluzione del problema. Certo: con lo schema di convenzione che Rana definisce “partorita dal dirigente, non certo dalla parte politica, come invece regola vuole”. Ecco, l’accusa è pesante: il Consiglio provinciale ha approvato uno schema di convenzione tirato fuori dal cilindro del burocrate di turno (“Carucci”, rivela Rana), non certo perchè studiato quale atto d’indirizzo politico.
Speriamo di aver chiarito riducendo al massimo le criticità di una situazione davvero ingarbugliata (i passaggi sono tanti, ma ve li abbiamo evitati). Nel corso della conferenza stampa, si è invocato anche l’intervento della magistratura per questi, diciamo così, ‘strani’ e incerti comportamenti della Provincia quando di parla di risorse al ‘Paisiello’.
Qui vogliamo semplicemente chiudere con una riflessione, quasi obbligata. Perchè Taranto non riesce proprio a difendere la sua Storia, la sua Cultura, quei presidi – come il ‘Paisiello’, ma anche il Convegno della Magna Grecia, l’ormai persa Soprintendenza – che sono l’orgoglio di una città e soprattutto sono riconosciuti in tutto il mondo?

 

Condividi:
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Commenta

  • (non verrà pubblicata)