Ex Ilva, mons. Santoro: “Taranto ha già pagato debito ecologico troppo alto”

 

"Riconosciamo impegno alla nuova proprietà. Venga quanto prima disposta la Valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario"
pubblicato il 21 Giugno 2019, 19:07
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“Taranto ha già pagato un caro prezzo nei confronti dell’industria di tutto il Paese, quello che papa Francesco nella Laudato Sì chiama ‘debito ecologico’. Ha prodotto acciaio per tutto il Pese e ora piangiamo per i nostri morti adulti e bambini. A ciò si aggiungono i gravi problemi degli alunni delle scuole del Rione Tamburi e delle loro famiglie. Ho sentito insegnanti e tante mamme davvero sconcertate. Non possiamo far cadere nel nulla il loro grido“. Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, intervenuto anh’egli all’assemblea congiunta di Confindustria Taranto e Federmeccanica all’interno dello stabilimento siderurgico.

Torno anche a chiedere – ha aggiunto – che venga quanto prima disposta la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario: non possiamo più permettere che, a distanza di anni e senza la possibilità di mettervi riparo, si ripropongano le inefficienze del passato. Alla nuova proprietà riconosciamo un impegno serio come dimostra la copertura dei parchi minerali che procede anticipando i tempi previsti per la conclusione dell’opera. Chiediamo però che continui ad oltranza il negoziato con lo Stato sui temi ambientali e su tutti i punti caldi in questione, e con i sindacati per evitare l’empasse della cassa integrazione per altre 1.400 persone“. Qui, ha sottolineato mons.Santoro, “si gioca l’impostazione del futuro di buona parte dell’economia nazionale, ma soprattutto la qualità di un certo modello di sviluppo che finalmente ponga al centro non la massimizzazione dei profitti, ma il bene e la dignità delle persone, la difesa della salute e la cura della casa comune. Il clima di incertezza mina il clima sociale tanto che la coesione sociale vive una condizione di cronica disgregazione a Taranto e i motivi sono più che evidenti, ma non posso pensare che non ci siano percorsi per rendere più sereno il futuro delle famiglie“.

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