Il riesame dell’AIA passato sotto silenzio…

 

Un passaggio sicuramente fondamentale per il futuro del siderurgico ma strettamente connesso alla tutela della salute e dell'ambiente
pubblicato il 20 Giugno 2019, 20:21
8 mins

C’è sempre grande confusione sotto il cielo di Taranto quando si parla delle vicende ambientali e sanitarie legate all’llva, o ex Ilva oggi ArcerloMittal Italia che dir si voglia. Un caos mediatico che da anni viene creato ad arte da una serie di soggetti (presenti nella politica regionale, provinciale, locale, nel mondo ambientalista e una parte del giornalismo locale) dagli osservatori più attenti oramai ben identificabili, che ha creato nel tempo un’asse compatto difficile da scalfire.

Accade così che le notizie o gli eventi più importanti, che dovrebbero avere più spazio di approfondimento e divulgazione, vengono puntualmente travolti e sepolti sotto una serie di polemiche e crisi isteriche di varia natura, che di fatto impediscono una reale comprensione degli eventi e un’appropriata conoscenza dei fatti.

Sarà anche per questo se il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017 per l’ex Ilva deciso lo scorso 27 maggio dal ministero dell’Ambiente, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie, è finito quasi sotto silenzio (se non fosse per gli interventi e le valutazioni dei pochi addetti ai lavori). Eppure un provvedimento del genere, seppur dagli effetti poco prevedibili al momento (visto che nello stesso decreto c’è scritto che “In base alle risultanze si procederà a rivalutare l’Autorizzazione integrata ambientale, eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio”), è certamente uno degli atti se non l’atto più importante sul fronte sanitario e ambientale degli ultimi anni.

Ricordiamo che l’atto del ministero dell’Ambiente, segue l’istanza del 21 maggio con la quale il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (del resto sono anni che scriviamo che il primo cittadino poteva seguire soltanto questa strada, ovvero chiedere una conferenza dei servizi che riesaminasse l’AIA in base ai dati sanitari, certamente mai avrebbe potuto firmare un’ordinanza contingibile e urgente di chiusura della fabbrica che può avvenire solo in presenza di danno sanitario accertato conseguente all’operatività dell’impianto e di superamento attuale degli standard della qualità ambientale dovuti all’impianto autorizzato e/o di superamento dei limiti emissivi e di inottemperanza alle prescrizioni AIA), ha chiesto di avviare la procedura di riesame dell’Aia in base agli esiti del rapporto di valutazione del danno sanitario elaborati da Arpa Puglia e Asl Taranto, con gli esiti dell’ultimo “Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) stabilimento ILVA di Taranto ai sensi del Decreto Interministeriale 24 aprile 2013” – dicembre 2018, e del Rapporto di “Valutazione del Danno Sanitario ai sensi della L.R. 21/2012 per lo stabilimento siderurgico ex ILVA S.p.A. di Taranto – Scenari emissivi pre-AIA (anno 2010) e post-AIA (anno 2016)”, elaborati da ARPA Puglia, AReSS Puglia e ASL TA, che hanno evidenziato un rischio residuo non accettabile per la popolazione anche a valle del completamento degli interventi previsti dal decreto di riesame dell’AIA del 2012 dell’allora ILVA di Taranto.

Si procederà dunque ad analizzare i due attuali scenari emissivi di riferimento (differenti da quelli già oggetto di valutazione), ossia quello riferito alla produzione di 6 milioni tonnellate/anno di acciaio attualmente autorizzata e quello previsto al completamento degli interventi elencati nel DPCM del 29 settembre 2017.

Questo signigica che le modifiche delle condizioni di esercizio attualmente autorizzate verranno stabilite in seguito alle proposte avanzate da ARPA Puglia, ARESS Puglia e ASL di Taranto sulla scorta di una valutazione preventiva del danno sanitario che prenda a riferimento sia l’attuale quadro emissivo che quello conseguente alla piena attuazione del Piano Ambientale (DPCM del 29 settembre 2017). Gli addetti ai lavori infatti, potranno far rientrare nel riesame dell’AIA anche i dati più recenti, in modo tale da avere un quadro quanto più attuale e aderente possibile alla realtà.

Già nel Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario 2018 viene indicata l’opportunità, per l’ex Ilva, di una riduzione del 10% delle emissioni di benzene e del 34% delle emissioni di benzo(a)pirene. Così come certamente finiranno sotto la lente d’ingrandimento le cokerie, il cuore nero del siderurgico tarantino.

Il decreto prevede inoltre che Il Gestore dello stabilimento Arcelor Mittal di Taranto entro 30 giorni dalla data del decreto, deve versare la prescritta tariffa e presentare la documentazione attestante il quadro emissivo dello stabilimento correlato alla produzione di 6 milioni tonnellate/anno di acciaio attualmente autorizzata insieme a quello previsto al completamento degli interventi elencati nel DPCM del 29 settembre 2017.

Ricevuti gli atti, la Direzione procedente, anche avvalendosi di ISPRA e di ARPA e della Commissione istruttoria per l’AIA IPPC, procederà a valutare la documentazione pervenuta, confermando i due diversi scenari emissivi.

ARPA Puglia, ASL di Taranto e AReSS, nei successivi 90 giorni, procederanno ad adeguare le valutazioni del danno sanitario, avendo a riferimento i livelli emissivi e i dati sanitari aggiornati agli ultimi anni, segnalando le eventuali criticità e proponendo se del caso la modifica delle condizioni di esercizio attualmente autorizzate per lo stabilimento siderurgico di Taranto, al fine di consentire le ulteriori attività istruttorie in ordine al riesame.

Tenendo sempre bene a mente che avverso il provvedimento del ministero dell’Ambiente, è ammesso ricorso giurisdizionale al Tribunale amministrativo regionale o, in alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, rispettivamente, entro sessanta e centoventi giorni dalla notifica. Anche se al momento non si ha notizia di un eventuale ricorso da parte di ArcelorMittal Italia.

Certo, come abbiamo scritto non pensiamo che si possano fare miracoli, ma crediamo che questo sia comunque un passaggio importante in una fase così delicata. Al quale certamente ArcerlorMittal Italia non potrà sottrarsi. Come siamo certi che gli enti preposti, come la ASL di Taranto, ARPA Puglia, ISPRA e commissione IPPC, sapranno svolgere ancora una volta un compito egregio a difesa della salute e dell’ambiente. Con il concreto rischio però, che tutto questo resti ancora una volta ai margini  di eventi ben più inutili e controproducenti per Taranto e il suo prossimo futuro.

(leggi gli articoli sul riesame dell’AIA Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=riesame&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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