Mittal al Governo: senza immunità, cade gestione

 

La multinazionale manifesta la sua preoccupazione per l'art. 46 del Decreto Crescita. La norma è stata riscritta. Sale la tensione
pubblicato il 19 Giugno 2019, 14:45
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Era solo questione di tempo. Ma com’era prevedibile che fosse, ArcerloMittal Italia manda un chiaro messaggio al governo italiano: qualora nel Decreto Crescita in fase di approvazione, dovesse venire meno l’immunità penale, la multinazionale dell’acciaio non potrebbe più garantire la gestione dell’azienda e portare avanti il piano industriale e il piano ambientale.

Del resto, cambiando le carte in tavola a gestione in corso, non ci si poteva attendere una presa di posizione diversa da parte dell’azienda. In realtà sul tema abbiamo già scritto, e dall’analisi del testo in fase di approvazione, veniva fuori una riscrittura della norma ma non una sua vera e propria abrogazione.

Così scrivevamo lo scorso 2 maggio: “la norma viene circoscritta al Piano Ambientale e per questo sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree. Questo significa che mentre prima l’estensione riguardava l’attuazione del Piano Ambientale sino alla sua conclusione, adesso l’immunità scadrà ogni qual volta terminerà il termine previsto per l’attuazione di ogni singolo intervento“. Il nuovo iter parità dal 7 settembre, come specificato nel decreto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/02/mittal-immunita-penale-resta-cambia-lapplicazione3/)

Visto che la norma approvata nel 2015 resterà in vigore sino al prossimo 6 settembre, ovvero ad un anno esatto dalla firma dell’accordo sindacale a Roma che sancì il passaggio definitivo dell’ex gruppo Ilva ad ArcelorMittal (ricordiamo che l’immunità penale fu introdotta anni addietro, con appunto il decreto legge del 5 gennaio 2015, n. 1 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto” (pubblicato GU Serie Generale n.3 del 05-01-2015), convertito con modificazioni dalla Legge del 4 marzo 2015, n. 20 (in G.U. 05/03/2015, n. 53).

Poco fa ArcelorMittal, attraverso una nota ufficiale, ha reso nota la sua posizione al governo. E a tutti gli enti interessati della vicenda. Nel testo del comunicato si legge che “la controllata italiana (ArcelorMittal Italia “AMI”) ha manifestato al Governo italiano le proprie preoccupazioni in merito al testo attuale del Decreto Crescita. Se il Decreto dovesse essere approvato nella sua formulazione attuale, la disposizione relativa allo stabilimento di Taranto pregiudicherebbe, per chiunque, ArcelorMittal compresa, la capacità di gestire l’impianto nel mentre si attua il Piano ambientale richiesto dal Governo italiano e datato settembre 2017“.

E’ bene infatti precisare ancora una volta che l’immunità penale era ed è sempre stata unicamente legata alle azioni legate all’attuazione delle prescrizioni ambientali presenti nell’AIA del 2012 poi e nel Piano Ambientale del 2014 poi. Sfugge il perché negli ultimi anni (dalla politica all’associazionismo) si sia detto ai tarantini e a tutta Italia che quell’immunità garantiva la licenza di inquinare e di uccidere impunemente, da parte di commissari straordinari e futuri acquirenti/gestori del siderurgico.

La norma fu inserita nel comma 6 dell’articolo 2 del decreto legge del 5 gennaio 2015 e testè affermava: “L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, nei termini previsti dai  commi 4 e 5 del presente articolo, equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumita’ pubblica. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/22ilva-limmunita-penale-resta-tale-e-quale-per-ora/)

Cosa dunque è cambiato rispetto a quella norma? Le modifiche introdotte nel Decreto Crescita all’articolo 46 sono le seguenti:

a) al primo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita la parola «Ambientale», le parole «nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente articolo» sono sostituite dalle parole «come  modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017» e le parole «e  delle altre norme a tutela dell’ambiente,  della salute e dell’incolumita’ pubblica» sono abrogate; 

b) al secondo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita  la parola: «Ambientale», dopo le parole «periodo  precedente» sono inserite le parole: «,nel rispetto dei termini e delle modalita’ ivi stabiliti,» e le parole«, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro» sono abrogate;  

c) il terzo periodo e’ sostituito dal seguente: «La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019». 

ArcelorMittal ricorda che “lo stabilimento di Taranto è sotto sequestro dal 2012 e non può essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del Piano ambientale. Il Piano ambientale del 2017 è stato progettato per affrontare problemi di lunga data dello stabilimento di Taranto e per trasformarlo in un impianto siderurgico europeo all’avanguardia, utilizzando le migliori tecnologie disponibili, con un investimento ambientale complessivo di oltre 1,15 miliardi di euro. Tutti gli interventi previsti stanno procedendo nel pieno rispetto delle tempistiche. Tuttavia, il Decreto Crescita, nella sua formulazione attuale, cancella le tutele legali esistenti quando ArcelorMittal ha accettato di investire nello stabilimento di Taranto. Tutele che è necessario restino in vigore fino a quando non sarà completato il Piano ambientale per evitare di incorrere in responsabilità relative a problematiche che gli attuali gestori non hanno causato“.

Il Decreto Crescita deve essere approvato entro il prossimo 29 giugno. “ArcelorMittal Italia resta fiduciosa che venga ripristinata la certezza del diritto nell’interesse dell’intero contesto economico italiano e degli stakeholders, permettendo ad ArcelorMittal Italia di continuare a gestire lo stabilimento e completare il piano di riqualificazione ambientale“.

ArcelorMittal già lo scorso aprile era infatti tornata a chiedere “certezza del diritto” e aveva ricordato di aver acquistato l’Ilva sulla base di regole concordate con il governo italiano. Ricordiamo infatti che pur non essendo stata ovviamente inserita nel contratto firmato tra le parti, durante i vari tavoli svolti a Roma, la multinazionale aveva posto come imprescindibile la presenza dell’immunità penale, in quanto nessun investitore avrebbe acquistato il sito di Taranto con la certezza di essere indagato in materia ambientale il giorno dopo essere arrivati, a causa della mancata attuazione di un Piano stabilito anni addietro.

Seconda considerazione: la stessa multinazionale potrebbe in realtà appellarsi e fare riferimento al parere dell’Avvocatura di Stato, che fu chiamata in causa proprio dal vicepremier Di Maio in qualità di ministro dello Sviluppo economico la scorsa estate (prima di firmare l’accordo sindacale del 6 settembre), per chiarire anche se la norma sull’immunità penale fosse costituzionale o meno.

Nella sua risposta l’Avvocatura ricordava che “tale disposizione, contenente una esenzione da responsabilità penale, è stata introdotta mediante decretazione d’urgenza e non è stata ancora oggetto di disamina da parte della Corte Costituzionale“. Pertanto, l’Avvocatura ricordava al vicepremier Di Maio che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale”.

Nel testo dell’Avvocatura veniva inoltre ricordato le motivazioni che portarono alla realizzazione del suddetto intervento normativo. Della disposizione l’Avvocatura ha già avuto modo di occuparsi con parere del 14.9.2017, in particolare con riguardo alla problematica della sua applicabilità sotto il profilo temporale, rilevando che “l’eventuale futura modifica del suddetto piano (ex art. 1, comma 8.1 del D.L. n. 191/2015), e la variazione dei termini per la sua attuazione, postula che l’esimente di cui all’art. 2, comma 6 cit. operi per tutto l’arco remporale in cui “l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dell’amministrazione”. Detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazime integrata ambientale in corso di validità (23.08.2023). 

Questo passaggio avrebbe già dovuto chiarire il dubbio sulla scadenza di tale norma. Originariamente introdotta nel 2015 e legata al Piano Ambientale del 2014 che sarebbe dovuto scadere il 30 marzo 2019, per l’Avvocatura di Stato la variazione temporale dell’attazione del Piano postula automaticamente il termine di scadenza della stessa immunità.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/10/ilva-il-vero-parere-dellavvocatura-di-stato/)

Nei giorni scorsi è stato bocciato in Commissione un emendamento della senatrice Pd, Maria Elena Boschi, che chiedeva la cancellazione del punto C, ovvero che «la disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019».

Adesso non resta che attendere come e se sarà approvato l’art. 46 del Decreto Crescita. E se la politica, in primis il viceministro Di Maio, interverrà sulla vicenda o meno. Se la norma venisse approvata così come è stata riscritta, probabilmente sarebbe una sorta di compromesso al quale perà ArcelorMittal non pare voler cedere. Staremo a vedere.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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