Bonifica Mar Piccolo, appello a Costa

 

Legambiente sollecita il Ministro e chiede che il Commissario Corbelli renda noti gli esiti dei nuovi studi
pubblicato il 19 Giugno 2019, 09:42
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Bonificare una vasta area altamente inquinata. L’obiettivo a medio termine dell’operazione è quello di realizzare le condizioni per il rilancio non solo ambientale ma anche socio-economico dell’area, con una importante ricaduta turistica. L’obiettivo immediato è quello di riportare la qualità dei sedimenti presenti nel sito a valori tali da consentire in piena sicurezza gli attuali usi di molluschicoltura e ittiocoltura”.  Parole importanti. Peccato che a pronunciarle non siano stati né Vera Corbelli, dal 2014 Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, né Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare nel governo Conte. Peccato che a dare l’annuncio di un avvio del recupero ambientale del Mar Piccolo di Taranto sia stato Altero Mattioli, ministro dell’Ambiente nell’ormai lontanissimo gennaio 2004, ovvero 15 anni fa, e che, già allora, fosse prevista la “caratterizzazione e bonifica dei sedimenti su un’area marina antistante la costa meridionale del Primo Seno del Mar Piccolo….una superficie pari a 170 ettari … oggetto di pesante contaminazione da inquinanti di elevata pericolosità”. A ricordarlo, senza risparmiare critiche, è Legambiente, che in una nota chiama in causa gli stessi Costa e Corbelli.

Peccato che a quelle parole non siano seguiti i fatti, prosegue Legambiente, e che, dopo anni di silenzio, a gennaio 2013 sia stato nominato un ”Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” nella persona dell’ingegner Alfio Pini cui – dall’8 luglio 2014 – è succeduto l’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli.

Legambiente comincia così a fare un po’ di conti: “Dalla nomina della dottoressa Corbelli sono passati quasi cinque anni, 1800 giorni, ma la situazione per il Mar Piccolo purtroppo non è cambiata: i sedimenti inquinati continuano a restare al loro posto e la bonifica continua a essere in alto mare. I fondali inquinati sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento di materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare. Una delle aree più importanti di Taranto, sia dal punto di vista identitario che per le attività economiche che vi si svolgevano e che vi si potrebbero svolgere, rimane ancora da bonificare e chissà per quanto tempo ancora lo rimarrà”.

Per questo Legambiente, con una lettera firmata da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e da Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, ha scritto al Ministro dell’Ambiente chiedendo che si accelerino gli iter amministrativi relativi alla bonifica.

Ed eccoli i dati forniti da Legambiente. La necessità di una accelerazione nasce dalla constatazione che, per ciò che attiene il risanamento e la messa in sicurezza permanente dei sedimenti, è stato pubblicato ormai da un anno, in data 01/06/2018, il bando di gara per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché della realizzazione degli interventi nelle aree prioritarie mediante dimostrazione tecnologica attraverso preventive sperimentazioni per tre tipologie di interventi che coincidono con quelle a suo tempo evidenziate da Arpa Puglia. Completata la fase di prequalifica, le uniche notizie disponibili sono che otto concorrenti hanno presentato entro il termine previsto del 22.02.2019 l’offerta tecnico-organizzativa ed economica degli interventi a farsi e che sono in corso le procedure per la selezione delle offerte da ammettere alla successiva fase di negoziazione. A distanza di 385 giorni non si conoscono ancora gli esiti del bando che dovrebbe dare concretamente avvio alla bonifica. Peraltro una volta definite le imprese vincitrici occorreranno 195 giorni lavorativi per la progettazione e dimostrazione tecnologica sia dell’asportazione selettiva dei sedimenti che del capping, cui andranno aggiunti ulteriori 90 giorni lavorativi per l’elaborazione ed esecuzione del piano di caratterizzazione e 120 giorni per il monitoraggio post-operam, mentre per la bioremediation saranno necessari 635 giorni lavorativi per la caratterizzazione, progettazione, dimostrazione tecnologica e monitoraggio ( oltre ai tempi necessari per le autorizzazioni di legge). Per la fase esecutiva saranno poi necessari 380 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di asportazione selettiva dei sedimenti; 315 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di capping; 635 giorni lavorativi per la definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di bioremediation (trattamento di decontaminazione di un suolo inquinato, in particolare da idrocarburi, che consiste nello stimolare le proprietà degradanti di microrganismi naturalmente presenti nell’ambiente).

Insomma, serviranno lunghi anni prima di vedere – forse – qualche risultato concreto. Legambiente chiede perciò una decisa accelerazione: si portino a termine con urgenza le procedure previste dal bando di gara e si dia inizio al più presto alle dimostrazioni tecnologiche: “Non c’è tempo da perdere”.

E ancora: in questi 1800 giorni il Mar Piccolo è stato oggetto di nuovi numerosi studi, dopo la decisione della dottoressa Corbelli di considerare insufficiente la relazione prodotta da Arpa Puglia ad aprile del 2014, in cui erano state già indicate alcune linee guida da utilizzare per la bonifica di un ecosistema estremamente complesso che necessita di diverse tipologie di intervento. Una relazione, quella di ARPA Puglia, che seguiva lo studio sul grave stato di contaminazione del Mar Piccolo fatto da ISPRA nel 2010, la mappa sulla distribuzione del PCB nei sedimenti di Mar Piccolo e Mar Grande realizzata nel 2011 dal CNR di Taranto, e la “Relazione tecnica sullo stato di inquinamento da PCB nel SIN Taranto ed in aree limitrofe” prodotta dalla Regione Puglia nel 2011. A tutt’oggi, è la critica di Legambiente, “la dottoressa Corbelli non ha reso fruibili ai cittadini di Taranto gli esiti degli studi da lei commissionati nonostante le nostre reiterate richieste pubbliche in tal senso: eppure si tratta di studi per cui sono stati spesi soldi pubblici, non di ricerche effettuate da un privato cittadino utilizzando proprie disponibilità e risorse”.

L’architetto e paesaggista Andreas Kipar, presentando l’importante progetto di foresta urbana al quartiere Tamburi, ha detto che la bonifica non vuole oscurità, ma ha bisogno di luce: Legambiente è completamente d’accordo e ritiene necessario che siano resi noti gli esiti dei nuovi studi sul Mar Piccolo, le conseguenti indicazioni in relazione alla sua bonifica, con una sintesi illustrativa comprensibile a tutti i cittadini in modo che possano valutare sia lo stato in cui versa il Mar Piccolo di Taranto che gli interventi che si andranno ad effettuare. Per questo, nella lettera al Ministro dell’Ambiente, Legambiente ha chiesto che gli studi sul Mar Piccolo vengano resi disponibili e accessibili a tutti i cittadini.

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