Immunità, dal MiSE: “Presto soluzione problema”

 

"Azienda informata a febbraio: al lavoro affinché continui ad operare nel rispetto dei parametri ambientali"
pubblicato il 19 Giugno 2019, 17:44
6 mins

Arriva a stretto giro di posta, la risposta del ministero dello Sviluppo economico alla multinazionale ArcerloMittal, che nel primo pomeriggio aveva diffuso una nota nella quale informava il governo dell’impossibilità di proseguire nella gestione del sito di Taranto, qualora il prossimo 29 giugno venga approvato il Decreto Crescita, al cui interno all’articolo 46, è presenta una norma che riscrive l’immunità penale ai proprietari del siderurgico tarantino, introdotta dal decreto legge del 5 gennaio 2015, n. 1 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto” (pubblicato GU Serie Generale n.3 del 05-01-2015), convertito con modificazioni dalla Legge del 4 marzo 2015, n. 20 (in G.U. 05/03/2015, n. 53).

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/19/mittal-al-governo-senza-immunita-gestione-impossibile3/)

Nella nota del MiSE si legge che “sorprende la comunicazione diffusa quest’oggi dalla società Arcelor Mittal, visto che la medesima era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto-crescita, alla luce della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l’8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l’immunita’ penale) emessi dai Governi precedenti per salvare lo stabilimento siderurgico. In vista dunque della prossima decisione della Consulta e della sentenza adottata del 24 gennaio 2019 dalla Cedu (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) di condanna dell’Italia sempre sulla vicenda Ilva, il Mise aveva preventivamente informato Arcelor Mittal della questione“.

Di fatto, il governo ha deciso di intervenire sulla questione lo scorso febbraio, dopo la condanna della CEDU e dopo la questione di legittimità della norma sull’imminutà penale sollevata lo scorso febbraio dal gip di Taranto, Ruberto. Difatti, nel testo di legge, all’articolo 46, vengono citati proprio questi due casi a sostegno dell’intervento legislativo.

Inoltre, sempre nel testo di legge, viene ricordato come proprio la Corte costituzionale, in occasione della sentenza n. 58 del 2018, si era espressa “criticamente nei riguardi del cosiddetto ‘decreto Ilva’ del 2015, che aveva consentito la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, in quanto di interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria per reati inerenti la sicurezza dei lavoratori, conseguentemente di chiarando illegittimi sia l’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2015, n. 92, sia l’articolo 1, comma 2, della legge 6 agosto 2015, n. 132, e 21-octies del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/02/mittal-immunita-penale-resta-cambia-lapplicazione3/)

Non veniva però cassato dalla Corte il comma 6 dell’articolo 2, ovvero proprio quello sulla norma dell’immunità penale

La nota del MiSE prosegue poi ricordando che lo scorso febbario fu rappresentato “allo stesso gestore che si sarebbe individuata una soluzione equilibrata volta alla salvaguardia dello stabilimento e dell’indotto occupazionale, nonché al rispetto, ovviamente, delle decisioni adottate dai giudici. A tal proposito, MiSE e Governo sono al lavoro affinché l’azienda continui ad operare nel rispetto dei parametri ambientali“.

Dunque, dal MiSE arriva un’apertura al dialogo e al confronto per trovare una soluzione che impedisca il degenerare degli eventi.

Del resto, sempre nel testo di legge, si legge che “il proposto intervento abrogativo mira a comprimere l’ambito oggettivo di operatività della norma, prevedendo che l’osser-vanza delle disposizioni del piano ambientale equivalga all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione ai fini della valutazione, da ora in avanti, delle sole condotte strettamente connesse all’attuazione dell’AIA, espungendosi ogni riferimento ad altre norme di legge (e, in particolare, alle norme a tutela dell’am- biente, della salute e dell’incolumità pub- blica). Il riferimento al piano ambientale è completato con la menzione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, che ha integrato e modi- ficato il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014“. Esattamente quanto scritto da noi tempo addietro

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/22ilva-limmunita-penale-resta-tale-e-quale-per-ora/)

Parallelamente, l’ipotizzato intervento abrogativo di cui al secondo periodo mira a riconsiderare la natura delle prescrizioni poste dal citato piano ambientale, che vengono ora qualificate come le migliori regole preventive in materia esclusivamente ambientale e non, anche, in materia di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. In aggiunta, si specifica che le succitate condotte connesse all’attuazione del piano ambientale, affinché non diano luogo a responsabilità, devono essere poste in essere nel rispetto dei termini e delle modalità previsti dal piano ambientale medesimo, come disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017” si conclude il periodo relativo alla norma. 

Così scrivevamo lo scorso 2 maggio: “la norma viene circoscritta al Piano Ambientale e per questo sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree. Questo significa che mentre prima l’estensione riguardava l’attuazione del Piano Ambientale sino alla sua conclusione, adesso l’immunità scadrà ogni qual volta terminerà il termine previsto per l’attuazione di ogni singolo intervento“. Il nuovo iter parità dal 7 settembre, come specificato nel decreto.

Adesso, non resta che attendere il corso degli eventi. La questione sarà infatti affrontata quasi certamente già questa sera nella riunione del Consiglio dei Ministri.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/10/ilva-il-vero-parere-dellavvocatura-di-stato/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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