Vittorio Galigani: l’intervista (im)possibile sul Taranto calcio

 

Personaggio controverso ma sempre molto ricercato, l'ex dg del Taranto dichiara: "Giove mi ha cercato ma non ha voluto lasciare a me e ad Evangelisti l'autonomia della gestione tecnica"
pubblicato il 18 Giugno 2019, 22:52
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Premessa: il personaggio non è uno stinco di santo, è inviso alla maggior parte della tifoseria e dell’opinione pubblica ma non ha timore nel dire quello che pensa; spesso le sue previsioni sono azzeccate e sottotraccia una buona parte dei suoi pubblici detrattori lo chiama per avere informazioni, pareri, giudizi o quanto meno lancia uno sguardo sul suo blog o sulla sua pagina facebook, spinta dalla morbosa curiosità di leggere qualcosa che non trova da nessuna parte.

Un po’ come successo a Luciano Moggi – anche se questo paragone non gli piace – la gente dichiara di non aver niente a che fare con lui però poi lo interpella perché di calcio ne capisce e tanto.

Vittorio Galigani. ex direttore del Taranto del presidente Fasano (quello degli indimenticati spareggi salvezza nel 1987 a Napoli con i rossoblù che riuscirono nell’impresa di mantenere al serie B), ex direttore del Taranto che vinse nel 1995 il Campionato Nazionale Dilettanti e lo scudetto di categoria, ex direttore del Taranto di Blasi nei primi anni duemila (una salvezza in C/2, una promozione in serie C/1, una semifinale ed una finale play off per la B, amaramente perse) oggi cosa è? E’ un blogger? E’ un influencer? E’ una semplice persona sempre molto informata dei fatti? E’ un corvo appostato sul ramo, pronto a pontificare? O semplicemente è un attento osservatore di quanto accade nel calcio odierno? Intanto stava per tornare in pista. Il presidente del Taranto FC 1927 , Massimo Giove, un paio di mesi fa, lo ha contattato per avviare una collaborazione.

“Con Giove sono in ottimi rapporti. Mi ha invitato allo stadio Iacovone, dal quale mancavo da una decina di anni, per una gara dei play-off di serie D, dopo ci siamo visti e sentiti in altre occasioni. Voleva che io e Luca Evangelisti (ex diesse del Taranto anche lui) diventassimo suoi collaboratori “ – spiega Galigani – “ Poi non se ne è fatto più nulla in quanto sia io che Luca avevamo avanzato delle richieste riguardo la nostra autonomia nella gestione tecnica della squadra ma lui non ha accettato”.

Galigani, partiamo subito con una domanda diretta. Perché tanta ostilità nei tuoi confronti?

“Perché sono un personaggio scomodo. Dico verità che a molti danno fastidio. E poi soprattutto perché nella mia carriera di dirigente a Taranto non sono sceso a certi compromessi con gli ultras della curva che hanno trovato sempre il modo di contestarmi. Io nei rapporti con la tifoseria ci ho messo sempre la faccia che piaccia o no. Oggi, purtroppo l’ultras è diventata una vera professione, attorno al calcio girano tanti soldi e nel business ci sono voluti entrare anche certi tifosi”.

Coccodrillo,  Lacoste, Cammello, Innominato: quali di questi appellativi che ti sono stati affibbiati ti fa sorridere di più?

“Probabilmente Cocodrillo. Mi sta più simpatico. Sono un emotivo, mi commuovo facilmente e questa cosa viene vista in maniera negativa, sempre da quelle stesse persone che mi contestavano ma c’è un’altra parte della città di Taranto, quella borghese, che mi ferma e mi fa i complimenti per quello che scrivo sul mio blog”.

Sono 26 anni che il Taranto non gioca in serie B. Perché a Taranto è così difficile fare calcio a certi livelli?

“Per lo stesso motivo di cui sopra, ossia per le ingerenze di una parte della tifoseria nella gestione societaria. Anzi aggiungerei che è impossibile fare calcio a Taranto per la vicinanza di certi ambienti malsani. L’imprenditoria importante del territorio non è interessata all’argomento perché è impaurita dall’ambiente circostante lo Iacovone. Poi,sicuramente, ci metterei la mancanza di una seria programmazione societaria. Dopo Blasi, che ha gestito il Taranto con ottimi risultati per quattro anni, chi si avvicendato alla guida del club non è rimasto per più di due anni. Qualcuno è fallito, altri sono fuggiti. Senza una seria programmazione è difficile ottenere dei risultati. In questi anni si è pensato esclusivamente alla prima squadra. Il settore giovanile del Taranto non esiste. Non ci sono più campi dove allenarsi, in alcuni casi, di recente, addirittura non c’era il materiale tecnico per i ragazzi. Prima era un onore entrare nel settore giovanile del Taranto, ora non lo è più. Servirebbe un investimento economico serio sui ragazzi di Taranto. Non è accettabile che in prima squadra non ci sia un under tarantino. Eppure in giro tra serie B e serie C ci sono molti ragazzi nati in riva allo jonio che giocano lontani dalla squadra della loro città. Infine a Taranto non si può fare calcio anche per la presenza costante di certi operatori dell’ informazione che in tutti questi anni anziché fare il bene della squadra di calcio han fatto il contrario, voltandosi ora a destra, ora a sinistra come una banderuola al vento”.

Quali sono stati i presidenti più intraprendenti con i quali hai avuto a che fare a Taranto?

“L’ingegner Fasano, uomo eccezionale, con una marcia in più. Peccato che a seguito di vicende legate alla sua azienda – aveva perso delle commesse in Libia – fu costretto a ridimensionare il suo apporto economico nel Taranto. Però tenne in piedi in modo sano la società e non la fece fallire. Vi racconto un episodio: la sera subito dopo i famosi spareggi di Napoli ci sedemmo a tavolino io e lui. Parlammo del futuro; io gli dissi che a quella squadra, che contava su giocatori del calibro di Maiellaro, De Vitis, Biondo e Paolucci, bastava aggiungere un portiere, un difensore centrale ed un centrocampista di valore e avremmo potuto puntare alla promozione in serie A. Invece mi gelò dicendomi che dovevamo vendere Maiellaro e De Vitis. Alla fine cedemmo Biondo al Como e Maiellaro al Bari. A proposito di Maiellaro racconto un retroscena di mercato: stavo praticamente per darlo alla Roma – avevo un accordo con l’ing. Viola, presidente dei giallorossi- quando fui chiamato dal presidente Fasano e dirottato immediatamente a Bari; fummo costretti a cederlo a malincuore al “nemico” storico del Taranto perché ce lo pagavano bene e perché al presidente furono promessi dei lavori per la sua impresa.

Dopo Fasano, ci metto Blasi. L’unico in grado negli ultimi venti anni di far ottenere al Taranto dei risultati evidenti ma anche in questo caso si è messa di mezzo la solita frangia di tifosi con contestazioni, multe, squalifiche del campo, che hanno compromesso un progetto serio e lungimirante. La politica di Blasi, nella gestione del calcio a Taranto, sarebbe stata la migliore per cambiare il modo di intendere questo sport. Il progetto della cittadella dello sport era un progetto moderno perché diversificava l’investimento mirato non solo all’ attività propriamente sportiva; purtroppo nonostante l’apprezzamento dell’allora sindaco è rimasto nel cassetto”.

Parliamo di attualità, quante possibilità ha il Taranto di poter essere ripescato in serie C?

“Mi spiace dirlo ma sono pari a zero. L’ho anche detto in una telefonata qualche giorno fa a Massimo Giove. Inutile continuare a illudere la gente, si concentrasse sulla costruzione di una squadra attrezzata per vincere il campionato di serie D.

Il Taranto ha già usufruito negli ultimi cinque anni del ripescaggio e questa cosa lo mette in una graduatoria di seconda fascia. Prima vengono tutte le società che non sono state ripescate- e sono tante-  mentre i posti liberi sono pochi. A mio avviso dalla serie D potranno essere ripescate due o al massimo tre club. Inoltre lo Iacovone non è a norma per la serie C e non è solo una questione di sediolini. Avrebbe bisogno di un deciso restyling.  Sarebbe meglio investire i soldi, se realmente ci sono, per allestire una squadra per vincere il campionato di serie D e non per il fondo perduto”.

Cosa ti senti di augurare al Taranto?

“A me dispiace che il Taranto si trovi in queste condizioni, che non riesca a tirarsi fuori dai Dilettanti. Vorrei finalmente che ci fosse la possibilità di avere una proprietà solida che possa garantire un progetto che abbia un piano industriale veramente concreto, che non pensi solo alla prima squadra e soprattutto che sia trasparente ed  organizzata con dirigenti competenti. In questi ultimi anni abbiamo visto presidenti sperperare soldi, ricoprendo incarichi per i quali non avevano le competenze, facendo ad esempio da soli il mercato e contattando personalmente i giocatori”.

Giove risponde a queste caratteristiche?

Lo spero per lui, quest’anno magari fa la squadra per vincere il campionato. Vediamo cosa combinerà, intanto si è affidato a Ragno (ancora non ufficializzato, ma praticamente già fatto, ndc) che a dir la verità non è che avesse grosse alternative visto che a Potenza non lo avrebbero riconfermato, a Cerignola e Casarano non l’hanno cercato, ad Andria hanno provveduto diversamente, quindi a parte Taranto che piazze erano rimaste? Bitonto? Nardò?. Per problemi di lavoro tra l’altro non può allontanarsi molto da casa. E questo è un altro handicap. L’allenatore deve stare sul posto non deve fare il pendolare e Ragno mi risulta farà avanti e dietro dalla sua residenza, nel barese, a Taranto e viceversa. Infine, a proposito di trasparenza perché non ci dicono a quanto ammonta la massa debitoria del Taranto? Un milione di euro?A che punto è l’approvazione del bilancio? C’è qualcosa che non mi torna ma siccome lo dico io -anzi lo dico solo io visto che l’informazione locale si è appiattita negli ultimi anni –  per molti è la solita bordata al veleno di Galigani”.

 

*le foto sono state prese dalla bacheca del profilo facebook del sig. Galigani, dietro suo consenso.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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