L’errore commesso dal farmacista, profili risarcitori

 

pubblicato il 16 Giugno 2019, 11:27
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È una delle cose più comuni quella di rivolgersi alla farmacia di turno per chiedere un parere al farmacista affinché ci consigli un medicinale per risolvere un problema che avvertiamo (mal di testa, mal di stomaco, …).
Lo facciamo a cuor leggero perché andare dal medico e fare la fila ci costa fatica e pazienza. Ed il farmacista, a fronte della nostra richiesta, si limita a consigliarci un farmaco che ritiene adatto alla sintomatologia che manifestiamo.
Oltre al titolare della farmacia, vi sono poi altre figure di riferimento: i farmacisti, i commessi farmacisti, gli erboristi esperti di medicina naturale e così via. Per questa ragione è importante sapere se il titolare di farmacia risponde degli errori dei collaboratori.
In primo luogo è importante chiarire che il farmacista è un professionista che, al fine di ottenere questa qualifica, affronta un percorso di studi universitari in farmacia o in chimica e tecnologie farmaceutiche sino alla laurea, in seguito ha obbligo di seguire un periodo di tirocinio e lavorare attivamente all’interno di una farmacia e, infine, superare l’esame di Stato per ottenere l’abilitazione alla professione.
Grazie a questa abilitazione – che gli consente di conoscere i principi attivi del medicinale – il farmacista è autorizzato alla vendita dei medicinali.
Nel caso in cui il farmaco viene richiesto dietro prescrizione del medico curante, il farmacista si limita alla vendita e non può discostarsi dall’indicazione, tutt’al più può segnalare al paziente la presenza di farmaci equivalenti, con la medesima composizione chimica ma a costi inferiori.
I commessi farmacisti, detti anche addetti alla vendita od operatori, sono una figura professionale che all’interno della farmacia svolgono diverse attività, come ad esempio la sistemazione dei medicinali nei cassetti, l’inventario, la disposizione delle vetrine e così via. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone non laureate in farmacia, o in materie attinenti, che non hanno diretto contatto con il pubblico né tanto meno possono dispensare farmaci o consigli tecnici in quanto non ne hanno le competenze specifiche. Generalmente operano sotto le direttive del titolare della farmacia e degli altri farmacisti e svolgono una fondamentale mansione ausiliaria che si dimostra molto utile quando i volumi dei clienti sono importanti.
Possiamo qualificare come errore di dispensazione del farmaco l’erronea vendita di medicinali che viene sanzionata dalla legge. Si ha questa vendita erronea quando, ad esempio, il farmacista sostituisce il farmaco indicato nella prescrizione medica o interpreta male o non legge affatto quanto scritto, provvedendo autonomamente.
È chiaro che la responsabilità penale è personale e quindi ciascuno risponde delle proprie azioni od omissioni. Questo principio generale dunque escluderebbe la responsabilità del titolare della farmacia per gli errori dei collaboratori.
Il titolare di farmacia, pur avendo spesso un ruolo organizzativo e di coordinamento dei vari ruoli non ha anche obbligo di sorveglianza e ciascun dipendente deve operare con serietà adempiendo con precisione ai propri compiti.
Il farmacista dipendente che dispensa ai clienti farmaci sbagliati è direttamente responsabile e punito dalla legge secondo le norme del codice penale.
Infine, il commesso farmacista che dispensa ai clienti farmaci erronei, oltre ad essere punito penalmente, può anche essere sottoposto a procedimento disciplinare da parte del titolare di farmacia in quanto i consigli medici e la sostituzione dei medicinali non rientrano nelle sue mansioni.
In conclusione, l’errore commesso dal dipendente della farmacia prevede la diretta e piena responsabilità solo di quest’ultimo senza che ne possa rispondere anche il farmacista, titolare della farmacia.

avv. Massimiliano Madio

[email protected]
www.studiolegalemadio.it

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