Intervista a Cesare Veronico, patron del Medimex:”Grazie Taranto”

 

Cesare Veronico annuncia che l'edizione 2020 sarà un omaggio alla New Wave. I Simple Minds torneranno a suonare a Taranto dopo 37 anni?
pubblicato il 16 Giugno 2019, 00:20
9 mins

E’ già trascorsa più o meno una settimana dalla fine del Medimex ma l’eco del grandissimo risultato in termini di visibilità avuto da Taranto e del grande spessore artistico dell’evento non si è certo esaurita. La gente ne parla in maniera entusiasta, i tarantini hanno gradito l’atmosfera da città-capitale della musica vissuta per tre giorni nonostante i soliti bastian contrari, ossia quelli che si lamentano sempre di tutto, che hanno storto il naso per l’aumentato traffico, per la mancanza di parcheggi e persino per il troppo baccano fatto sul palco. It’s only rock and roll, please……

Merito in toto di Cesare Veronico, direttore artistico del Medimex, e di tutte le persone che hanno collaborato con lui all’organizzazione ai limiti della perfezione di questo evento. Per lui, Taranto ha rappresentato, per il secondo anno consecutivo, una piacevole sorpresa: ”Siamo andati oltre le più rosee previsioni della vigilia. Abbiamo ricevuto da Taranto un’accoglienza straordinaria, fantastica” – dichiara con voce ebbra di gioia- “La musica è un fenomeno sociale che riesce ad unire le persone. Taranto ci ha ancora una volta regalato tante soddisfazioni. C’è stato davvero da parte dei tarantini un grande senso di partecipazione a questo evento e ciò mi ha davvero colpito. Il concerto di Patti Smith è stato memorabile per questo, un rito collettivo in omaggio a questa splendida città”.

La poetessa del rock ha sorpreso per il suo coinvolgimento diretto nei confronti di Taranto. Se lo aspettava?

Certamente. Chi conosce Patti Smith sa che lei è una garanzia da questo punto di vista. La sua presenza ha incarnato perfettamente lo spirito di pace, amore e ambiente che era il filo conduttore del Medimex di quest’anno, nella celebrazione di quel gran rito collettivo che fu cinquanta anni fa Woodstock”.Patti Smith è una donna dalla grande sensibilità e prima di venire a Taranto lei ed il suo entourage si sono documentati sulla situazione che vive la città, si sono informati, hanno chiesto in giro. E poi la scintilla è definitivamente scoccata dopo l’incontro all’Università durante il quale a sorpresa ha voluto cantare assieme ai presenti la sua canzone più nota: Because the Night”.

A proposito di grandi presenze, anche il concerto di Liam Gallagher è stato prorompente, ha fatto letteralmente saltare la gente, tantissima, presente sulla Rotonda del Lungomare. Come mai però soli 75 minuti di esibizione per l’ex front man degli Oasis?

“Ho battagliato con il suo management per aver una set list di 90 minuti ma non vi è stato verso, sono stati irremovibili. Loro ai festival propongono questo tipo di esibizione standard. C’è da dire però che rispetto all’irascibilità che ci dicono accompagni Liam Gallagher fuori dal palco, lui, con noi è stato molto gentile, gli è piaciuto il climax che si è creato sul palco, gli è piaciuta l’accoglienza ricevuta da Taranto e non me la sono sentita di chiedergli come mai non ci avesse regalato almeno altre due canzoni.  Tra l’altro voglio raccontare un particolare: il suo management, che fa un filtro pazzesco, ci aveva detto che non avrebbe posato per alcuna foto. Noi volevamo comunque donargli il premio simbolo del Medimex (una chitarra, simbolo di Woodstock, in cartapesta) e quando gliel’ho consegnato spiegandogli che era stato creato a mano dai maestri cartapestai di Putignano, ci ha presi in contropiede ed ha chiesto lui stesso di posare per una foto assieme a me”.

In base a quali criteri vengono scelti gli artisti headliner del Medimex?

“Anzitutto in base al filo conduttore, al tema che scegliamo per l’edizione. L’artista deve avere una storia, una carriera da raccontare, e rispondere all’idea progettuale; in questa edizione, ad esempio, abbiamo coperto 50 anni di musica – dagli anni ‘70 ad  oggi, proprio per celebrare i 50 anni di Woodstock. Poi essendo noi un’istituzione culturale non possiamo fare business, ecco perchè non chiamiamo i gruppi del momento. Il nostro budget è limitato, con i soldi degli sponsor e degli introiti dei biglietti – venduti a prezzi popolari ci tengo a sottolinearlo ancora una volta – compensiamo il cachet degli headliner mentre con il finanziamento regionale cerchiamo di promuovere, ci tengo a sottolinearlo, tutte le altre iniziative collaterali che vanno a sostegno del sistema musicale pugliese: i bandi live per gli operatori, il Musik Market, i Workshop, l’educational, la scuola dei mestieri della musica, l’advanced, il Songwriting Camp, i face to face, i meeting vari che coinvolgono i professionisti. Tornando comunque alla domanda cerco di non commettere errori, di stare sempre sul pezzo. Il nostro obiettivo è cercare di avere sempre gli artisti in esclusiva nazionale o per lo meno che non abbiano concerti in Italia prima del nostro e subito dopo il nostro così come accaduto con gli Editors (presenti solo oggi a Firenze Rock) o Liam Gallagher (tornerà in Italia a luglio). E’ dura contrattare con i vari management perché non solo strappargli l’esclusiva nazionale non è semplice ma convincerli di portare sotto Roma i loro artisti è complicato”.

Quale sarà il tema della prossima edizione?

Renderemo omaggio a Taranto ed a quella stagione di concerti che ci fu negli anni 80, una stagione che ha inorgoglito i tarantini di quella generazione che a distanza di tanti anni ricorda ancora con grande partecipazione emotiva quegli anni. Ricordo perfettamente che negli anni’80, in qualche occasione, ho collaborato con Marcello Nitti (il promoter tarantino di quel periodo che praticamente da solo portò a Taranto band di livello internazionale, ndc) all’organizzazione di quei concerti che si tennero al Tursport; per i Simple Minds riuscii a vendere 1500 biglietti su Bari. Io e Marcello eravamo due grandi appassionati di New Wave e collaboravamo reciprocamente all’organizzazione di concerti di quella corrente musicale, lui a Taranto ed io a Bari dove ho portato i Sound , Julian Cope, Nico dei Velvet Underground ed i Cure nel 1989. Dunque faremo un focus storico sulla New Wave inglese ed in tal senso abbiamo avviato uno scambio bilaterale con l’Inghilterra attraverso il British Council,  l’ente britannico per la promozione delle relazioni culturali in Italia e nel mondo, del quale abbiamo accolto con entusiasmo il desiderio di diventare partner del Medimex. Una collaborazione intorno alla quale costruiremo la prossima edizione”.

Sui nomi delle band della prossima edizione Cesare Veronico non si sbottona anche se sulla sua pagina facebook ha lanciato un sondaggio/gioco chiedendo quale artista si vorrebbe calcasse il palco del Medimex edizione 2020.

Tantissimi nomi di livello sui quali gli appassionati di musica si sono sbizzarriti: Bruce Springsteen, Sting, Cure, Depeche Mode, Nick Cave, David Byrne tra gli altri. Noi ipotizziamo che i primi a figurare nella sua lista saranno i Simple Minds e i New Order che proprio a Taranto tennero degli indimenticabili concerti rispettivamente nel luglio del 1983 e nel giugno del 1982.

 

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Un Commento a: Intervista a Cesare Veronico, patron del Medimex:”Grazie Taranto”

  1. Sergio Malfatti

    Giugno 16th, 2019

    Anni fa il comico barese Gianni Ciardo fu assessore della cultura a Taranto e promise che avrebbe portato Paul McCartney… cosa mai avvenuta. Chissà se il Medimex potrebbe fare questo miracolo!!!

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