Bimbi malformati, il dato è sotto la media europea

 

Lo spiega Oronzo Forleo, primario di terapia intensiva neonatale. “Ovviamente non significa che siamo contenti”. E lancia l’allarme sulla carenza di medici
pubblicato il 15 Giugno 2019, 10:00
7 mins

Non usa troppi giri di parole, il dott. Oronzo Forleo, primario dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale SS.ma Annunziata di Taranto: «Siamo in una fase masturbatoria». Che, tradotto, significa che godiamo a parlar male di noi stessi e della nostra città. Lo spunto parte da un dato che ha fatto molto discutere e che ha generato timori e rabbia nella popolazione: il dato che parla di 600 bambini malformati nati a Taranto fra il 2002 e il 2015.

Il dott. Oronzo Forleo

Come si ricorderà, la cifra fu diffusa dal leader nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, con un corredo di pesanti accuse di oscurazione dei dati (leggi https://www.corriereditaranto.it/2019/06/01/2ex-ilva-bonelli-nascosti-dati-su-bimbi-malformati/).

Già allora erano arrivati dubbi sull’attendibilità o sull’utilità del dato da parte di Nicola Laforgia, direttore della Neonatologia del Policlinico di Bari e coordinatore del Registro regionale sulle malformazioni, oltre che pesantissime accuse di allarmismo da parte dell’ex direttore di ARPA Puglia, Giorgio Assennato («Una nuova disciplina: l’ingegneria della drammatizzazione. Leggete il virgolettato e vi spaventate. Ma che vuol dire? Quanti erano gli attesi? Mica zero!! Chi è più responsabile: chi ha fatto la dichiarazione parafake, chi ha scritto il titolo allusivo o le radio-tv che hanno rilanciato una vera e propria fake?», vedi https://www.corriereditaranto.it/2019/06/04/bambini-malformati-i-dubbi-della-scienza/).

Oggi a queste dichiarazioni si aggiunge quella del dott. Forleo (in occasione di un incontro organizzato da Gianni Liviano), che in diapositiva presenta i seguenti dati:

  • Studio sentieri 2012-2015
    600 bambini malformati su 26.853 nati (2,23%)
  • Registro SS. Annunziata 2015-13/06/2019
    177 casi su 8681 nati (2,03 %)
  • Media europea Eurocat (European surveillance of congenital anomalies): 2,56%

Risultato: il dato tarantino è al di sotto della media europea.

Ammetterete che il titolone, letto così, fa tutto un altro effetto.

Allora la domanda sorge spontanea: perché amiamo così tanto farci paura? Non bastano i dati scientificamente attendibili, che già ci danno sufficienti motivi di preoccupazione, per aggiungerne anche altri?

«Sono contento? Ovviamente no», afferma il dottor Forleo. Anzi, il primario si spinge a dire che bisognerebbe porsi un obiettivo dell’1%, per il futuro. Nel frattempo, però, bisogna avere la giusta dose di buonsenso e prudenza per districarsi fra le informazioni senza farsi cogliere da preoccupazioni eccessive. Ricorda, il dottor Forleo, la fatica fatta per rassicurare le madri che avevano timore ad allattare i propri figli al seno dopo l’esplosione della paura per i dati sulla diossina nel latte materno. Un caso che spinse ad un ampio studio, finanziato da Ilva e portato avanti da ASL e Istituto Superiore di Sanità. Lo studio rilevò un aumento di queste sostanze nel latte nelle donne residenti a Taranto e Statte del 28% rispetto alle donne residenti in provincia, in linea con ciò che è stato osservato in altre aree industrializzate in Italia, ma aggiunse che le concentrazioni di diossine e PCB in entrambi i gruppi di donne erano associabili a una bassa probabilità di effetti avversi per la salute (il rischio zero, lo ricordiamo spesso, non esiste), suggerendo, poi, che nel tempo ci fosse stata una riduzione dell’esposizione a queste sostanze (per approfondire leggi https://www.corriereditaranto.it/2019/04/10/latte-materno-lo-studio-su-diossina-e-pcb3/).

Gianni Liviano

È chiaro che nessuno vuole dire che tutto va bene. I problemi, anzi, sono molti, e non solo di natura ambientale. «Io sono rimasto con sette medici dal 2017. Sette medici che dobbiamo turnare. La nostra è la terapia intensiva [neonatale, ndr] più grande dopo Foggia e abbiamo il secondo punto nascite di tutta la Puglia. […] Io sono arrabbiato anche col tuo [rivolto a Gianni Liviano, ndr] Governatore, ora qualcuno glielo vada a dire. […] Due anni e mezzo fa bisognava distribuire lo STEN, il Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale. Fare lo STEN significava avere qualche medico in più, avere due ambulanze, autisti, quindi posti di lavoro. Il secondo punto nascite è Taranto. Vediamo, vi faccio un quiz: a chi lo hanno dato? A tre posti lo dovevano dare: Bari, Lecce e Foggia». Per di più, oltre al danno dello STEN non avuto a Taranto, la beffa di quattro medici in servizio a Taranto che furono dirottati a Bari e Lecce proprio per svolgere questo servizio. Il tutto in un reparto che quotidianamente si deve confrontare con emergenze di vario tipo, dai disturbi del neurosviluppo (sempre più pervasivi, anche a causa di un uso errato dei dispositivi multimediali) ai danni causati da chi, in nome di credenze e pratiche ancestrali (e sì, nel 2019 c’è ancora chi crede all’affascino…), provoca nei bambini danni permanenti.

Chissà, magari ci sono anche queste persone fra coloro che, dall’alto del loro pulpito sul web, si sono scagliati con una violenza inaudita contro chi osava mettere in discussione la significatività del dato sulle malformazioni (e non solo). Liviano (come anche il dottor Forleo) ricorda perfino minacce di morte, a mezzo Facebook. E racconta, per dire del clima d’odio in cui siamo scaduti, di essere andato a far visita alla scuola Vico, occupata dai genitori, e di aver ricevuto un’accoglienza calorosa, salvo poi essere respinto perché «Tu sei del PD».

Così, che i dati siano positivi o negativi, non andiamo da nessuna parte. Proprio da nessuna parte.

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2 Commenti a: Bimbi malformati, il dato è sotto la media europea

  1. Raffaele Pacifico

    Giugno 15th, 2019

    Purtroppo c’è un po’ di gente che, per disfattismo, specula su questi dati!

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  2. Piero

    Giugno 15th, 2019

    Si, ma il clown dei verdi cosa dice? E quello che una volta si occupava di far uscire l’Italia dalla Nato ed ora si occupa di ambiente perchè fa più figo? Ma non scherziamo su. Cosa dovrebbe dire la gente che abita a Ravenna o a Porto Marghera o in Lombardia?

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