Taranto, a che punto il Piano strategico?

 

Se n'è parlato in un incontro a 'Le città che vogliamo' con Franco Milella, consulente Asset
pubblicato il 09 Giugno 2019, 11:30
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Un piano strategico non funziona quando i tecnici si siedono ad un tavolo e stilano masterplan. I piani strategici funzionano quando cambiano il modo di pensare e la cultura delle persone che abitano le città”. Pensieri e parole sono di Franco Milella, esperto di sviluppo locale e consulente Asset (l’Agenzia regionale per lo sviluppo ecosostenibile del territorio cui è stato affidato il compito di redigere il piano strategico della legge regionale speciale per Taranto, approvata a gennaio del 2018 dopo un certosino lavoro portato avanti dal consigliere Liviano), ospite l’altra sera del consigliere regionale Gianni Liviano e dell’associazione ‘Le città che vogliamo’.
Quale piano strategico per il futuro prossimo di Taranto?’, questo il tema dell’incontro organizzato, ha spiegato, presentando l’ospite, il consigliere regionale Gianni Liviano, “per capire a che punto è la realizzazione del piano strategico. Abbiamo voluto organizzare questo incontro – ha aggiunto – in un periodo particolare in cui la città ha bisogno di prospettive di speranza, attraversata, come è, di vista il dopo”.
Partire dai cittadini, dunque, questo il mantra alla base del piano strategico pensato da Asset e dai suoi consulenti, e dall’indice di percezione degli stessi sulle necessità della città.
Una fotografia sulla cui pellicola sono state impresse analisi e soluzioni, simulazioni scientifiche di base per avere indicatori di partenza.
“Al 20 novembre dello scorso anno – ha spiegato Milella – Taranto registrava il numero più basso di startup, 13, contro le 67 di Lecce. Questo dato ci racconta che, nonostante, la presenza della grande industria, Taranto non è stata capace di sviluppare servizi alle imprese, come accaduto in altre realtà industriali. Il più basso indice di imprenditorialità e un’industria calata dall’alto hanno generato un fenomeno di impigrimento”.
Insomma, un piano che non mira alla realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche pure e semplici, “perché non è la logica del cantiere che crea sviluppo” ha sottolineato Milella, ma le infrastrutture si realizzano “se generano servizi in una logica di programmi in cui i progetti si parlano tra loro piuttosto che sommarsi. Le persone devono avere la sensazione che le cose si possono fare”. L’obiettivo è quello di esprimere la governance del piano “attraverso: un approccio reticolare dal basso verso l’alto; l’inclusione e la partecipazione civica; il confronto informato partendo da una base di dati oggettivi e interpretabili e confrontarsi su questi. Perché – ha poi concluso Milella – il piano strategico è efficace se i cittadini sono informati, consapevoli e protagonisti e se può contare su un presidio territoriale del piano e dei suoi attori, nel nostro caso il TaLab, con funzioni di attivare giovani expertise e competenze dedicate all’accompagnamento e all’attuazione del piano strategico; di supporto diretto di progettazione all’amministrazione locale supplendo alle carenze di organico; di facilitare il confronto, la diffusione e la comunicazione del piano; di garantire la produzione di reportistica sull’avanzamento di programmi e progetti; di organizzare il calendario di eventi, essere sede aperta al pubblico per favorire il confronto informato con l’opinione pubblica”.

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