Medimex: l’epic rock degli Editors conquista Taranto

 

Il gruppo inglese dimostra sul palco della Rotonda del Lungomare di saperci fare
pubblicato il 08 Giugno 2019, 02:33
5 mins

Medimex è un format che funziona. Se ne è avuta la riprova, dopo gli ottimi riscontri dello scorso anno, nella serata di apertura dell’edizione 2019. Organizzazione di alto livello, criticità ridotte al minimo, un centro cittadino finalmente restituito ai pedoni, eventi collaterali che rappresentano un ricco antipasto per quello che poi accade sul main stage della Rotonda del Lungomare in uno scenario che ha pochi eguali in giro: la maestosità del Palazzo del Governo da un lato e lo splendore del Mar Grande dall’altro più un cielo con le sue declinazioni di azzurro (dal chiaro allo scuro) che solo Giugno sa regalare.

Gli americani Cigarettes After Sex hanno avuto il compito, forse ingrato, di fare da supporto agli headliner della serata, gli inglesi Editors.

Rilassanti proprio come una sigaretta dopo il sesso, questa band statunitense propone un pop raffinato di buona qualità meglio etichettabile come Ambient Pop  (qualche richiamo ai Radiohead ci sta tutto, ma solo qualche…) che, però, alla lunga risulta essere ripetitivo. Questa rilassante sigaretta forse ci sarebbe voluta dopo lo show più elettrico che elettronico degli Editors, band semi sconosciuta al grande pubblico italiano, che a Taranto ha mostrato davvero di saperci fare on stage grazie alla presenza scenica del front man Tom Smith (una sorta di epigono del cantante dei Coldplay, Chris Martin) ed all’affiatamento ed alla compattezza di una band che dimostra di aver acquisito mestiere nel corso di questi ormai oltre quindici anni di carriera. Ogni strumento è al suo posto e si ritaglia il suo giusto spazio e non prevarica gli altri, pochi virtuosismi ma una sezione ritmica ben sostenuta da batteria e basso che dettano i tempi.

Gli Editors propongono un rock epico con venature dark ed echi di quella New Wave che a Taranto si conosce bene per averla assaporata a metà degli anni ’80.  La band di Birmingham ha preso quanto di meglio accaduto nella scena inglese negli anni ’80 e ’90 e li ha ben contestualizzati al periodo attuale.

Preceduti dall’essere paragonabili come sonorità agli U2, probabilmente sono più assimilabili ad un gruppo, anche questo poco conosciuto in Italia, ma molto apprezzato in Inghilterra, i Manic Street Preachers.

Come detto il frontman sa tenere molto bene il palco ed ha una voce che modula a seconda del phatos della canzone; in alcune,  specie quelle tratte dai primi lavori (Blood del 2005 e Papillon su tutte, datata 2009), assomiglia come timbrica a quella di Richard Butler degli Psycadelic Furs (band New Wave anni’80).

Le prime quattro canzoni del concerto Violence (2018), le già citate Blood e Papillon e Hallelujah (sempre del 2018) hanno infiammato da subito i circa cinquemila accorsi sulla Rotonda del Lungomare di Taranto.

La set list è proseguita abbastanza tirata per tutto l’arco del concerto e per trovare una canzone dalle venature dark wave con degli effetti di sinth e dei riff di chitarra molto particolari bisogna arrivare in coda alla set list principale con il brano No Harm – tratto dal loro lavoro del 2015- un vero gioiellino dalle sonorità molto particolari, intrise di malinconia.

A chiudere la tradizionale sezione dedicata ai bis e quindi il concerto stesso è stato il nuovo brano Frankenstein , probabile nuovo singolo per gli Editors, che gli stessi hanno presentato in una extended version davvero strepitosa che ha strappato applausi a scena aperta grazie ad una esecuzione molto epic rock ed un coretto ruffiano all’interno del ritornello principale.

Insomma è stato un bel concerto che ha lasciato soddisfatti anche chi non conosceva per nulla questa band.

Stasera tocca, invece, all’ex front man degli Oasis, Liam Gallagher, sperando che sia meno irascibile del solito e che abbia voglia di regalare un’altra serata storica alla nostra bella Taranto.

 

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