Storie: Marcello Nitti e la grande epopea live al Tursport

 

Prima del Medimex, Taranto negli anni '80 ebbe la fortuna di ospitare alcune delle band più influenti della new wave inglese.
pubblicato il 06 Giugno 2019, 02:18
14 mins

Medimex? “Certo che lo seguirò. Lo scorso anno ho visto Kraftewerk e Placebo, ho fatto un giro ai mercatini dei dischi. Mi piace, è ben organizzato. Cesare Veronico (coordinatore di Puglia Sounds, ndc), che ho conosciuto nel lontano 1983, è persona capace, che stimo. Sapevo che avrebbe fatto strada nel suo campo perché già allora si vedeva che era appassionato e preparato. Però il Medimex non è che è piovuto così dal nulla a Taranto, è da noi perché questa città ha una sua storia nel movimento musicale italiano. La gente ricorda ancora quello che c’è stato a Taranto negli anni ’80”.

Questo è l’unico momento di fierezza emerso nel corso di una piacevole chiacchierata fatta con Marcello Nitti (nella foto in alto a destra accanto a Mel Gaynor, batterista dei Simple Minds)– persona semplice e notoriamente schiva- che a soli 26 anni, in piena era dei nuovi sogni dorati (New Gold Dream, dal titolo di uno degli album che rappresentano più di altri il manifesto musicale degli anni ‘80) del boom economico di quegli anni, dal 1982 al 1987 ha lasciato un segno indelebile nella storia degli eventi musicali a Taranto, organizzando al Tursport di San Vito una serie di indimenticabili concerti con band della corrente musicale New Wave del calibro di Simple Minds, New Order, Ultravox o Bauhaus tanto per citarne alcuni.

Una vera e propria epopea per Taranto, durata più o meno un lustro e raccontata in un fortunato libro edito proprio dieci anni fa dal titolo ” ‘80 , New Sound, New Wave”, scritto dallo stesso Nitti con Giuseppe Basile.


Ero consapevole che in quel momento stavamo facendo la storia. All’epoca in circa quaranta giorni portai a Taranto i Bauhaus ed i New Order, il top della New Wave di quegli anni. Dissi ai miei amici che praticamente avevamo ammazzato tutti, nel senso che avevamo spodestato tutta la concorrenza” – racconta Marcello Nitti, un “ragazzo” sulla sessantina che con la storia ha a che fare tutti i giorni dato che lavora presso la Soprintendenza Archeologica di Taranto.
In quegli anni, Marcello, ha realizzato qualcosa di impensabile specie se rapportato ai giorni nostri: “La passione per questa corrente musicale è stata in grado di smuovere le montagne. Un ragazzo di 26 anni, senza alcuna organizzazione alle spalle, che praticamente da solo riesce a portare in una città come Taranto band di livello internazionale che addirittura dalla nostra città facevano partire i loro tour europei (è il caso degli Ultravox, ndc). Una cosa del genere credo sia impossibile da realizzare oggi, per tanti motivi”.

Ce li spieghi?
Oggi questo genere di concerti si possono organizzare solo se si hanno a disposizione dei fondi pubblici come d’altro canto accade per il Medimex, perché per il privato non c’è alcun tipo di ritorno economico. Il rischio di perderci dei soldi è alto. Bene fanno Regione e Comune ad offrire questo tipo di cultura ai propri cittadini, anzi lo ritengo un dovere. E poi va anche contestualizzato il tutto. Con le normative sulla sicurezza oggi non si scherza, pertanto la scelta delle location deve essere oculata, non si può rischiare nulla. Prima, sino alla fine degli anni ’80, si poteva mettere molta più gente nei palazzetti rispetto alla capienza dichiarata, si potevano vendere alcolici, non c’erano normative limitanti sulla sicurezza da osservare. A mio parere oggi solo con l’utilizzo di una struttura polifunzionale, come tante ce ne sono nel Nord Europa, si possono organizzare eventi di livello perché si riesce a diversificarne l’utilizzo. Occorre organizzare il business: uno spazio per la musica dal vivo, uno spazio per la congressistica, uno per il cinema, e poi alberghi e ristoranti. Progettualità promossa dall’Ente pubblico e sostenuta economicamente dai privati. Per noi quasi un’utopia. Ci vogliono programmazione e lungimiranza, qualità che evidentemente noi italiani per indole non abbiamo, basti vedere gli stadi di calcio, ben lontani dal modello polifunzionale inglese.”

Ci racconti come è iniziato tutto?
“Da giovanissimo ero già appassionato di musica: seguivo il prog rock degli anni ‘70 ossia Led Zeppelin, King Crimson, Pink Floyd; mi tenevo aggiornato leggendo riviste specializzate come ad esempio Melody Maker. Insomma mi facevo una cultura; tra l’altro in queste riviste c’erano delle inserzioni relative alla vendita di dischi. Una specie di catalogo e io acquistavo di tutto, spesso a scatola vuota senza sapere come fosse e se avesse funzionato alle mie serate. Facevo il DJ al Tursport. Diciamo che avevo preparato il terreno a questa nuova corrente musicale che era la New Wave; si era creato con gli anni un bel movimento di appassionati del genere. Ricordo che le prime volte, quando ascoltavano le mie selezioni, c’erano diverse persone che mi chiedevano di mettere brani di gruppi più commerciali come i Kool and Gang e io rispondevo con tranquillità che se volevano c’erano almeno altri sette locali a Taranto che mettevano quel genere di musica, tipo il Club 73 o il Penthouse, tanto per citarne un paio. Notai, però, che queste persone continuavano a venire alle mie serate perché, comunque, c’era bella gente e successivamente si sono appassionati al genere tanto da chiedermi notizie sulle varie band. Diciamo che c’è stato tutto un lavoro preparatorio, durato un paio di anni, prima che io organizzassi il primo concerto. Poi trovai persone davvero illuminate come la famiglia Ture, proprietaria del Tursport, che mi diede grande disponibilità anche economica. Organizzai l’esordio con i Bauhaus ricevendo dei soldi in prestito. Portai questa band per la modica cifra di un milione e mezzo di lire”.

La foto emblema di quel periodo è quella che ritrae il front man dei Simple Minds, Jim Kerr, con una copia del Corriere del Giorno in mano…
“Quella foto fu fatta quasi per caso, cogliemmo l’istante. Ho visto i Simple Minds la prima volta nel 1980 a Milano come gruppo di spalla di Peter Gabriel. Li ho inseguiti per un po’, li ho rivisti nel 1983 a Ostia dove li incontrai perché stavano programmando una mini tournee per promuovere l’album da poco uscito “New gold dream” ed ottenni di inserire una data a Taranto di questo mini tour italiano. Era il 7 luglio del 1983 ed in quel momento ci accorgemmo che stavamo vivendo un momento magico”.
Circa un anno dopo vennero gli Ultravox ed anche in questo caso l’asticella si alzò ulteriormente…
“Il concerto del 2 settembre 1984 è stato il primo del loro Tour europeo. Per questo esordio si mobilitò il management nazionale della band, gente al top nel settore dell’organizzazione di eventi musicali. Anche questo concerto resterà tra i momenti più alti. A tre mesi da quel concerto vedemmo in televisione Midge Ure, il leader degli Ultravox, dirigere a Londra il gruppo BAND AID, una super band con tutti gli artisti inglesi più famosi del mondo che cantarono per beneficienza il noto brano “Do They Know It’s Christmas”. Gli Ultravox li ritroveremo successivamente, come i Simple Minds, in mondovisione nel LIVE AID, il più grande avvenimento mediatico musicale degli anni ’80.”

Avevi un rapporto diretto con le band. E’ vero che le portavi in giro per Taranto?
“Diciamo che per queste cose delegavo il mio amico Franzi Baroni (nella foto qui sotto al centro in un recente scatto accanto a Marcello Nitti a sx e Carlo Massarini a ds). Una volta lo mandai con Siouxies and Banshees al Canneto beach e lui li scarrozzava molto volentieri. Purtroppo io dovevo seguire tutte le pratiche burocratiche per l’organizzazione dei concerti e non potevo allontanarmi dal Tursport. Però essendo l’unico che parlava bene l’inglese, un po’ tutti i componenti delle varie band mi cercavano per scambiare qualche chiacchiera o anche fare cose normali tipo come giocare a pallone nel prato del Tursport, così come successo con il leader dei Bauhaus, Peter Murphy”.


Poi ad un tratto è finito tutto….
“Sono accaduti alcuni eventi che non ci hanno permesso più di organizzare concerti di quel livello. Anzitutto la New Wave aveva, anno dopo anno, raggiunto il suo apice e se volevi un gruppo dovevi pagarlo tanto. Basti pensare ai milioni di lire di differenza tra il primo concerto dei Bauhaus del 1982 , costato un milione e mezzo, e l’ultimo degli Style Council, del 1987, costato sessanta milioni. Ormai non eravamo più in grado di sostenere determinati costi. Io non avevo nessuno alle mie spalle, ero un ragazzo tranquillo, continuavo a stare con i miei genitori, conducevo una vita normale e nel frattempo dal 1986 i grossi manager, che erano tutti del centro-nord Italia, riuscivano a coprire gli eventi praticamente a casa loro e non avevano più interesse a spostarsi di tanti km per venire ad organizzare concerti al Sud.
Infine, aspetto altrettanto determinante se non il più determinante, fu che a seguito di un incendio in un cinema di Torino a fine anni ’80, in cui ci furono diverse persone che morirono a causa della mancanza di uscite di sicurezza, vennero introdotte delle norme, appunto sulla sicurezza, che restrinsero le possibilità per alcuni luoghi di continuare ad ospitare concerti”.

Ci sono dei cantanti o delle band che avresti voluto portare a Taranto in quegli anni?
“Sono stato in trattative con gli Spandau Ballet, i Depeche Mode ed i Cure ma costavano tanto. Con il budget di uno di questi gruppi feci tre concerti: Cult, Sound e Siouxies and Banshees.
Ricordo che incontrai i Cure di persona sul loro furgoncino da tournee nel 1984, chiesi di inserire una loro data a Taranto, poi non se ne fece più nulla. Avremmo fatto il pienone, avremmo sbancato, anche perché nel frattempo nell’ambiente si parlava bene di noi perché organizzavamo bene le nostre date.
Nel 1985 ebbi contatti anche con gli U2 ma viaggiavano già su cifre improponibili per me.
Ma il rammarico più grande resta non aver portato David Bowie a Taranto e la trattativa fu ben avviata nel 1987. Volevo a tutti i costi avere il Duca Bianco da noi. Avremmo voluto ospitarlo all’Ippodromo Paolo VI. Era tutto pronto: progetti, piantine, fotografie dall’alto dell’impianto, la previsione dei costi da sostenere. Incontrai l’impresario italiano della rockstar inglese a Bari. Si trattava di David Zard, il più influente promoter di concerti dell’epoca. Mi feci accompagnare da un politico molto influente della giunta comunale di Taranto che avrebbe dovuto sostenere il costo dell’operazione ma Zard chiese una cifra pazzesca: un miliardo di lire. Battemmo in ritirata anche perché come si fa a giustificare una cifra del genere in giunta comunale?”.

Tutti coloro che hanno vissuto gli anni 80 vengono definiti, spesso in maniera negativa, dei nostalgici. Che ne pensi?
“La nostalgia fa parte della vita, è un momento dolce di ricordo di un periodo passato che deve esistere in quanto ci fa star bene; la nostalgia è una sensazione bellissima del nostro vissuto”.

*alcune foto dell’articolo sono tratte dal libro 80, New Sound, New Wave, altre dalla pagina Facebook di Marcello Nitti.

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