ArcelorMittal Italia e sindacati: è scontro su Cigo e criteri assunzioni

 

Proposto l'11 giugno come data per un ulteriore confronto tra le parti
pubblicato il 06 Giugno 2019, 14:20
5 mins

Le sospensioni decorreranno a far data dall’1 luglio 2019 per le successive 13 settimane. Allo stato è ipotizzabile una ripresa del mercato e della domanda a valle di detto periodo, fatta salva la verifica della necessità di eventuale proroga ai sensi della vigente normativa“. E’ quanto spiegato nel documento consegnato ai sindacati, a firma di Annalisa Pasquini e Cosimo Liurgo di ArcelorMittal Italia, in cui l’azienda ha confermato la necessità del ricorso alla Cassa integrazione ordinaria che interesserà un numero massimo di circa 1.400 dipendenti al giorno del siderurgico di Taranto. ArcelorMittal ha detto di dover ricorrere agli ammortizzatori sociali a causa della grave crisi di mercato. “Compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive, i dipendenti appartenenti a categorie, livelli e qualifiche destinatari delle sospensioni ed in numero eccedente le risorse impiegate, potranno essere avviati a rotazione, fatti salvi i caso di peculiari esigenze“.

ArcelorMittal ha poi proposto la data dell’11 giugno, “per un incontro da tenersi con le organizzazioni sindacali e le Rsu allo scopo di fornire ulteriori chiarimenti”. È quanto si legge nel documento di ArcelorMittal, fornito ai sindacati dopo la comunicazione dell’avvio della cassa integrazione per 1.400 dipendenti. Nella nota si rammenta che «il sito ionico occupa (al 31 maggio 2019) 8250 dipendenti dei 10.351 lavoratori da cui è composto l’intero organico, così suddivisi: 45 dirigenti, 1675 impiegati e quadri, 870 intermedi, 5660 operai. La produzione ionica fornisce i semilavorati necessari alle attività degli altri stabilimenti di ArcelorMittal Italia spa (in primis Genova e Novi Ligure) che operano ‘a valle’ del ciclo produttivo di Taranto».

Il provvedimento coinvolgerà un numero massimo di 1.395 dipendenti per giornata lavorativa così ripartiti: 1.011 operai, 106 intermedi, 278 tra impiegati e quadri. E riguarderà nel dettaglio 564 addetti dell’Area Primary, 707 dell’Area Finishing, 124 dell’Area Others per un totale, appunto, di 1395 addetti. 

E vedrà la temporanea fermata totale o riduzione della marcia in taluni impianti quali la colata continua 5 (Area Primary), il Treno Nastri 1 e il laminatoio a freddo (Area Finishing) e delle aree funzionali alla marcia degli stessi impianti quali le officine centrali di manutenzione, staff, utilities e logistica.

Le organizzazioni sindacali, preso atto delle dichiarazioni dei responsabili di Arcelor Mittal, hanno con forza rigettato al mittente tale procedura non volendo entrare neanche nel merito. Invitiamo il Ministero dello Sviluppo Economico, garante dell’accordo siglato il 6 settembre 2018, da tutte le organizzazioni sindacali, a convocare urgentemente un apposito incontro per verificare la completa applicazione dello stesso”. E’ quanto scrivono in una nota congiunta Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil dopo l’incontro di ieri. 

Oggi i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Taranto, durante l’incontro con i responsabili di ArcelorMittal convocato per la questione della cassa integrazione, hanno discusso anche dei criteri adottati per la selezione del personale di Ilva in amministrazione straordinaria assunto dall’azienda franco-indiana. In particolare le famose graduatorie con cui sono stati scelti i dipendenti transitati da Ilva in As a Mittal. Le organizzazioni sindacali “hanno segnalato, peraltro in prosieguo a quanto rivendicato in sede sindacale, tutte la serie di criticità e zone d’ombra su una parte del processo selettivo adottato dall’azienda” si legge in una nota. Per effetto della sentenza emessa a marzo dal tribunale del Lavoro di Taranto nelle scorse settimane con la quale ArcelorMittal è stata condannata per comportamento anti-sindacale accogliendo il ricorso presentato dal sindacato Usb, “è diventato di fatto impraticabile – sottolineano i sindacati confederali – continuare il percorso sindacale intrapreso da Fim, Fim e Uilm, risultato per il quale ogni eventuale caso rientra in un contesto di diritto individuale del lavoratore e non più collettivo. Sarà dunque opportuno, così come comunicato nei giorni scorsi, che ogni singolo caso dovrà necessariamente rivendicare l’eventuale diritto con impugnativa in sede stragiudiziale“. Gli uffici legali di Fim-Fiom e Uilm “saranno a disposizione per il consulto di ogni singolo caso cui ne deriverà eventuale provvedimento impugnativo. Nella riunione prevista per il 10 giugno prossimo presso Confindustria Roma, approfondiremo ulteriormente i temi trattati stamane al fine di dare trasparenza assoluta e rispetto all’accordo sottoscritto al Mise“. 

Condividi:
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)