Cigo ad ArcelorMittal Italia: i sindacati sul piede di guerra

 

Fiom, Fim e Uilm reagiscono veementemente alla decisione della multinazionale: l'incontro già fissato il 10 giugno si prevede molto caldo
pubblicato il 05 Giugno 2019, 18:59
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È del tutto evidente che la prospettiva della Cig ordinaria, per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi“. E’ quanto sostiene Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil dopo che ArcelorMittal ha annunciato la Cig per 13 mesi per 1400 dipendenti dello stabilimento di Taranto. “La notizia della Cig – spiega – anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di Cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale. Nell’incontro del 10 giugno – conclude – chiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti sul risanamento ambientale“. 

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori wx Ilva a Taranto è una doccia fredda anche a Genova “visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia“, commenta il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro. “È un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda” aggiunge. Se il provvedimento riguarda al momento solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: “Siamo preoccupati – dice Manganaro – visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo“. Oltre al merito, vale a dire la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti, per il segretario della Fiom genovese c’è anche un problema di metodo: “Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista“.

Arcelor Mittal deve rispettare l’accordo firmato. C’è troppa disinvoltura nel Paese nel fare accordi e non rispettarli. Serve da una parte un’azione più forte di politica industriale, visto che manca una visione, e dall’altra più responsabilità da parte delle imprese“. Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, commenta ìannuncio di cassa integrazione per 1.400 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, a margine dell’incontro con Confindustria. “Da parte del governo manca vigilanza e manca strategia“, aggiunge Furlan, e questo “è un elemento negativo che ha un risvolto sull’occupazione e sullo sviluppo assolutamente drammatico“.

Da parte di ArcelorMittal non ci aspettavamo un comportamento così scorretto. L’immagine non può prevalere sugli interessi dei lavoratori“. Lo afferma in una nota Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi. “Comprendiamo il ritardo accumulato nei mesi di trattativa – aggiunge Prisciano – che ha portato l’industria siderurgica a perdere fette importanti di mercato. Tuttavia siamo dispiaciuti dal metodo utilizzato dall’azienda nel comunicare gli imminenti programmi“, dice Prisciano secondo cui “è importante che vengano mantenuti gli impegni dal punto di vista industriale e ambientale e che tutte le opere e gli investimenti proseguano nei tempi previsti“. 

La comunicazione arrivataci da ArcelorMittal a pochi giorni dall’incontro di lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata“. Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, commenta l’annuncio dell’azienda, che si augura “venga ritirato. Le ripercussioni ci sono anche per gli altri stabilimenti ex Ilva d’Italia dove si utilizzeranno piano di smaltimento ferie per far fronte alla riduzione dei volumi produttivi“, aggiunge Palombella. “Non si era mai verificato prima – prosegue – che a pochi mesi dall’acquisizione un’azienda facesse ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Siamo consapevoli che esiste un problema di riduzione della produzione di acciaio in Europa provocata dalla crisi dell’auto in particolare e non solo, ma anche per effetto dell’importazione di acciaio da Paesi terzi, Turchia e Cina in particolare, che hanno la possibilità di invadere i nostri mercati con prodotti a bassissimo costo“. “Tuttavia – continua – ArcelorMittal è un grande produttore di acciaio, visti gli oltre 90 milioni di tonnellate di produzione annue, pertanto chiediamo con fermezza che in Italia mantenga inalterati i livelli produttivi previsti dal piano industriale, come dall’accordo stipulato il 6 settembre 2018 al ministero dello Sviluppo economico“. “Quel che è certo – dice ancora Palombella – è che dobbiamo fare in modo che gli investimenti di ambientalizzazione, quelli sugli impianti e le bonifiche proseguano come da accordi. Lunedì chiederemo garanzie, tempi di scadenza e impegni precisi e ci aspettiamo che questo annuncio venga ritirato“.

ArcelorMittal si muove sulla scia dei comportamenti delle multinazionali che fanno shopping e poi non rispettano gli accordi. Bisogna imbrigliare questo atteggiamento perché è negativo per il Paese. E questo lo deve fare il governo con le leggi e le norme: faccia un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito di agevolazioni e poi fa quello che gli pare“. Così infine il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, al termine dell’incontro con Confindustria, commenta la cassa integrazione per 1.400 lavoratori annunciata dall’azienda nello stabilimento ex Ilva di Taranto, facendo riferimento anche all’ultimo caso Whirlpool.

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