Trasporto pubblico a Taranto, la Regione risponde alle critiche della Uil

 

L'assessore regionale al ramo Giannini chiarisce le scelte regionali evidenziando i limiti nella linea dei trasporti della città
pubblicato il 04 Giugno 2019, 18:06
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E’ nell’interesse del territorio tarantino rideterminare i servizi minimi del trasporto pubblico locale, puntando all’efficientamento e alla razionalizzazione“: è questo l’incipit della risposta dell’assessore regionale ai Trasporti, Giannini, all’allarme lanciato ieri dalla Uil e la Uiltrasporti di Taranto. Che ieri aveva bocciato la bozza sui servizi minimi presentata dalla Regione Puglia.

Il ragionamento dei due sindacati partiva dalla constazione che “risulta del tutto inadeguata e non rispondente alla situazione attuale come il piano presentatoci sia tarato su dati del 2011, spesso in discordanza con i Piani di Bacino più recentemente approvati nel 2018“. Inoltre, per la Uil è grave che la Regione non abbia tenuto in considerazione il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) approvato lo scorso dicembre dal Consiglio Comunale di Taranto, che delinea un nuovo sistema di trasporto pubblico locale per la città dei Due Mari. “Nessuna valutazione è stata effettuata circa la presenza di incongruenze/interferenze tra i due piani che inevitabilmente si sovrappongono interagendo – sostiene la Uil – nel Pums è evidente in maniera inequivocabile come il trasporto extraurbano non debba assolutamente penetrare la cinta urbana di Taranto essendo prevista la realizzazione di parcheggi di interscambio tra trasporto urbano ed extraurbano. Questo aspetto inevitabilmente crea la necessità di bilanciare e ritarare tutti i servizi minimi nel territorio di Taranto al fine di armonizzarli con il Pums e con le nuove esigenze che si paleseranno nella sua applicazione”. Contestata anche la riduzione del traffico su gomma, visto che molti quartieri periferici si collegano al resto della città solo attraverso i bus cittadini.

La determinazione dei livelli di servizio di trasporto classificati “minimi” è un adempimento di competenza regionale necessario per assegnare, ai diversi ambiti, il complesso dei chilometri sufficienti a soddisfare le esigenze di mobilità dei cittadini – spiega Giannini -. La valutazione tecnica appena condotta e presentata in Conferenza dei servizi si basa su criteri di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, tenendo conto sia delle dinamiche demografiche, socio-economiche e di domanda di mobilità espresse nei singoli ambiti, che delle indicazioni contenute nei piani di bacino provinciali esistenti“.

Secondo l’assessore regionale, “l’approccio con cui la UIL Taranto e la UIL Trasporti Taranto a mezzo stampa boccia la proposta regionale appare superficiale oltre che ingeneroso, in quanto elude il cuore del problema e omette di considerare che si sta dando attuazione a precise disposizioni di legge, al fine di riorganizzare il servizio evitando di incappare in pesanti sanzioni che non possono più gravare sul bilancio regionale“.

L’assessore regionale spiega poi quali sono stati i creteri di scelta dela Regione: “Il numero dei chilometri bus attribuiti ai territori nella proposta regionale è pari a 90,2 milioni, in aumento dell’1,3% rispetto al passato, e collocati laddove le matrici O/D (origine/destinazione) hanno accertato una “reale” necessità di mobilità dei cittadini pugliesi – afferma Giannini -. Questa determinazione, condotta per la prima volta secondo criteri di omogeneità, e confermata da una recente indagine sulla mobilità che ha visto la Regione e la sua agenzia ASSET impegnata in una rilevazione di oltre 35 mila interviste, consente per i futuri affidamenti di garantire un sostanziale incremento della voce ricavi innescando un virtuoso processo di efficientamento della spesa, a beneficio di quel perverso meccanismo sanzionatorio dello Stato, per il quale “meno persone viaggiano”=”meno trasferisco“.

Non si può continuare a sostenere un sistema di trasporto oggettivamente fallimentare – attacca Giannini -. E’ miope invitare la Regione a prendere atto di un Piano di Bacino Provinciale che, per i servizi urbani del capoluogo, non ha fatto altro che prendere atto dell’affidamento “in house” all’azienda AMAT Spa da parte del Comune, trattando i servizi urbani di Taranto come invarianti rispetto allo scenario esistente e computando una percorrenza chilometrica annua pari a 7.011.472 bus*km, che il Comune non è mai riuscito a garantire. Il trasferimento dei servizi urbani, tal quali come erano prima, non permette di compiere operazioni di efficientamento e razionalizzazione. E questo appare irrispettoso della legge, se solo si considera il fatto che annualmente il Comune di Taranto restituisce alla Regione 400.000 euro di finanziamento del proprio trasporto pubblico locale urbano per percorrenze non eseguite“.

Come già ripetuto più volte, – conclude l’assessore regionale – gli enti locali  potranno classificare aggiuntivi tutti i servizi che riterranno meritevoli di sussidio, poiché la Regione ha già previsto in bilancio stanziamenti per 23,5 milioni di euro per finanziarli. È ovvio, però, che andranno rispettati i parametri e i limiti stabiliti dalla normativa vigente. Nessun taglio, quindi, ma necessari interventi per garantire un efficiente servizio di trasporto collettivo“.

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