La diffida al vicino di casa

 

pubblicato il 04 Giugno 2019, 09:09
6 mins

Sempre più spesso tra vicini di casa non corre buon sangue ed infatti, in tribunale, le cause tra essi sono numerosissime, per non parlare di quelle tra condòmini. Perché negarlo, è un guerra, o qualcosa che assomiglia molto ad esserlo. Perché questa guerra non giunga a conseguente ancora più gravi, esiste uno strumento che pochi conoscono, ma che è utilissimo: la diffida al vicino di casa.
Immaginiamo il caso in cui il vicino tiene il volume altissimo della sua radio anche nelle ore del riposo, diurno e notturno; o ancora immaginiamo il caso in cui il nostro vicino di casa parcheggia la sua autovettura in modo tale da impedirci di uscire con la nostra macchina dal cortile di casa. I casi potrebbero continuare all’infinito.
In ogni ipotesi in cui il vicino di casa  si renda autore di condotte non conformi a legge lo si può diffidare.
Con la diffida, onde evitare di trascinarlo in tribunale, ci si auspica che, messo di fronte ad un richiamo perentorio, il vicino recuperi il pieno senso della legalità e prenda a rispettare la nostra libertà e la nostra dignità.
La diffida è uno strumento che è possibile utilizzare tanto per la violazione delle norme del codice civile quanto per le ipotesi, più gravi, delle violazioni del codice penale. In questo ultimo caso, ovviamente, a seconda della gravità del fatto si dovrà valutare se intervenire con una diffida o se, a fronte di condotte particolarmente serie, non sia invece opportuno optare per il deposito di una querela. Pertanto, il consiglio è quello di utilizzare la diffida esclusivamente per ipotesi di illeciti civili e di illeciti penali di scarsa rilevanza.
Le ipotesi in cui è un diritto quello di diffidare sono :
quando il vicino viola il divieto di immissioni, nelle quali rientrano le propagazioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti derivanti dal fondo limitrofo, a patto che superino la normale tollerabilità. Ciò significa che, se il vicino di casa fa baldoria tutta la notte, puoi invocare la tutela giudiziaria; dovrai però dimostrare che dalla sua proprietà giungono immissioni intollerabili;

compie atti emulativi, cioè atti che non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia puoi ugualmente andare dal giudice e chiederne la cessazione, oltre al risarcimento. E così, se il tuo vicino costruisce un muro oppure pianta una siepe solamente per gettare ombra sul tuo giardino oppure per ostacolarti il passaggio, potrai chiedere al giudice la rimozione dell’opera e il risarcimento dei danni;

se ti ha offeso, visto che l’ingiuria non costituisce più reato (infatti l’art. 594 del codice penale è stato abrogato);

se ha illegittimamente invaso una porzione della tua proprietà.
Nell’ambito penale, l’invio di una lettera di diffida si potrà avere in questi casi:
minacce (che ricorrono ogni volta che si prospetta ad altri un male ingiusto, ex art. 612 c.p.);

violenza privata (che consiste nel costringere una persona a tollerare o a fare cose che non vuole, oppure nell’impedirle di fare qualcosa, ex art. 610 c.p.). Classico esempio è quello del vicino di casa che ti impedisce di entrare in casa o di uscirne parcheggiando volontariamente la sua auto in modo tale da ostacolarti;

disturbo alla quiete pubblica che si configura quando le immissioni rumorose arrechino disturbo a più persone;

getto pericoloso di cose che punisce chi getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti. Pensa al vicino del piano superiore che getta l’immondizia dal balcone, oppure a colui che installa un condizionatore o una caldaia ponendo lo scarico nella tua proprietà o in quella comune a più proprietari;

stalking (che si realizza quando il vicino di casa ponga in essere sistematicamente condotte volte a perseguitare e a rendere la vita impossibile alla vittima (art. 612 bis c.p.).

Tecnicamente nella diffida si intima il destinatario della raccomandata (o anche dell’atto notificato mediante ufficiale giudiziario) nel desistere dal proseguire con la propria condotta. Ed inoltre, si chiarisce che, nel caso in cui la diffida non sortisca l’effetto voluto, si procederà facendo ricorso al tribunale ovvero alla denuncia, se si tratta di comportamenti che costituiscono reato.
La diffida non richiede una dettagliata argomentazione. Al contrario, quello che la legge richiede è una breve e concisa esposizione dei fatti, con intimazione ad evitare il ripetersi di quanto è accaduto (ovvero il motivo per il quale si è giunti ad inviare la diffida).

avv. Massimiliano Madio
[email protected]
www.studiolegalemadio.it

Condividi:
Share
Per comunicati stampa o proposte [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)