Il variegato mondo della questione di genere

 

pubblicato il 03 Giugno 2019, 11:51
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Ho deciso di essere felice perché fa bene alla mia salute.’ Lo ha affermato il filosofo Voltaire ed è diventato l’auspicio riferito da Perla Suma introducendo i lavori dell’evento ‘La questione di genere: prevenzione, salute e innovazione nell’ottica di una corretta informazione. Aspetti deontologici e giuridici’, promosso dalla LILT e dalla FIDAPA Taranto, utile all’acquisizione di crediti formativi per gli iscritti agli Ordini degli Avvocati e dei Giornalisti e che si è tenuto nella Camera di Commercio.

Dopo i saluti il neo eletto presidente dell’Ordine degli Avvocati, Fedele Moretti, ha evidenziato che le donne, in ambito forense, sono la metà del totale di circa quattromila legali ma emergono con difficoltà ed hanno minor predisposizione all’esposizione personale, per cui diventa necessario formarsi per competenze culturali che avvicinino settori professionali diversi.

‘Il genere come determinante di salute. Medicina di genere come garanzia di equità ed appropriatezza della cura. Strumenti di prevenzione e corretta informazione’ è stato l’argomento trattato dall’avv. Donatella Di Donna, secondo la quale è necessario riconoscere la diversità di genere per promuovere la salute, concentrando gli studi di ricerca proprio verso una medicina di genere. In ambito di tutela sui posti di lavoro le leggi sono neutre, non tengono conto che ci sono elementi quali la gravidanza, l’età, il sesso, l’origine etnica o la disabilità. Si tratta di sottolineare che non è solo una questione biologica ma anche sociale, visto che vi è uno sbilanciamento a sfavore delle donne soprattutto nel carico familiare.

E’ partito dal dato socio economico, invece l’avv. Mario Soggia, introducendo la sua relazione: ‘La tutela della salute attraverso la coniugazione di spinte alla prevenzione con strategie di innovazione, per vincere la scommessa della sostenibilità. Il welfare pubblico ed il welfare aziendale, problemi, opportunità, strumenti’. Attualmente la famiglia è in un forte stato di vulnerabilità, lo Stato ha ridotto le spese sociosanitarie, i redditi sono diminuiti e le spese improvvise (da dati ISTAT) fanno contrarre quelle per la cura o la prevenzione. Il welfare all’italiana vede ormai i nonni sostenitori dei redditi delle famiglie dei figli, con un consequenziale impoverimento. Ne è conseguito il ricorso nuovamente al pubblico, piuttosto che al privato per le visite mediche, con le inevitabili lunghe liste di attesa. Per ovviare a questa situazione nel centro nord sono sorti poliambulatori che calmierano i prezzi e quindi il Secondo Welfere colma le lacune di quello pubblico, attraverso l’istituzione di una rete formata da organizzazioni no profit, enti privati o aziende. Insomma una risposta privata che non eroga moneta ma un mutuo soccorso territoriale. Una struttura che conosce i bisogni, cerca risposte ai disagi attraverso la raccolta di risorse, per superarli. Il welfere aziendale si avvale proprio del Secondo Welfare, per comprendere i bisogni dei propri dipendenti. E visto sono spesso le donne a dover conciliare lavoro con la cura dei cari, figli e genitori anziani, si ricercano strumenti come conversione al part time o un servizio per accompagnare i figli alle diverse attività, affinché gestiscano meglio il loro tempo e affrontino con maggiore concentrazione il lavoro, sgravate dalle urgenze quotidiane. Un esempio che andrebbe esportato anche nel Sud.

Sono stati tre i medici che invece hanno approfondito l’aspetto strettamente sanitario della sfera femminile.

Introducendo la sua relazione ‘Il Melanoma e la prevenzione’, il dott. Marcello Stante ha ricordato che storicamente la medicina si è sempre preoccupata più della malattia che del malato, malattia vista come un disequilibrio interno. Solo dagli anni ’90 la distinzione tra uomini e donne ha permesso di riconoscere che contraggono malattie diverse o in modo diverso. Così come la pediatria che ha curato i bambini come uomini in miniatura e la farmacopea tutt’oggi usa una posologia che segue questi criteri. Stante riferisce di sovrastrutture religiose, culturali, sociali ed economiche che hanno annullato le diversità. La dermatologia invece è maggiormente sensibile alla differenza di genere. La pelle è un biglietto da visita, una carta d’identità che svela molto della persona, è la porta dell’interiorità, un cervello esterno. Ha poi specificato il valore psicologico della medicina estetica (che ormai si avvale di strumenti di altissima precisione), i meccanismi di autoguarigione e ricordato che vi sono malattie prettamente femminili in questa branca della medicina. Ammonendo poi sull’esposizione senza protezione ai raggi solari, ha concluso che forse ormai è anacronistico anche parlare di medicina di genere, ridotta a maschile e femminile, poiché bisognerebbe, ad esempio, introdurre quella transgender.

‘La tecnologia laser nella risoluzione di alcune patologie’ e ‘Disfunzioni post-chirurgiche e post-traumatiche del pavimento pelvico-un problema femminile’, sono stati gli argomenti trattati rispettivamente dai dott.i Luigi Coppola e Efrem Ghislotti, che sono entrati in maniera settoriale nelle malattie delle donne. Secondo Coppola si nasce femmine o maschi e si diventa uomini o donne, con riferimento ai gender. Superato l’androcentrismo, ormai da venti anni, ci sono nuove valutazioni, specie per alcune patologie. Ha poi presentato alcuni casi in cui i vari laser hanno rivoluzionato e migliorato la vita delle donne intervenendo per le disfunzioni dell’apparato urogenitale, nelle patologie del pavimento pelvico, per le varici, con approcci più gentili.

Sono invece la gravidanza, il parto, la menopausa, la chirurgia ginecologica i fattori di rischio maggiori per le donne, sostiene Ghislotti, che parla di un mondo sommerso che non viene evidenziato anche per via dell’imbarazzo che creano, ma che con tecniche chirurgiche mini invasive migliorano la qualità della vita, insieme agli esercizi di Kegel.

Quasi a tirare le fila di queste informazioni la nostra collega Maddalena Orlando, con la relazione ‘Il ruolo dell’informazione nella prevenzione e nell’approccio delle patologie tumorali femminili’ ha sottolineato che quando si parla di salute ci si trova sempre su un campo minato, nel quale ad un minimo passo falso si può incorrere in pericolose conseguenze. I giornalisti hanno bisogno di riferimenti autorevoli e professionali che su basi ufficiali forniscano dati ed informazioni da diffondere. L’invito è anche rivolto ai medici che devono stimolare i giornalisti alla diffusione dei nuovi progressi scientifici.

Offrire esempi di vita per veicolare messaggi sulla prevenzione ha permesso una comunicazione diretta ed efficace. Questa esposizione personale di donne che hanno affrontato le battaglie contro il cancro invita a due osservazioni: la prima riguarda le superate riservatezze che circondavano la sfera femminile della salute, un vero e proprio  tabu per mantenere molta segretezza sullo stato di salute su tutto ciò che apparteneva all’ambito dell’apparato riproduttivo. Non se ne parlava, se non in una ristretta cerchia familiare ed appunto femminile. La seconda afferma il superamento di questa che potremmo dire una ristrettezza mentale culturale ed è quella di essere in prima linea a parlare di prevenzione. Questo atteggiamento accorpa e stimola alla fiducia ed alla sorellanza. Probabilmente anche perché i casi di tumore all’utero od alla mammella hanno raggiunto numeri che non si possono sottacere. Inoltre sono sorte associazioni, come appunto la FIDAPA o la LILT, che hanno arricchito il territorio di sodalizi fondati spesso da donne che hanno attraversato questi ostacoli.

Ai giornalisti viene chiesto di approfondire i vari ambiti correlati a questo tema, cercando di sfatare falsi miti, confutando cure miracolose e che possono dare false speranze, in un momento di debolezza. Viene richiesto di essere particolarmente corretti nel gestire le informazioni, di dare voce a coloro che nell’ombra o alla luce del sole si impegnano a far sì che, in ambito locale, soprattutto, creano bolle di eccellenza e che affrontano le malattie senza necessariamente far ricorrere ad estenuanti e costosi viaggi della speranza.

Viene altresì richiesto di diffondere quelli che sono i corretti stili di vita che sottendono ad una pratica di profilassi che possono prevenire l’insorgenza della malattia.
Ma ormai l’informazione viaggia da sola, non la si propone, ma viene richiesta e scelta. Il web è un serbatoio di notizie talmente vasto che la proposta di una informazione corretta, controllata alla fonte e diffusa su organi ufficiali viene facilmente superata da altre fonti, ricercate proprio già da chi vi è dentro il problema di salute. Questo crea dispersione e produce un marasma che danneggia soprattutto chi è particolarmente debole in questa fase della vita.

Il lavoro che bisogna fare e che qualcuno sta già facendo è quello di parlare di prevenzione nelle scuole, abituare al concetto dei controlli le ragazze, se non le bambine. Indurre loro a stili di vita che possano limitare gli eventuali danni. Magari rendendoli portatori nelle famiglie di queste problematiche. Anche per quanto riguarda l’alimentazione, argomento trattato ormai spesso già nella scuola dell’infanzia, bisogna essere maggiormente incisivi.

 

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