Mar Piccolo, Cimino: raddoppiati i rifiuti!

 

E' la denuncia di Legambiente. Soprattutto tantissima la plastica presente. Appello al Commissario alle Bonifiche, Vera Corbelli
pubblicato il 25 Maggio 2019, 11:09
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Per l’indagine Beach Litter 2019 di Legambiente, che presenta anche quest’anno una situazione critica per molti arenili italiani (su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia), “siamo tornati nei giorni scorsi sulle sponde del Mar Piccolo di Taranto, in corrispondenza della Pineta Cimino, dove abbiamo contato quest’anno 1535 rifiuti in 100 metri, pari a oltre 15 rifiuti per ogni metro. L’anno scorso ne avevamo contati 761, pari a 7 rifiuti e mezzo al metro. I fatti dicono che, al di là di annunci e protocolli, sulle sponde del Mar Piccolo la “monnezza” non lascia, ma raddoppia!”. E’ questa la triste denuncia di Legambiente Taranto.

Il mare ci restituisce quello che gli abbiamo “regalato”: una montagna di rifiuti in cui la plastica, materiale non degradabile per eccellenza, è la padrona assoluta delle spiagge del Mar Piccolo, rappresentando il 93,5% di tutti i rifiuti trovati; il resto è costituito da metallo, con il 2,4%, legno, con il 3,4%, e gomma, con lo 0,7%.

Nella gara a chi arriva primo vincono, tra i rifiuti trovati a Mar Piccolo, le reti utilizzate in mitilicoltura, intere o in pezzi, solitarie o aggrovigliate in inestricabili nodi, pari al 49,5% del totale, praticamente uno su due. Assente invece, nel tratto monitorato, l’usa e getta (piatti, bicchieri, posate, cannucce) compreso nella recente direttiva Europea sulla plastica monouso; il motivo è facilmente individuabile: alla spiaggetta di Cimino nessuno va a prendere il sole o a fare il bagno e quello che la ricopre non viene abbandonato da bagnanti, ma è costituito da ciò che viene depositato dal mare che, in questo caso, coincide per buona parte con i rifiuti delle attività di pesca e mitilicoltura.

Ecco l’elenco dei “regali” che il Mar Piccolo ci ha restituito, descrive Legambiente: 3 telai di ruota, di bicicletta o di auto, in gomma , 7 altri pezzi di gomma, 1 cassetta di legno, 52 pezzi di legno, 35 lattine in metallo per bevande, 1 rottame in metallo, 1 rete metallica. E poi la plastica, tanta, tantissima plastica: 138 bottiglie e contenitori per bevande, 33 altri contenitori (barili, bidoni, fusti, secchi), 7 contenitori di olio motore, 63 cassette, scatole e ceste, 4 guanti, 760 reti o pezzi di rete, calze, sacchi per mitilicoltura, 185 cime e corde, 5 boe e galleggianti per reti da pesca, 90 pezzi di plastica, 150 pezzi di polistirolo.

Una mole incredibile alla luce della quale, anche a Taranto appare urgente prevenire la dispersione in mare delle reti di mitilicoltura in plastica, attraverso la sensibilizzazione, il controllo degli operatori economici, la gestione a terra (con un’efficace raccolta ed un corretto smaltimento), promuovendo e sperimentando l’utilizzo di materiali biodegradabili o comunque meno impattanti, e prevedendo un graduale abbandono delle reti di plastica secondo il modello virtuoso già attuato con gli shopper.

Intanto c’è molto lavoro da fare per gli operatori del Progetto Verde Amico, lo specifico progetto di “Bonifica e riqualificazione ambientale delle sponde e delle aree contermini”, che si avvale di una scheda progettuale predisposta dal Commissario Straordinario alle bonifiche Vera Corbelli dopo un lungo periodo di verifiche e sopralluoghi.

Vale la pena ripercorrerne la cronistoria: “Purtroppo parla da sola”, commenta Legambiente.

Il 24 giugno 2016 fu firmato un primo accordo di collaborazione tra Commissario straordinario alle bonifiche e Regione Puglia. Il 2 febbraio 2017 fu sottoscritto un verbale di accordo tra Regione Puglia, Commissario Straordinario e Comune di Taranto con il quale i firmatari si impegnavano a condividere i contenuti del progetto ed a collaborare per la sua tempestiva attuazione. Il 24 aprile 2017 fu sottoscritto l’Accordo di collaborazione tra Regione Puglia, Commissario Straordinario e Comune di Taranto e redatto il Programma gestionale-tecnico-economico-temporale. A settembre 2017 furono presentati alle parti sociali i contenuti del progetto e completate le procedure di selezione del personale. Il 13 settembre 2018 è stata effettuata la sottoscrizione dei contratti di lavoro con le unità lavorative risultate idonee (145 contro i 120 iniziali). Il 12 novembre 2018 è stata infine data notizia dell’inizio delle attività di manutenzione e bonifica leggera previste dal progetto, della durata complessiva di 15 mesi, proprio in un’area adiacente il Parco Cimino. Tempi biblici: oltre 28 mesi, senza contare quelli che hanno preceduto la firma del primo accordo, per giungere all’inizio delle attività; è la maledizione che grava sulla bonifica di Mar Piccolo.

Al Commissario alle Bonifiche, afferma Legambiente, “chiediamo una decisa accelerazione e di stimolare ed aiutare il mondo della pesca e della mitilicoltura ad affrontare l’emergenza plastica in mare, a prevenire la formazione di rifiuti, a non abusare della plastica e adottare stili di vita e di lavoro più sostenibili, promuovendo innovazione e ricerca nell’ottica dell’economia circolare. La sfida che abbiamo di fronte è impegnativa: dobbiamo diminuire l’enorme pressione che l’uomo esercita sui mari e, a Taranto, sul fragile sistema del Mar Piccolo. Non c’è tempo da perdere: i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino e, con le pericolosissime microplastiche, stiamo mettendo seriamente a rischio la possibilità di vita sul nostro pianeta”.

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