La Costituzione scende in campo allo ‘Iacovone’

 

Si rinnova l’ormai tradizionale appuntamento con il quadrangolare avvocati-magistrati-detenuti-polizia penitenziaria
pubblicato il 25 Maggio 2019, 23:23
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Può l’applicazione della Costituzione passare da un campo di calcio? Sì, se i giocatori sono calciatori del tutto particolari. E da sei anni a questa parte, una volta all’anno, il terreno di gioco dello ‘Iacovone’ ospita un quadrangolare fra magistrati, avvocati, agenti di polizia penitenziaria e soprattutto detenuti. Non è la prima volta che assisto a questo incontro da bordo campo, eppure non riesco a non sorprendermi del clima che si respira. Non fosse per le divise, davvero, farei fatica a capire che si tratta di quattro categorie di persone dai vissuti così diversi, e che giornalmente si trovano a convivere su quelli che ci immaginiamo come dei fronti contrapposti. Il clima è goliardico, con sfottò e un po’ di sano tifo. Direste mai, per esempio, che in una partita fra magistrati e detenuti, per questi ultimi la panchina degli avvocati si trasforma in una vera curva di ultrà? Eppure accade. Non è un evento sportivo in senso stretto, e sebbene siamo in uno stadio della caratura dello ‘Iacovone’, con tanto di arbitri federali in divisa rosanera, ogni tanto il clima è un po’ quello da partita scapoli-ammogliati di fantozziana memoria. Non che manchi l’agonismo, anzi. E, per la cronaca, un lungo dominio degli avvocati viene finalmente spezzato dai magistrati, grazie soprattutto ad un ottimo portiere (di importazione, da Lecce, come altri magistrati un po’ da tutta la regione) che per ben due volte porta la rappresentativa in maglia bianca a vincere la lotteria dei rigori.

È ovvio, però, che non è questo il vero significato di questa iniziativa, che non è solo una gita premio per detenuti dalla buona condotta. Il progetto (coordinato anche quest’anno dall’avvocato Giulio Destratis), nei mesi precedenti all’evento, ha previsto un percorso formativo con lezioni di aula in tema di tecniche e tattiche di gioco, di giustizia sportiva, di medicina, di ordinamento federale, oltre agli immancabili allenamenti fisici, ça va sans dire.

 

E siccome questa giornata è anche un po’ una fiera di sentimenti (non può lasciarti indifferente quando senti un detenuto che a fine giornata saluta i familiari in tribuna centrale), oltre a quelli di gioia e di divertimento c’è spazio anche per la sofferenza e il dolore. Questa edizione del quadrangolare, infatti, è dedicata alla memoria di un agente di polizia penitenziaria: il sovrintendente Gianfranco Fumarola, scomparso lo scorso agosto durante una tragica escursione fra le gole del Parco Nazionale del Pollino. Alla premiazione erano presenti la moglie e i tre figli (a ciascuno di loro, una maglia del Taranto donata dal presidente della società rossoblu, Massimo Giove). A loro la direttrice del carcere di Taranto, Stefania Baldassarri, consegna la coppa per il terzo posto conquistata sul campo dalla rappresentativa della penitenziaria. Fra la gente si fa largo il capitano dei detenuti: vuole donare a loro anche la piccola coppa del quarto posto. Sarà solo retorica, magari, ma vogliamo credere che da qui passa l’attuazione di quello che dice la nostra Carta Fondamentale: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

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