La realizzazione del San Cataldo è a rischio?

 

A breve Invitalia potrebbe affidare l'appalto in via definitiva. Ma sull'area Salina Grande pende l'ordinanza di Melucci. E se 4 anni fa....
pubblicato il 23 Maggio 2019, 21:22
15 mins

Il progetto per la realizzazione del nuovo ospedale ‘San Cataldo’, potrebbe subire l’ennesimo rallentamento di un iter già durato sin troppi anni dalla sua gestazione. Questa volta però, potrebbe trattarsi di un intoppo non da poco, tanto da metterne a repentaglio la sua futura realizzazione. Visto che gli ultimi accadimenti, pur trovando la loro collocazione in un campo strettamente burocratico e amministrativo, vanno ad intaccare l’essenza stessa del progetto, ovvero l’area in cui dovrà sorgere il futuro ospedale di Taranto.

L’ordinanza del sindaco Melucci dello scorso 1 marzo. La nota della Corbelli e le disposizioni della ASL

L’ordinanza firmata lo scorso 1 marzo dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, è passata in secondo piano (su queste colonne puntualmente riportata) perché si era nel pieno caos generato dall’ennesima querelle sul caso Ilva. Eppure, il suo contenuto, “Misure di prevenzione per l’area del SIN della Salina Grande di Taranto“, era di grande interesse soprattutto per il progetto del nuovo ospedale.

Nell’ordinanza si leggeva che il 25 febbraio, quindi pochi giorni prima, il Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, Vera Corbelli, aveva trasmesso, nell’ambito delle azioni  connesse al “Progrnmma di Misure a medio lungo termine” (Decreto Legge n. 1/2015), una nota riportante gli esiti delle analisi in merito ai campioni di terreno prelevati nell’area della Salina Grande, totalmente ricadente nel SIN di Taranto, mostrando il superamento delle Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) (di cui alla tab. 1 colonna A, Allegato 5 alla parte IV del D.Lgs. 152/2006) dei parametri relativi ad Arsenico, Berillio, CH >12, Stagno, Tullio, Vanadio e Cobalto, chiedendo di provvedere ad “eventuali misure straorclinnrìe di prevenzione per la salute pubblica“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/03/01/sin-salina-grande-ordinanza-del-sindaco-melucci/)

Tre giorni dopo, il 28 febbraio, il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Taranto, con una nota comunicava che “Considerato che ai sensi della normativa vigente e nell’interesse delia popolazione sarà con ogni probabilità necessario svolgere specifici approfondimenti di caratterizzazione dell’area e di anaiisi del rischio sanitario ambientale del sito, nelle more dello svolgimento delle articolate attività di cui sopra, risulta imprescindibile applicare il principio di massima precauzione e adottare ogni misura tesa alla prevenzione del potenziale rischio sanitario connesso alla possibile contaminazione dei luoghi oggetto delle indagini. Pertanto, al fine di tutelare la salute della collettività, si ritiene utile e necessario proporre a codesta Amministrazione Comunale, di emanare un apposito provvedimento volto a impedire: Ia svolgimento di attività che comportino il contatto dermico con il terreno, e I’inalazione di polveri da esso provenienti; la produzione primaria di alimenti e mangimi di qualsiasi natura (compreso il pascolo), salvo deroghe documentate e subordinate alla garanzia analitica di salubrità del prodotto; I’asportazione e lo scavo di terreno, nonché il sollevamento di polveri e la formazione di aerosol durante la fruizione dei luoghi a scopo professionale o ricreativo. Tali misure andrebbero precauzionalmente applicate a tutta l’area SIN della Salina Grande di Taranto, almeno sino al completamento delle valutazioni imposte dal caso di specie, al termine delle quali sarà possibile procedere ad una opportuna ridefinizione degli inlerventi di prevenzione, bonifica e ripristino da porre in essere“.

Pertanto il sindaco, ritenendo di dover adottare apposite misure di prevenzione, ai sensi del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 03 aprile 2006, n.152) e all’art. 50 del T.U.E.L. (Testo Unico delgi Enti Locali approvato con D.Lgs. 267/2000), ordinava l’applicazione delle disposizioni previste dalla ASL, “fino a nuovo e diverso provvedimento, sull’intera area del SIN della Salina Grande di Taranto“. Ovvero il terreno sul quale dovrà sorgere il nuovo ospedale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/cis-taranto-a-che-punto-siamo/)

L’iter per la realizzazione del nuovo ospedale va avanti

Il problema è che nel frattempo, l’iter burocratico non si è fermato. Invitalia, in qualità di stazione appaltante e centrale di committenti, lo scorso 28 febbraio ha pubblicato la graduatoria provvisoria delle imprese che hanno risposto al bando di gara per la realizzazione del San Cataldo. Come si ricorderà, il raggruppamento temporaneo di imprese che si è classificato primo ha presentato un’offerta ritenuta dalla commissione“anormalmente bassa“, rispetto alla quale è stato subito aperto il “procedimento di verifica dell’anomalia” che si sta per concludere. 

Alla data dell’8 aprile 2019 il RTI primo graduatoria ha fornito i giustificativi a comprova della congruità dell’offerta. A seguito della ricezione della documentazione è in corso, a cura del RUP, la verifica dell’anomalia e solo successivamente potrà essere predisposta la Determina di Aggiudicazione definitiva. A questo devono poi aggiungersi i tempi per lo stand still e per i controlli ex art.80 del d.lgs. 50/2016. 

Detto raggruppamento è formato da Debar, con il consorzio Com di Modugno, Cn Costruzioni, Edilco, Mazzitelli e Icoser. Nello specifico, l’eccesso di ribasso è relativo in primis all’offerta temporale: è stata infatti proposta la realizzazione dell’opera in 846 giorni, decisamente meno rispetto ai tempi di esecuzione previsti dal bando (1245)Eccesso di ribasso anche per quanto riguarda l’offerta economica: meno del 24.74% sull’importo di gara, pari a 120 milioni rispetto ai 160 previsti dal bando. Alla fase finale dell’appalto (che è stato prorogato per tenere conto di alcune richieste dell’Ance) sono stati ammessi in tutto sette gruppi di imprese.

La stima per la sottoscrizione del contratto si prevede entro la fine del mese di luglio 2019, fatti salvi ricorsi alla giustizia amministrativa.
Per la fine del mese di maggio 2019 si prevede la pubblicazione della gara per l’affidamento dei servizi di collaudo tecnico amministrativo e collaudo statico dei lavori per un importo pari a € 1.766.917,10. 

E’ del tutto evidente quindi che qualora si proceda con le analisi disposte dalla ASL, una volta affidato in via definitiva l’appalto, il cantiere e i successivi lavori non potrebbero partire nei tempi previsti. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/03/01/san-cataldo-rti-barese-prima-classificata/)

Un caso che si poteva evitare 

Giustamente il lettore più attento si starà chiedendo come sia stato possibile realizzare un progetto simile, con tutto il suo infinito iter burocratico che dura da diversi anni (il 1 agosto 2014 avvenne la sottoscrizione del primo disciplinare tra Regione Puglia e ASL Taranto), senza ovviare a quella che sembra un’operazione scontata: ovvero sottoporre il terreno su cui sarebbe dovuto sorgere il nuovo ospedale ad appositi controlli ambientali.

Del caso ce ne occuppamo quasi cinque anni fa, con un articolo datato 30 dicembre 2015. Sette giorni prima, era il 23 dicembre, arrivò il Il ‘Permesso a Costruire‘ dalla Conferenza dei Servizi Decisoria, in cui fu approvata la progettazione definitiva. Il 5 novembre sempre del 2015, è stato infatti approvato il progetto preliminare presentato dall’Asl e la variante al Piano regolatore generale del Comune di Taranto da parte del Consiglio comunale.

Negli articoli di quei giorni però, scrivevamo testualmente: “negli ultimi giorni è venuto fuori il classico neo (https://www.corriereditaranto.it/2015/12/29/ospedale-san-cataldo-parte-la-canteriabilita-del-progetto-senza-pero-passare-dal-via/), che rischia però di trasformarsi in un bubbone che potrebbe esplodere sotto la ‘poltrona‘ di più di qualcuno. Il nocciolo della questione sta nel fatto che lo scorso 4 dicembre, la Conferenza dei Servizi Decisoria ha stabilito di escludere di sottoporre il progetto del nuovo ospedale alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), come invece suggerito da Asl Taranto e da ARPA Puglia“.

In una nota del 3 dicembre 2015, ARPA Puglia evidenziava una serie di criticità emerse dal progetto, ma il parere dell’Agenzia all’epoca guidata dal prof. Giorgio Assennato, non fu preso in considerazione. Perchè le direttive europee 2011/92/EU e 2014/52/EU, oltre che il decreto legislativo 152/2006 e la legge regionale 11/2011, non prevedono tra gli interventi da sottoporre alla procedura di VIA gli ospedali. Allo stesso tempo però, l’ARPA per sostenere la sua tesi, portava proprio le due direttive europee e soprattutto le linee guida della Commissione europea su “Interpretazione della definizione delle categorie di progetti di direttiva VIA”, dove vi è scritto che “gli ospedali rappresentano progetti di opere particolarmente complesse per l’interazione con il contesto ambientale da dover essere opportunamente valutati secondo i criteri della VIA” (tanto è vero che l’Ospedale di Monopoli dimensionato per la metà dei posti letto previsti per l’Ospedale di Taranto è stato assoggettato alla procedura di VIA).

Non solo. Perché il parere di ARPA Puglia si basava anche della checklist contenuta nel documento “Guidance on EIA-Screening” (Guida alla selezione di VIA) della Commisisone Europea che “in merito all’interpretazione dei risultati, suggerisce che, in teoria laddove ci fosse una sola risposta affermativa sull’esistenza di impatti significativi, la procedura di VIA dovrebbe essere richiesta”. Infine, ARPA tenne a sottolineare che l’agenzia nello stilare il suo parere ha tenuto conto anche dei criteri utilizzati dalla Provincia di Trento per la Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti relativi a ospedali.

Ricordiamo che incontri tecnici per la verifica delle condizioni ambientali e di accessibilità al sito, nonché i diversi livelli di controllo da effettuare ante operam, in fase di cantiere e post operam, vennero coordinati dal Direttore del Dipartimento Mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio, ing. Barbara Valenzano. Mentre della verifica delle specifiche condizioni ambientali si fece carico la Direzione Ambiente del Comune di Taranto diretta dall’avv. Alessandro De Roma.

Come scrivemmo già all’epoca, “è bene dire tanto per essere chiari che il non voler assoggettare il progetto alla VIA è stata prima di tutto una volontà politicaintenta ad evitare l’allungamento dei tempi che avrebbe comportato, quasi certamente, il rischio di perdere i finanziamenti previsti per la realizzazione del nuovo ospedale. Dunque, si è preferito ‘non perdere altro tempo’ (dopo i quasi 2 anni di produzione dei progetti) o forse sarebbe meglio dire ‘non perdere soldi‘, per effettuare una procedura che invece andava fatta, specie in una realtà come quella tarantina che ha invece un estremo bisogno di limpidezza e di chiarezza. E soprattutto di esempi positivi nel realizzare qualsivoglia tipo di progetto. Ma la volontà politica, ancora una volta, ha preferito bypassare la saggezza popolare del ‘prevenire è meglio che curare‘. Perché di questo si tratta. E ovviamente parliamo di pressione politica espressa soprattutto dalla Regione Puglia che di suo ha investito in questo progetto quasi 60 milioni di euro“.

Così come sottolineammo l’anacronismo per il quale ad opporsi al suggerimento di ARPA Puglia fu proprio la Regione. Dal Dipartimento Mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della regione, guidato dall’ing. Barbara Valenzano. Che giudicò come “irricevibile il parere di ARPA non essendo stato correttamente formulato nei tempi e nei modi previsti”, in quanto è stato prodotto dalla Direzione Generale e non da quella Scientifica. E poi perché le “tempistiche di rilascio non risultano compatibili con il procedimento in questione”, ovvero la VIA richiederebbe troppo tempo e i soldi andrebbero persi, “atteso che le criticità esposte potevano essere già presenate durante la prima Conferenza dei Servizi del 14 luglio 2015” alla quale però ARPA non partecipò per scadenze di altri procedimenti attivi pur assicurando di inviare il parere entro i termini previsti dalla legge. Inoltre viene ricordato che nella Cds del 23 luglio 2015si decise di proseguire il procedimento” e che comunque il parere di ARPA “è stato acquisito più volte”. Infine, fu la stessa Valenzano a ricordare che per gli ospedali non è prevista la VIA.

Oggi, a fronte di queste ultime novità, le decisioni prese quattro anni fa appaiono quanto meno azzardate. Se pensiamo che il tutto avvenne poi all’interno di una sorta di resa dei conti tutta interna ad ARPA ed alla Regione, la vicenda appare quanto mai grottesca. Con il concreto rischio di veder sfumare un progetto che in realtà non ha mai convinto del tutto sin dal principio. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2015/12/30/taranto-il-san-cataldo-parte-senza-la-via-tra-strani-intrighi-politici/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: La realizzazione del San Cataldo è a rischio?

  1. Piero

    Maggio 24th, 2019

    Con quei soldi si portrebbe rendere il S.Annunziata un gioiello e pure l’ospedale nord.

    Rispondi

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