“Ho conosciuto Falcone”

 

“Lo incontravo quando da reporter mi occupavo di traffico internazionale di droga”
pubblicato il 23 Maggio 2019, 09:08
40 secs

Ho conosciuto il giudice Giovanni Falcone degli anni ’80, quando da reporter mi occupavo di traffico internazionale di droga. Andavo a Palermo nel suo ufficio; prima di entrare incontravo i ragazzi della sua scorta: diventammo amici e io raccontavo loro le mie avventure di viaggio.
Con il giudice parlavamo di traffico di droga e di personaggi della criminalità internazionale, in particolare quella asiatica dell’eroina e del sud America per la cocaina. Alcune volte lo informavo della geografia variabile e le rotte del narcotraffico, traffici oggetto del miei servizi televisivi per il telegiornale1 della Rai. Ricordo la sua scrivania con sopra una collezione di paperelle sulle quali scherzavamo; era sempre molto gentile e preciso. Nel salutarmi mi raccomandava di essere sempre attento. In particolare oggi ricordo la sua frase che diceva: “Si può essere mafiosi senza essere criminali, è che la mafia è una questione anche culturale”. La sua morte è stato uno spartiacque nella magistratura e nell’impegno di vivere nella legalità.
Continuai dopo la strage di Capaci ad occuparmi soprattutto delle mafie straniere, collaborando con le Nazioni Unite in tutto il mondo: perché ogni paese ha la sua mafia. Ai lettori lascio questo video a testimonianza e ricordo.

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