I call center fantasma di Taranto su La7

 

Reportage della trasmissione 'Piazza Pulita' sul fenomeno molto diffuso a Taranto e Provincia. Dura presa di posizione della SLC Cgil
pubblicato il 17 Maggio 2019, 20:02
7 mins

La situazione di alcuni call center di Taranto denunciata ieri sera a Piazza Pulita su La7, deve far indignare tutti noi. Siamo di fronte davvero ad una vergogna intollerabile per un Paese civile“. E’ la dura presa di posizione, e non potrebbe essere altrimenti, di Riccardo Saccone segretario nazionale SLC CGIL Area TLC e Emittenza, dopo il reportage trasmesso dalla trasmissione di approfondimento del giornalista Corrado Formigli, in cui è emerso ancora una volta nella sua drammaticità, il sottobosco della precarietà dei call center fantasma a Taranto e Provincia.

L’Accordo collettivo, sottoscritto da SLC CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e Asstel nel 2013 per regolamentare le condizioni di lavoro dei Call Center in outbound, rinnovato nel 2017 e rinforzato con elementi di valore come l’assistenza sanitaria integrativa e i diritti di assemblea, “nasceva proprio per portare un po’ di giustizia e diritti in un mondo dove spesso prevalgono sfruttamento e malaffare – ricorda ancora Saccone -. Parliamo di un pezzo particolare della filiera del Call center, già debole e complicata di suo. Quanto visto ieri ci conferma come questo mondo sia sotto attacco da parte di “prenditori” senza scrupoli, e dal continuo proliferare di “contratti pirata” nati col solo scopo di comprimere i costi, peraltro già bassi“.

Per questo Saccone sostiene sia necessario “rilanciare e difendere l’Accordo collettivo del 2017, lo dobbiamo difendere dagli attacchi, tanti, che vengono da fuori, ed anche da quelli che possono venire da dentro il sistema che pure ha sottoscritto quell’Accordo. Occorre superare, una volta per tutte, le applicazioni sbagllate di quel contratto, a partire dalla base di calcolo delle retribuzioni orarie che in alcuni casi comprimono i salari oltre ogni limite. Occorre che tutti i committenti rappresentati dal sistema Asstel si impegnino – sia Vigilando sull’applicazione del contratto che garantendo un prezzo corretto affinchè non una chiamata venga gestita al di fuori di quanto pattuito da tutti nol, cosa che non sempre è avvenuta“.

Con l’Accordo Quadro del febbraio 2019, sottoscritto da SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL e Asstel, “abbiamo voluto ribadire come il segmento dell’outbound debba essere strettamente legato al resto della filiera dei Call Center e delle TLC, pena la sua inevitabile caduta verso il grigio e il nero. Quanto visto ieri rappresenta solo una piccola parte di una vergogna che non possiamo più permetterci. Spesso si arriva in quei luoghi inverecondi in seguito della chiusura di un’azienda, della perdita del posto di lavoro che si considerava “della vita”. I Call Center devono poter essere una opportunità di sostentamento e dl ripartenza e non una parte della pena che vive chi ha perso un lavoro. Questo mondo è fatto di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che, purtra molte difficoltà che non dobbiamo negarci, lavorano in un sistema di regole e diritti. È evidenre che più l’illegalità prolifera e più quelle regole equei diritti saranno in discussione. Bisogna scongiurare che ”la metà camva finisca per scacciare quella buona”.

Se chi gioca sporco va in giro etichettandoci come ‘il nemico’ perché ‘faccio il comunista a chiudere i call center’ non ci sta offendendo: anzi, lo ringrazio. Quelle situazioni denunciate ieri su La 7 sul call center denunciato dalla SLC CGIL a Grottaglie non sono da call center ma bettole gestite da sciacalli che speculano sulla pelle e necessità di lavorare delle persone. Intervengano le istituzioni perché è non solo illegale ma immorale consentire che si consenta in questa maniera di sfruttare così il bisogno di lavorare della gente in difficoltà“. E’ il duro commento di Andrea Lumino, segretario generale della SLC Cgil di Taranto, da sempre in prima linea nella battaglie per denunciare l’esistenza dei call center fantasma e in tante altre vertenze riguardante il settore delle telecomunicazioni, come quella del call center francesce Teleperformance.

E non ci si limiti alla denuncia civile sulle violazioni retributive e contributive: come sindacato abbiamo denunciato il mancato rispetto della legge sulla sicurezza. Ma di chi è quella casa? Chi ha concesso che 50 persone lavorassero un quelle condizioni? È il m momento di alzare il tiro e chiedere conto al Ministro del Lavoro su come crede si possano fermare fenomeni di questo tipo,senza dimenticare la propaganda che fece elettoralmente il ministro Salvini su un’altra denuncia su call center irregolari che facemmo come SLC CGIL. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità: al momento solo il sindacato,o meglio la CGIL, lo sta facendo” conclude Lumino.

Quanto denunciato giovedì sera dalla Slc Cgil nel corso della trasmissione televisiva “Piazza pulita”, andata in onda su La7, a proposito della presenza a Grottaglie di un call center che opererebbe utilizzando lavoratori pagati a nero o con contratti a progetto, senza rispettare il contratto nazionale sui Call center outbound siglato tra Confindustria ed organizzazioni sindacali e impiegando 50 lavoratori che presterebbero la loro prestazione in un appartamento, è al centro di una interrogazione che il consigliere regionale Gianni Liviano ha rivolto al presidente del consiglio regionale, Mario Loizzo, e al presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano.

Nella mia interrogazione – spiega Livianoho chiesto di poter comprendere se l’azienda in questione, titolare del Call center di via Sardegna 81 a Grottaglie, avesse le necessarie autorizzazioni, ivi comprese quelle sanitarie, ed eventualmente, qualora così fosse, chi abbia rilasciato le autorizzazioni in questione. Purtroppo – aggiunge Liviano – appare sempre più diffusa nel territorio pugliese la presenza di Call center irregolari dove i lavoratori sono sottopagati e non tutelati e questo a discapito degli stessi lavoratori e delle regole stesse del mercato. Questo nuovo caso segnalato dal sindacato testimonia come, nonostante i controlli e l’attenzione rivolta a questo settore, continuino a verificarsi episodi che farebbero presupporre fenomeno di lavoro nero e sottopagato”.

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