Tassa di soggiorno, Confcommercio: “Serva per promuovere il turismo”

 

pubblicato il 14 Maggio 2019, 15:00
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In vista dell’introduzione della tassa di soggiorno nel Comune di Martina Franca, che sarà il terzo in provincia dopo Ginosa e Castellaneta, Confcommercio dice la sua in un’ampia nota, in cui richiede, essenzialmente, che il gettito della tassa sia destinato ad attività di promozione turistica e di lotta all’abusivismo nel settore dell’accoglienza.

Di seguito la nota:

Tassa di soggiorno. Una famiglia di tre persone che soggiorna in un albergo a tre stelle per due giorni paga 24 euro a Roma, 7,80 a Catanzaro. Il governo non ha mai adottato il regolamento quadro che avrebbe dovuto fissate (entro il 2011) i principi generali per l’imposta di soggiorno ed in assenza di una regola i comuni hanno fatto da sé, generando confusione. Per il 2019 l’introito stimato è di oltre 600 milioni di euro, oggi sono in tutto 1020 i comuni che l’applicano. Roma- con 130 milioni- è la città con il maggior gettito.

A 10 anni dalla introduzione del tributo – ha recentemente affermato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca- “La tassa viene quasi sempre introdotta senza concertare le destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo”. Dovrebbe essere un’imposta di scopo, destinata a finanziare azioni in favore del turismo, ma in realtà – ha commentato Bocca – “il fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali”. Così come risulta non tollerabile il vantaggio concesso ai portali come Airbnb che devono riscuotere l’imposta di soggiorno dovuta dai turisti che pagano attraverso le piattaforme spesso con un sistema di rendicontazione forfettario.

L’argomento è di stringente attualità anche in Puglia, dove il gettito di imposta frutta più di 6.113 milioni di euro. Nel territorio provinciale al momento sono due i comuni – Ginosa e Castellaneta- che hanno adottato la tassa, ma altri si preparano ad introdurla. Intanto, Martina Franca è il prossimo comune.

Nei mesi precedenti vi è stata un’intensa attività di confronto tra le parti; gli operatori del turismo hanno accettato, dopo una complessa trattiva, la introduzione della imposta, dettando però tre condizioni essenziali: la destinazione della tassa; lotta all’abusivismo; la semplificazione delle procedure.

Dunque, tassa di scopo, cioè finalizzata alla realizzazione di progetti di promozione e sviluppo del turismo, a partire dalla soluzione di alcune importanti problematiche che investono il territorio (come la segnaletica e servizi per il turismo) con particolare riguardo per le aree extra urbane, dove spesso sono ubicate alcune importanti strutture ricettive. Azioni di controllo per l’emersione dell’abusivismo e della concorrenza sleale, al fine di evitare che le attività ricettive non in regola incamerino a proprio vantaggio la tassa fatta comunque pagare agli ospiti. Infine, la problematica della trasmissione dei dati che avverrà attraverso un software di cui si è dotata l’Amministrazione, aspetto che preoccupa non poco gli operatori che si vedranno così costretti a disbrigare tre passaggi di trasmissione dei dati attinenti gli ospiti: Pubblica sicurezza, Puglia Promozione e Comune.

Infine, le categorie del turismo confidano in un posticipo al 2020 della introduzione della imposta considerato che vi sono contratti già chiusi che non prevedevano questo costo aggiuntivo.

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