Ex Miroglio, bloccato il secondo progetto della Logistic&Trade

 

Dopo l'improvviso aumento del 380% dei rifiuti da lavorare, no da ARPA, Regione e Comune. Su Castellaneta regna ancora il silenzio
pubblicato il 13 Maggio 2019, 21:25
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La vicenda legata al sito ex Miroglio sembra non avere mai fine. Eppure tutto sembrava volgere per il meglio. Come si ricorderà infatti, nel marzo dello scorso anno, dopo mesi di trattative e polemiche, venne formalizzato l’accordo raggiunto tra il Comune di Ginosa e la società Logistic Trade srl, per la cessione della prima metà dello stabilimento ex Miroglio ed il comodato d’uso della seconda in favore della stessa società. L’accordo inoltre ampliò la platea di ex miroglini riassunti dalla società Logistic che passarono da 92 a 111, con garanzia occupazionale per tutti i lavoratori fino al 2030 come venne messo nero su bianco nell’accordo romano dell’ottobre del 2017. L’accordo infatti prevede che la LogisticTrade fino al 31/12/2030 non potrà modificare l’indirizzo produttivo dell’impianto rispetto a quello presentato per l’ammissione ai finanziamenti PIA della Regione Puglia; per tutelare la salute pubblica dei lavoratori e dell’ambiente sarà obbligata a trasmettere al Comune di Ginosa trimestralmente tutte le rilevazioni ARPA effettuate sull’impianto con i dati inerenti i valori delle matrici ambientali monitorate.

Ricordiamo che il primo progetto di reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Ginosa, prevede il conferimento nel sito di balle di plastica e la successiva separazione tra materiale riciclabile e materiale non riciclabile (oltre al packaging ortofrutticolo, tratta e seleziona rifiuti plastici per conto del Corepla). L’accordo raggiunto nel marzo dello scorso anno, prevedeva la realizzazione di un secondo progetto da realizzare nella parte di struttura del sito ginosino attualmente ancora libero. Questo secondo progetto prevedeva la trasformazione in polimeri del materiale già riciclato. Dopo l’accordo tra la società e la Regione Puglia su questo secondo progetto, lo scorso ottobre si arrivò al MiSE per ottenere l’ok dal ministero.

Soltanto che a differenza del progetto iniziale presentato dalla Logistic, che prevedeva la lavorazione di 100mila tonnellate, nella carte venivano riportati tutt’altri numeri: ovvero un aumento della capacità produttiva nel trattamento dei rifiuti del 380% rispetto a quelle autorizzate, con il passaggio da 100mila tonnellate attuali alle 180mila richieste solo per il materiale Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), a cui si sarebbero aggiunte ulteriori tipologie di materiali di provenienza extra (plastica, carta e cartone, legno, vetro, metalli ferrosi, metalli non ferrosi, ingombranti) il cui quantitativo sarebbe ammontato a circa 300mila tonnellate annue, per un totale di 480mila tonnellate.

A quel punto, la prima a stoppare l’iter autorizzativo del progetto è ARPA Puglia nella Conferenza dei Servizi dello scorso gennaio. Non solo perché erano cambiate la carte in tavole, ma soprattutto perché nelle carte presentate dall’azienda vi era molta confusione in merito alla descrizione dei processi, alle tipologie di rifiuto, alle operazioni di trattamento da autorizzare e alle procedure di classificazione dei rifiuti adottate. Non solo. L’aumento dei volumi dei rifiuti da trattare, oltre ad avere inevitabili ripercussioni negative sull’ambiente, con particolare riferimento alle esalazioni e diffusione di cattivi odori, al potenziale inquinamento di falde e terreni circostanti, avrebbe comportato un notevole incremento dei flussi del traffico veicolare su gomma stimato in 28.800 autocarri annui in più.

Lo scorso 8 marzo arrivò poi anche il parere negativo del comune di Ginosa al secondo progetto della Logistic così come presentato. Coadiuvato non solo dallo stop di ARPA Puglia ma anche dal parere conclusivo negativo del Comitato di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Regionale, giunto nella Conferenza dei Servizi che si è svolta la scorsa settimana, giovedì 9 maggio. All’incontro erano presenti il primo cittadino di Ginosa Vito Parisi, il consigliere comunale Antonio Minei, i rappresentanti della Logistic&Trade, i tecnici del Servizio AIA Regionale e dell’Autorità competente PAUR/VIA.

Nel parere di ARPA Puglia si legge che il secondo progetto prevede la “realizzazione di un polo di straordinarie dimensioni”, che risulta “dimensionato per gestire flussi di materia generati su scala sovraregionale’’. Inoltre si legge che la “scelta di creare giganteschi centri di trattamento per il recupero, quando l’orientamento generale“, risulta “andare in tutt’altra direzione, ovvero verso centri distribuiti sul territorio di dimensioni medio-piccole. Sarebbe questo il benchmark a livello europeo, perchè evita l’attrazione di flussi in una posizione specifica, la concentrazione dei trasporti e l’aumento delle emissioni collegate alla lunghezza dei tragitti e ai tempi di percorrenza“. Con la Conferenza dei Servizi che si aggiornerà tra 120 giorni, visto che ARPA dovrà fare altre valutazioni sulla sostenibilità ambientale di un progetto che appare molto lontano dal potersi realizzare.

Questo improvviso cambio della società, ha inevitabilmente fatto slittare i tempi di attuazione del cronoprogramma previsto per il completamento del piano assunzionale già sottoscritto al MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) lo scorso ottobre. In ballo ci sono circa 60 unità lavorative in attesa di tornare a lavoro dopo anni di stasi totale con gli ammortizzatori sociali esuritisi oramai da un pezzo. Tra l’altro anche ai sindacati è apparsa incomprensibile la scelta della società di cambiare in corso d’opera il progetto, visto che nell’accordo sottoscritto con il comune di Ginosa, è previsto che dal 2026 la Logistic diventi proprietaria di tutto lo stabilimento, la cui seconda area è attualmente in comodato d’uso, qualora mantenga fede agli impegni presi. Nelle prossime settimane potrebbe quindi arriva una nuova convocazione del tavolo di crisi sull’avanzamento della progetto industriale previsto nella vertenza aperta al MiSE. Anche perché nessuno vuole pensare all’ipotesi peggiore: ovvero che l’intero progetto venga messo in discussione nella sua totalità.

Sul sito di Castellaneta regna ancora l’incertezza più assoluta

I circa 60 ex addetti tessili che invece sono rimasti fuori dall’investimento di Logistic & Trade a Ginosa nel settore del trattamento della plastica differenziata e degli imballaggi per ortofrutta, un tempo lavoratori nel sito ex Miroglio di Castellaneta, attendono ancora di ricevere notizie sul loro futuro. Come si ricorderà nel gennaio 2017 si era prospettata l’ipotesi di un investimento da parte dell’azienda friulana, la Konner s.r.l. Durante un incontro in Regione, fu ufficializzata la presenza di un progetto di investimento di ben 90 milioni di euro, con l’assunzione a regime di 300 persone (nella prima fase, gli investimenti sarebbero stati pari a 30 milioni di euro, di cui parte oggetto di finanziamento presso Invitalia, fino a giungere ai 90 milioni complessivi con la messa a regime in cinque anni). Da allora però il progetto, presentato sotto forma di contratto di sviluppo e che non ha mai ottenuto il nulla osta definitivo da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione di investimenti che fa capo al Ministero dell’Economia, è lentamente scomparso dai radar. Pare addirittura che la Konner abbia deciso di spostarsi in Basilicata.

Gli ex lavoratori del sito di Castellaneta, chiuso da ben 14 anni, in più di una circostanza in questi anni hanno fatto sentire la loro voce chiedendo lumi sulla vicenda, oramai privi di copertura degli ammortizzatori sociali da anni, e tornati, per chi è stato possibile e fortunato, alle loro vecchie occupazioni. Negli ultimi mesi, si era anche parlato di un terzo progetto da parte della Logistic, un’ipotesi e niente di più, che prevedeva la possibilità di conferire a Castellaneta vetro e cartone, da lavorare poi a Ginosa. Ma, ripetiamo, siamo solo alle ipotesi e niente di più.

Il futuro di quqesti lavoraotri resta più incerto che mai.

(leggi gli articoli sulla ex Miroglio https://www.corriereditaranto.it/?s=miroglio&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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