‘Il Grande Spirito’: la commedia tarantina

 

Presentato il film che Sergio Rubini ha girato nel quartiere Tamburi di Taranto: una produzione meridionale dal forte impatto emotivo.
pubblicato il 08 Maggio 2019, 18:18
5 mins

E prendiamocela quest’altra botta di veleno e questa mazzata tra i denti perché ce le meritiamo tutte e ce lo dicono con i denti stretti e il cuore in mano questi artisti che hanno fatto di Taranto il loro teatro per il nuovo film di Rubini: ‘Il Grande Spirito’, presentato in anteprima alla stampa al cinema Bellarmino, che da giovedì 9 maggio lo proporrà in visione.

Sergio Rubini, regista ed attore, insieme a Rocco Papaleo, co-protagonista del film, il produttore (insieme a RAI Cinema)  Domenico Procacci ed Emanuele Di Palma, direttore generale della BCC di San Marzano (sponsor del film) hanno dato una spinta al messaggio che travalica il plot, perché questa pellicola non poteva che essere realizzata che a Taranto.

Proprio Rubini è il primo che dà lezioni di comportamento come se noi non lo sapessimo già che per una nuova svolta è necessario andare per piccoli passi e andare a valorizzare il nostro centro storico, piuttosto che andare a combattere l’Ilva dove la lotta è impari. Ma non è il maestrino che parla bensì il pugliese che dal deserto culturale della fine degli anni’80 ha visto risorgere un piatto Salento a suon di musica e cultura ed il centro storico di Bari, che prima delle ristrutturazioni Urban era un Bronx inavvicinabile. Luoghi che oggi sono mete internazionali e sicure, con un 80% di set cinematografici nazionali proprio in Puglia. Allora è questo il futuro, afferma il regista e bisogna avvisare chi si lamenta delle invasioni dei TIR delle produzioni che l’oscuramento di un entrata di un ristorante dura pochi giorni, ma è foriero di un incoming florido, se si sa ben investire.

Mentre Papaleo, evidenziando l’emozione del ritorno in città, dopo un mese e mezzo di riprese e confermando che proprio ‘non ci fa’, ma ‘ci è’, tra battute di spirito e estrema spontaneità afferma che vorrà  essere in prima linea se i tarantini decidessero di scendere seriamente a rivendicare la propria libertà dall’acciaio. Ma, in realtà, non c’è abbastanza forza d’animo per essere uniti in un unico corpo per la battaglia di sopravvivenza.

‘Il Grande spirito’, al di là del valore artistico dell’opera, mette lo sfondo di Taranto come personaggio della storia, con le sue sfumature più grigie, più tetre, più reali e sicuramente meno turistiche. Queste immagini sono un monito forse, soprattutto per i tarantini, per prendere coscienza ulteriormente di come questa città vista in quel labirinto di tetti è uno splendido scenario per una commedia sospesa tra il sogno, il desiderio e la realtà criminale, brutta, sporca e cattiva. Però l’ascesa verso il Grande Spirito è possibile e catartica. Cervo Nero ci crede, nella sua ingenuità da ‘scemo del villaggio’, ha fede, travalica il contesto seguendo nel quotidiano una chimera, avendo fiducia nell’amicizia e anche nell’amore.

Due piani paralleli: realismo e lirismo, fantasia e salto in quel passato infantile del gioco tra Yankee e pellerossa, dove a perdere erano proprio quelli ultimi che, invece, avevano saggezza e stile di vita da vendere e che diventano, in Cervo Nero, il simbolo della probabile rinascita o perlomeno del sogno di un riscatto onirico infantile ma autentico e nello stesso tempo più pratico di quello che si possa pensare, per quel fuori di testa, pronto ad essere lo zimbello di tutti e nello stesso tempo il benvoluto.

Il relativo lieto fine trascende il melenso pensabile e infonde la speranza di un Canada possibile per tutti, con il beneplacito del Grande Spirito e l’aiuto dell’Uomo del Destino.

Il film va visto, perché è il nostro film, perché è il nostro labirinto di tetti che sfociano sul lungomare; perché è la fuga tra le scale connesse coi terrazzi; perché il tradimento si smaschera e si ritorna a vivere, perché il basso e becero profilo ha una possibilità di redenzione, perché si può piangere ma anche ridere. Perché dobbiamo far nostra questa commedia.

Nel cast: Ivana Lotito, Bianca Guaccero, Alessandro Giallocosta e Geno Diana.

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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