Mittal, immunità penale resta. Cambia la formula

 

pubblicato il 02 Maggio 2019, 21:22
10 mins

Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.100 del 30-04-2019, è stato pubblicato il “DECRETO-LEGGE 30 aprile 2019, n. 34 Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi“, più conosciuto come ‘Decreto Crescita‘. Come annunciato lo scorso 24 aprile dal vicepremier Luigi Di Maio in occasione della riunione del CIS a Taranto, nel testo del decreto il governo ha inserito una norma sull’ex Ilva, per ‘abolire’ la famosa immunità penale.

Inizialmente, nel testo reso pubblico sul sito del ministero dell’Economia e Finanze, si leggeva che “viene eliminata l’esclusione dalla responsabilità penale per l’attuazione del Piano Ambientale e limitata solo alle condotte legate all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Restano penalmente rilevanti le condotte in violazione della tutela dei lavoratori della sicurezza e di norme ambientali“. 

Pubblicato il testo del decreto, all’Art. 46 trovano spazio le Modifiche all’articolo 2, comma 6 del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 

Ricordiamo che l’immunità penale fu introdotta anni addietro, con appunto il decreto legge del 5 gennaio 2015, n. 1 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto” (pubblicato GU Serie Generale n.3 del 05-01-2015), convertito con modificazioni dalla Legge del 4 marzo 2015, n. 20 (in G.U. 05/03/2015, n. 53).

La norma fu inserita nel comma 6 dell’articolo 2 di quel decreto legge e testè affermava: “L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, nei termini previsti dai  commi 4 e 5 del presente articolo, equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumita’ pubblica. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.

Cosa dunque è cambiato rispetto a quella norma? Le modifiche introdotte sono le seguenti:

a) al primo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita la parola «Ambientale», le parole «nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente articolo» sono sostituite dalle parole «come  modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017» e le parole «e  delle altre norme a tutela dell’ambiente,  della salute e dell’incolumita’ pubblica» sono abrogate; 

b) al secondo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita  la parola: «Ambientale», dopo le parole «periodo  precedente» sono inserite le parole: «,nel rispetto dei termini e delle modalita’ ivi stabiliti,» e le parole«, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro» sono abrogate;  

c) il terzo periodo e’ sostituito dal seguente: «La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019». 

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/22ilva-limmunita-penale-resta-tale-e-quale-per-ora/)

Di fatto dunque, la norma resta, seppur modificata. Come avevamo avuto modo di anticipare infatti, la norma viene circoscritta al Piano Ambientale e per questo sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree. Questo significa che mentre prima l’estensione riguardava l’attuazione del Piano Ambientale sino alla sua conclusione, adesso l’immunità scadrà ogni qual volta terminerà il termine previsto per l’attuazione di ogni singolo intervento. 

Il nuovo iter parità dal 7 settembre, come specificato nel decreto.

Di fatto si riportano indietro le lancette del tempo al 2012. Bisognerebbe infatti ricordarsi che l’immunità andava a colpire quanto deciso nel lontano 2012 in tema di revisione dell’AIA del 2011. Ovvero che ogni qual volta nelle loro ispezioni trimestrali per verificare il regolare stato di attuazione degli interventi, i tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia avessero registrato dei ritardi o delle inadempienze, quest’utime si sarebbero prima commutare in diffide da parte del ministero dell’Ambiente e poi in multe onerose nei confronti della società Ilva, qualora anche le diffide fossero cadute nel vuoto. Di fatto era questo l’aspetto che si andava a congelare con l’introduzione dell’immmunità penale, in quanto la mancata attuazione delle prescrizioni ambientali diventava un vero e proprio reato penale, proprio perché l’inquinamento prodotto dall’Ilva comportava il verificarsi di  episodi di malattie e morti nei lavoratori e nei cittadini.

E’ bene infatti precisare ancora una volta che l’immunità penale era edè sempre stata unicamente legata alle azioni legate all’attuazione delle prescrizioni ambientali presenti nell’AIA del 2012 poi e nel Piano Ambientale del 2014 poi. Sfugge il perché negli ultimi anni (dalla politica all’associazionismo) si sia detto ai tarantini e a tutta Italia che quell’immunità garantiva la licenza di inquinare e di uccidere impunemente, da parte di commissari straordinari e futuri acquirenti/gestori del siderurgico.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/10/ilva-il-vero-parere-dellavvocatura-di-stato/)

Due dubbi da sciogliere

In un’ultima analisi sono due le considerazioni da fare. La prima è che appare evidente, stante il silenzio di ArcelorMittal sino ad oggi, che sicuramente ci sarà stata tra il governo e la multinazionale un’interlocuzione sulla questione: Arcelor proprio nelle scorse settimane era infatti tornata a chiedere “certezza del diritto” e aveva ricordato di aver acquistato l’Ilva sulla base di regole concordate con il governo italiano. Ricordiamo infatti che pur non essendo stata ovviamente inserita nel contratto firmato tra le parti, durante i vari tavoli svolti a Roma, la multinazionale aveva posto come imprescindibile la presenza dell’immunità penale, in quanto nessun investitore avrebbe acquistato il sito di Taranto con la certezza di essere indagato in materia ambientale il giorno dopo essere arrivati, a causa della mancata attuazione di un Piano stabilito anni addietro.

Seconda considerazione: qualora questa interlocuzione non vi sia stata, la stessa multinazionale potrebbe appellarsi e fare riferimento al parere dell’Avvocatura di Stato, che chiamata in causa proprio dal vicepremier Di Maio in qualità di ministro dello Sviluppo economico la scorsa estate (prima di firmare l’accordo sindacale del 6 settembre).

Nella sua risposta l’Avvocatura ricordava che “tale disposizione, contenente una esenzione da responsabilità penale, è stata introdotta mediante decretazione d’urgenza e non è stata ancora oggetto di disamina da parte della Corte Costituzionale“. Pertanto, l’Avvocatura ricordava al vicepremier Di Maio che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale”.

Nel testo dell’Avvocatura veniva inoltre ricordato le motivazioni che portarono alla realizzazione del suddetto intervento normativo. Della disposizione l’Avvocatura ha già avuto modo di occuparsi con parere del 14.9.2017, in particolare con riguardo alla problematica della sua applicabilità sotto il profilo temporale, rilevando che “l’eventuale futura modifica del suddetto piano (ex art. 1, comma 8.1 del D.L. n. 191/2015), e la variazione dei termini per la sua attuazione, postula che l’esimente di cui all’art. 2, comma 6 cit. operi per tutto l’arco remporale in cui “l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dell’amministrazione”. Detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazime integrata ambientale in corso di validità (23.08.2023). 

Questo passaggio avrebbe già dovuto chiarire il dubbio sulla scadenza di tale norma. Originariamente introdotta nel 2015 e legata al Piano Ambientale del 2014 che sarebbe dovuto scadere il 30 marzo 2019, per l’Avvocatura di Stato la variazione temporale dell’attazione del Piano postula automaticamente il termine di scadenza della stessa immunità.

E’ chiaro che questo nuovo intervento normativo, cambia nuovamente la carte in tavola e le regole del gioco. Difficile dire se almeno in questo caso sarà stata scritta la parola fine. 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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