Grazie Unomaggio. Ma lo Stato siamo noi

 

Grande giornata di festa e di lotta sul palco dell’Uno maggio libero e pensante
pubblicato il 02 Maggio 2019, 11:27
4 mins

Il giorno dopo è sempre tempo di bilanci. Quest’anno, forse, un po’ meno, perché tutti gli organizzatori, in testa il direttore artistico Michele Riondino, hanno indicato come naturale prosecuzione del concertone la manifestazione nazionale di sabato 4 maggio, dunque sarà in quell’occasione che, forse, si potranno fare delle considerazioni politiche più precise. Intanto, però, qualcosa si può comunque dire su quanto visto al Parco Archeologico delle Mura Greche. E non c’è che dire, è stata ancora una volta una giornata di grande festa, oltre che di rivendicazioni, che grazie alla musica ha attirato a Taranto un grandissimo numero di partecipanti per quella che ormai è una vera e propria tradizione.

I “big” hanno fatto il loro, con esibizioni corpose, non semplici comparsate, da Malika Ayane all’insolito duetto fra Max Gazzé, che per un secondo mette da parte l’inseparabile basso, e un improbabile Elio versione maestro d’orchestra, in frac e parrucchino. E come non menzionare la surreale comicità degli Oesais, alias Toti e Tata, alias Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo? Per concludere con l’ospite dell’ultimo minuto (in tutti i sensi), quel Vinicio Capossela che ormai è un habitué di questo palco. E man mano che la luce cala, l’atmosfera si fa sempre più suggestiva. È una soddisfazione: Taranto, per una sera, è una città un po’ invidiata, grazie agli organizzatori e agli artisti che, difficile a credersi di questi tempi, si esibiscono gratuitamente. È un gran bel regalo, e ce lo prendiamo volentieri.

Proprio per questo, però, sentiamo di dover fare qualche considerazione sul versante della lotta. Perché c’è una nota stonata, in tutto questo: uno striscione, steso per qualche minuto sotto il palcoscenico: “Il nostro nemico è lo Stato, non gli immigrati”. E se possiamo serenamente far nostra la seconda parte del messaggio, qualche cosa va detta sulla prima.

I nostri lettori più affezionati forse ricorderanno che lo scorso anno fummo impegnati, come CorrierediTaranto.it, in un “mini-tour” nei quartieri della città. Durante il nostro primo incontro, al quartiere Paolo VI, una delle persone presenti disse proprio quelle parole, “Il nostro nemico è lo Stato”. Fu, in quell’occasione, il nostro Emanuele Spataro a rispondere che “Un inglese o un russo non pronuncerebbero mai un’affermazione del genere”. E forse, aggiungiamo oggi dopo questo concertone, dovremmo imparare a non pronunciarla nemmeno noi. Perché è vero, Taranto ha pagato e paga un tributo pesantissimo per le sue industrie strategiche (civili e militari). Ma questo non deve farci mai dimenticare che lo Stato siamo noi. Non è una frase fatta, è una filosofia di vita. Difficile da interiorizzare, ma è l’unica strada. Perché se lo Stato è un nemico, alla lunga le vie d’uscita sono solo due: l’anarchia e la rassegnazione. E sappiamo, per nostra storia, che siamo geneticamente propensi per la seconda.

La lotta per una Taranto migliore, dunque, continua, e deve continuare nel modo più difficile ma più efficace: informandosi, studiando, lavorando sui dati, sui numeri che ci raccontano una realtà complessa ma nonostante tutto ancora vitale (pensiamo soltanto ai recenti dati sulla qualità dell’aria). Una lotta, aggiungiamo, che non può fermarsi solo alle essenziali rivendicazioni ambientali, ma che deve mirare a chiedere ciò che, per legge, ci spetta: che siano spesi tutti i fondi del CIS (qui il punto sugli interventi avviati e programmati), che potrebbero davvero aiutarci a disegnare una Taranto capace di vivere a prescindere dall’acciaio.

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