Taranto strategica per essere risarcita

 

Se lo è per insediamenti militari e industriali, lo sia anche per venir ripagata delle sofferenze a cui è costretta
pubblicato il 28 Aprile 2019, 17:41
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No, non è stato un bel momento quello del professore che richiama l’allievo. O meglio: Marescotti che invita Di Maio a non voltar lo sguardo. Tutto immortalato in un video che ha fatto il giro d’Italia attraverso i social e i maggiori organi d’informazione. Persino Crozza lo ha preso quale spunto per ironizzare sul vice premier.
No, non è stato affatto un bel momento. Per il Governo e, per certi versi, di riflesso anche per Taranto. Il prof.Marescotti è una bandiera dell’ambientalismo tarantino, piaccia o non piaccia rappresenta da anni un riferimento importante per le tantissime battaglie portate avanti a difesa di una terra martoriata. In quel confronto con Di Maio non avrebbe certo sotterrato l’ascia di guerra, specialmente perchè a quel tavolo c’erano il vicepremier e altri quattro ministri che, dalla loro, avevano solo il merito di aver lasciato la porta aperta per ascoltare le ragioni di quanti combattono i veleni ormai – lasciatecelo dire – da troppo tempo. Un Governo, tra l’altro, che da Taranto ha ricevuto molto in termini elettorali e che, aggiungiamo pure, ha restituito poco, molto poco finora.
Siamo a poco meno di 7 anni dall’esplosione di ‘Ambiente Svenduto’: cosa è cambiato da allora? I vari Governi che hanno gestito questa tragica vicenda non hanno fatto altro che inseguire il falso sogno di coniugare ambiente-salute-lavoro, ma hanno tutti privilegiato l’ultimo, arracando sugli altri. O meglio: portandoli in secondo piano grazie anche al marchio di fabbrica della Corte costituzionale. I vari Governi che si sono succeduti hanno persino resi strategici i siti industriali tarantini, togliendo quasi tutte le possibilità alle Istituzioni territoriali di poter in qualche modo intervenire a difesa dei cittadini. Taranto strategica per tutto: per gli insiediameni militari e per quelli industriali. Taranto sottomessa allo Stato, al di là dell’appartenenza ad una Nazione.
Comprendiamo Di Maio & Co. quando accusano i predecessori di aver incardinato la questione Ilva senza possibilità di scampo: ma chi si candida alla guida di un Paese, non può non averne seguito i passi e farsene almeno un’opinione. Di Maio & Co., pur non potendo conoscere nei dettagli (ma ci crediamo poco: lasciamo il beneficio del dubbio) il contratto fra il Governo precedente e ArcelorMittal, sapevano perfettamente che non sarebbe stata una barzelletta tenere fede alle promesse elettorali incentrate sulla chiusura dello stabilimento siderurgico. Ecco la vera colpa: aver promesso troppo per raccogliere consensi. E Taranto, purtroppo, ci ha creduto aggrappandosi al sogno di veder finalmente un futuro diverso dall’acciaio.
Sappiamo perfettamente che non puoi chiudere uno stabilimento di dimensioni enormi qual è l’ex Ilva semplicemente pigiando un bottone. Ma sappiamo altrettanto perfettamente che costruire un’alternativa seria e credibile ha bisogno di ben altro che il Tavolo istituzionale, quel CIS inventato dai Governi precedenti dove i quattrini continuano a restare quasi tutti in cassaforte e, negli anni, di concreto si è visto e si vede ben poco.
Sappiamo benissimo che le schermaglie politiche, a volte feroci, e la burocrazia erano e sono ostacoli di non poco conto per trasformare idee e progetti in realtà: sono tra i guasti peggiori dell’ultimo ventennio della Repubblica. Però, se la memoria non ci inganna, al tramontar del 2018 – non appena Di Maio s’arrese al contratto tra Stato e ArcelorMittal – proprio il vicepremier annunciò una ‘legge speciale per Taranto’. Bene, siamo ancora qui ad attendere, e il CIS, riattivato dopo oltre un anno, non è altro che un replay di film già visti. Basterebbe un solo esempio: l’ospedale ‘San Cataldo’, per cui si è a caccia ancora della prima pietra, qualcuno l’ha visto?
No, non è stato un bel momento il confronto tra parte del Governo e il mondo dell’associazionismo tarantino. Perchè è evidente che dalla presenza di ministri quali quello dell’Ambiente e della Salute ci si attendeva qualcosa di più, qualche risposta, qualche cenno a una diversità di percorso rispetto al passato. Ecco l’imbarazzo davanti all’incalzare del professore e di altri cittadini: come possono rappresentanti di un Governo sentirsi fortemente a disagio seppur davanti a problemi gravi come quelli di Taranto? Ci chiediamo: pensavano di trovare mani tese?
Non siamo teneri con quanti pongono la soluzione della questione ambientale quale panacea di tutti i mali. Lo sapete, siamo convinti che vada fatto anche altro, e cioè lavorare perchè Taranto sappia sfruttare se stessa: insomma, bisogna costruire le alternative economiche e sociali, altrimenti il ricatto occupazionale prevarrà all’infinito.
Ma è altrettanto vero che Taranto va resa… strategica per se stessa. Ovvero: se è strategica per gli insediamenti militari e per le industrie, allora lo sia anche per la soluzione dei suoi problemi, per venir ripagata delle sofferenze a cui è costretta. Così come si sono scritti i tanti decreti salva-Ilva, allora si scriva una vera ‘legge speciale per Taranto’, sburocratizzandola dai percorsi normali di attuazione e soprattutto in grado di accelerare sulle problematiche. E se ci fosse necessità di rimuovere ostacoli politici o nelle procedure o finanche nelle persone, che s’intervenga senza alcun timore.
Il 24 giugno Di Maio & Co. torneranno a Taranto per un check up su quanto è stato fatto: credono davvero che in questi due mesi può cambiarsi il corso della storia dopo anni di quasi totale inattività? A volte, da populisti, ci chiediamo: invece di saltare da una intervista e l’altra, indossando felpe o trasferendosi di città in città, perchè mai non ci si ferma un po’ per scrivere leggi importanti e, nel nostro caso, quella famosa ‘legge speciale per Taranto’ che per davvero potrebbe dare un senso anche a quel momento d’imbarazzo in Prefettura? Quali argomenti troverebbero in Parlamento le forze politiche per opporsi a una vera legge che finalmente restituisca qualcosa alla città di Taranto?
La verità è che Taranto meriterebbe un risarcimento imponente, e non quel miliarduccio che i Governi precedenti hanno ipotizzato. La verità è che idee e progetti per riconvertire seriamente un territorio disastrato come il nostro hanno bisogno di sincronia tra le Istituzioni a tutti i livelli svestite soprattutto di colori politici. La verità, ancora, è che occorrerebbe una cabina di regia (non quella inutile e costosa in mano all’ex presidente Vendola) con il potere di bypassare tutti i legacci burocratici. La verità, insomma, è che la promessa di una ‘legge speciale per Taranto’ sia realtà a stretto giro.
Appunto come afferma Crozza: niente annunci, prima i fatti. Allora sì, che un bel video a proposito diventerebbe virale come non mai.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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