‘Ciurma’, Michele Riondino e il gioco di fare finta

 

Collaterale all'Unomaggiotarantino l'incontro coi bambini e il racconto personale dell'attore e di una città da migliorare dal basso
pubblicato il 27 Aprile 2019, 20:07
5 mins

C’era una volta un bambino che sognava di fare finta di essere qualcun altro, così giocava e con la sua voce diventava il suo personaggio dei cartoni animato preferito e imparava ad imitarlo nei gesti e nelle movenze. Così nasce la passione di Michele Riondino per l’arte recitativa e la racconta ad un manipolo di piccolo ascoltatori, tra cui la figlia Frida, nella libreria dedicata ai più piccoli, Ciurma, facendo del mestiere dell’attore un percorso interattivo che ha permesso ai bambini di dire la propria sulle peculiarità di questo mestiere.

Il concerto del’Uno Maggio Tarantino è vicino e tutto ciò che ruota intorno all’evento è una occasione per stare insieme anche prima degli appuntamenti all’interno del Parco Archeologico, nel quale, almeno una volta l’anno si taglia l’erba alta e i bambini possono appropriarsene giocando prima e durante il concerto. Attendendo la musica e cogliendo l’occasione per raccogliere fondi per sostenere l’evento con donazioni libere e l’acquisto di vino e magliette, proliferano queste occasioni sociali e trasversali alle quali l’attore tarantino non si sottrae.

Bermuda e T-shirt, il riccio libero e la figlia che gli si appiccica e partecipa, Riondino appare ai piccini un ragazzo qualunque, un padre qualunque con la libertà reciproca di chi non dà peso (per beata innocenza e spontaneità personale) ad un background artistico di alto livello. Ma la bellezza è proprio questa!

E quindi si avvia, attraverso un libro che narra il mestiere dell’artista, il percorso che sul filo del ‘fare finta di’ spiega che recitare è un gioco, che ogni situazione può diventare una storia da replicare, che l’imbarazzo di essere in pubblico diventa una prova di coraggio che vince la timidezza, che la memoria è un’alleata da allenare, che la voce nasce dalla pancia e urlare non aiuta a farsi ascoltare, che lo studio di un personaggio nasce dalla curiosità, dalle domande fatte e dai libri letti per capire cosa pensasse o si muovesse un qualsiasi uomo famoso, ma anche no. Da Mennea ad un operaio dell’Ilva Riondino usa la sua esperienza artistica per far capire la costruzione realistica, ma personalizzata, di ogni ruolo, aggiungendo quel gioco mimico di espressioni facciali condivise, per gioco, di gioia, rabbia, tristezza o curiosità.

Su tutto prevale la propria interpretazione che, anche nell’improvvisazione, accende una luce su qualsiasi personaggio si finga di essere. L’attore ricorda i primi passi nei laboratori del CREST in città vecchia, quando gli attori uscivano per strada e dovevano far finta di essere netturbini, piuttosto che pescatori o medici e interloquendo con i residenti ormai si era creato quel gioco per cui gli abitanti assecondavano questi ‘matti’ e nascevano dialoghi assurdi quanto interessanti.

Quindi questa vita è un teatro e Riondino prova a spiegarlo ricordando quanto siano teatrali la Messa e le processioni della Settimana Santa, alle quali avrebbe voluto prenderne parte, già da piccolo

Insomma fare l’attore è una cosa bella, perché puoi essere chiunque e fare tutto, ma bisogna farla bene e conoscerla ed essere bravi, magari convincenti.

Dai vari voli pindarici emerge anche il prossimo impegno che da maggio lo vedrà davanti la macchina da presa, si tratta di quattro puntate che andranno in onda su RAIUNO per ricordare i giorni della memoria, dal titolo ‘La guerra è finita’, per la regia di Michele Soavi.

I piccoli intervengono con la naturalezza e lo sconcerto che provoca la loro spontaneità, ma oltre all’egocentrismo dell’età spiazzano con domande del tipo: ‘Ti sei mai arreso?’ Ma la risposta è facile (visto il curriculum): “No! Anche se non è facile diventare attore, Né mettersi nei panni di un altro. Ma capire ciò che qualcun altro pensa o soffre fa diventare delle brave persone.”

Immancabile la conclusione didattica ed edificante, nonché propositiva sulla città. “Certo che Taranto è bellissima, anche se da piccolo non lo capivo, perché la vedevo brutta, trascurata, in preda alla maleducazione. Ma ho capito che se mi fossi impegnato a fare, la città sarebbe migliorata. Se eliminiamo le cose brutte rimangono quelle belle: i tre ponti, il mare, i delfini. Quindi dobbiamo aiutarla, dobbiamo farlo noi, altrimenti rimane sporca.”

 

 

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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