Di Maio a Taranto, la protesta delle associazioni

 

pubblicato il 24 Aprile 2019, 22:03
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Per l’intera giornata, all’esterno della Prefettura si è svolto un sit-in di protesta, ad alcune centinaia di metri di distanza, di alcune associazioni di cittadini e ambientalisti. Non molti rispetto agli annunci della vigilia. “Di Maio inganna popolo vattene” è la scritta che campeggia su uno dei cartelli esibiti: il riferimento è alle promesse non mantenute di chiusura del siderurgico, cavallo di battaglia della campagna elettorale delle elezioni politiche del 2018; cinque parlamentari tarantini eletti con il M5S in recenti manifestazioni pubbliche hanno subito pesanti contestazioni. 

Alcune associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, tra cui Giustizia per Taranto, hanno abbandonato la riunione alla quale sono stati invitati dal vicepremier e ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e alla quale partecipano altri quattro ministri oggi nel capoluogo jonico in occasione del tavolo permanente sul Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto. “Rifiutiamo questo teatrino elettorale“, hanno detto in un documento letto da un loro portavoce e consegnato a Di Maio, prima di lasciare la riunione. Nel documento le associazioni rivolgono alcune domande al governo. Tra queste si chiede perché, in fase di accordo con ArcelorMittal, cioè i nuovi proprietari della ex Ilva, non sia stata richiesta la Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (Viias).

Parlavate di chiusura progressiva – ha sottolineato il portavoce di »Giustizia per Taranto«, Luca Contrariodelle fonti inquinanti. Quando dovrebbe partire questo processo progressivo? Perchè non viene stabilito un chiaro programma che dettagli tempi, responsabilità e attività pianificate? Perchè non lo fate?. Non vogliamo e non possiamo essere comparse di una commedia elettorale mal progettata e vi lasciamo da soli con le vostre bugie e i vostri slogan. Nessun tavolo e nessuna discussione sul futuro di questa città ha senso se non si parla in maniera chiara di chiusura immediata delle fonti inquinanti e di riconversione della nostra economica e del nostro territorio col reimpiego dei lavoratori Ilva e dell’indotto nelle bonifiche. Tutto il resto – ha puntualizzato – è una favoletta da campagna elettorale alla quale non ci prestiamo. Il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio è infatti qui dopo un anno di latitanza in cui si è sottratto al confronto con la città sulla questione Ilva e sulle scelte del governo che hanno permesso di tutelare la continuità produttiva piuttosto che la salute. Oggi in piena campagna elettorale per le europee pensa di venire a Taranto a raccontare nuove bugie“.

Solidarizziamo con i cittadini che protestano perché il governo non ha mantenuto le promesse. Taranto continua a registrare eccessi di mortalità nei quartieri più vicini alle emissioni industriali“. Lo afferma Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, una delle 23 associazioni convocate per il primo pomeriggio di oggi dal vice premier Luigi Di Maio, a Taranto per presiedere la riunione del Tavolo permanente del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis), presenti i ministri Costa, Lezzi, Grillo e Bonisoli. “I ministri, nel contratto di governo, si erano impegnati – osserva Marescotti – a chiudere le fonti inquinanti. Una promessa disattesa. Ma il colmo si è avuto quando il ministro Di Maio ha dichiarato in un proprio videomessaggio dell’8 settembre scorso, che erano state installate tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive. Noi vogliamo far sapere a tutti che le emissioni nocive a Taranto non sono state ridotte del 20%. Anzi: sono aumentate. I dati delle centraline Ispra e Arpa parlano chiaro». Le emissioni della cokeria dello stabilimento siderurgico «dal 1 novembre 2018 al 31 marzo 2019 – spiega Marescotti – sono aumentate rispetto al corrispondente periodo di 12 mesi prima: + 23% PM10 (polveri sottili, cancerogene), + 32% PM2,5 (polveri molto sottili, cancerogene), + 92% IPA (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni)”. Al ministro Costa “evidenzieremo che, da quando si è insediato – sostiene l’ambientalista – questo governo, la diossina è ricaduta su Taranto non è diminuita ma è aumentata”. 

Pur avendo ricevuto l’invito, il Comitato Legamjonici non presenzierà all’incontro dei ministri con le associazioni ambientaliste tarantine. La decisione è dettata dalla consapevolezza della totale inutilità dell’incontro che, anzi, sarebbe stato opportuno convocare per discutere, nel concreto, di temi di fondamentale importanza come la chiusura programmata dello stabilimento siderurgico, la sua riconversione e il reimpiego dei lavoratori“. Lo annuncia Daniela Spera, portavoce del Comitato Legamjonici contro l’inquinamento. Il comitato “ritiene che la chiusura delle fonti inquinanti sia elemento imprescindibile e preliminare a qualunque seria ipotesi di rilancio del territorio tarantino o attività di bonifica. L’invito del ministro Di Maio, inoltre, risulta essere tardivo in quanto giunto decisamente fuori tempo massimo. Ed infatti, l’avvenuta cessione dell’ormai ex Ilva ad Arcelor Mittal caratterizza pienamente l’azione di un Governo che, come già più volte accaduto in passato, anche con altri colori politici, ha inteso abdicare alle proprie prerogative consegnando la salute dei cittadini nelle mani di chi ha come unico scopo il proprio profitto economico. Valgono per questo Governo – conclude Legamjonici – le stesse obiezioni già mosse nei confronti dei Governi passati”.

Con le promesse di chiusura delle fonti inquinanti e di riconversione economica avete raccolto in questo territorio quasi il 50 per cento dei voti, ma non li rivedrete più. Non vedrete più questo numero di preferenze. Non è una iattura la mia, è un dato di fatto, è un dato politico“. Lo ha detto l’attore Michele Riondino in rappresentanza del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. “Siamo molto confusi – ha aggiunto Riondino – dalle dichiarazioni di ex attivisti, ora parlamentari grazie ai nostri voti. Gente che fino a ieri diceva: chiuderemo l’Ilva, convertiremo economicamente il territorio, lo faremo insieme ai cittadini ma nessuno dei lavoratori perderà il reddito, tutto con una pianificazione degna di un paese civile. Adesso il paese civile dovrebbe essere lo stesso, il governo dovrebbe essere un governo migliore, un governo amico, ma oggi è un governo che fa capire di non aver mai avuto intenzione di chiudere e noi siamo molto attenti alle parole che usiamo“. Come “prima azione che avreste dovuto intraprendere – ha concluso Riondino – poteva essere qualunque cosa. Invece abbiamo aspettato mesi e guarda caso siamo ancora sotto elezioni. Non siete molto diversi dagli altri, non lo avete dimostrato“.

Le associazioni che hanno lasciato il tavolo sono quelle che hanno chiesto di partecipare all’ultimo momento. Hanno consegnato un documento e sono uscite. Alcune associazioni presenti al tavolo, come Contramianto, seppur criticando, hanno ringraziato per averci messo la faccia“. Lo hanno precisato fonti del Mise.

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