Ilva, l’immunità penale resta tale e quale. Per ora

 

Da sempre, era unicamente legata alle azioni legate all'attuazione delle prescrizioni ambientali presenti nell'AIA del 2012 poi e nel Piano Ambientale del 2014 poi
pubblicato il 24 Aprile 2019, 18:24
11 mins

L’immunità penale per i commissari straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria e i ‘futuri acquirenti‘ (che all’epoca dell’emanazione del decreto ancora non si conoscevano), è una delle tante vicende riguardanti il siderurgico su cui da sempre si continua a fare molta confusione. Una norma che spesso è stata usata come strumento elettorale o di massa da molte associazioni locali, che inconsciamente o meno hanno lasciato passare il messaggio, del tutto sbagliato, che l’immunità penale coprisse qualunque reato potratto da chi gestiva e gestirà il siderurgico nei prossimi anni.

Ma questa, come troppe volte è accaduto da queste parti, non è la verità, ma solo una sua piccola parte.

Come detto, l’immunità penale fu introdotta anni addietro, con il decreto legge del 5 gennaio 2015, n. 1 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto” (pubblicato GU Serie Generale n.3 del 05-01-2015), convertito con modificazioni dalla Legge del 4 marzo 2015, n. 20 (in G.U. 05/03/2015, n. 53).

L’immunità penale fu inserita nel comma 6 dell’articolo 2 di quel decreto legge e testè affermava: “L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, nei termini previsti dai  commi 4 e 5 del presente articolo, equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumita’ pubblica. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.

Dunque, da sempre, l’immunità penale era unicamente legata alle azioni legate all’attuazione delle prescrizioni ambientali presenti nell’AIA del 2012 poi e nel Piano Ambientale del 2014 poi. Sfugge il perché negli ultimi anni (dalla politica all’associazionismo) si sia detto ai tarantini e a tutta Italia che quell’immunità garantiva la licenza di inquinare e di uccidere impunemente, da parte di commissari straordinari e futuri acquirenti/gestori del siderurgico.

Tra l’altro, bisognerebbe ricordarsi che l’immunità di fatto andava a colpire quanto deciso nel lontano 2012 in tema di revisione dell’AIA del 2011. Ovvero che ogni qual volta nelle loro ispezioni trimestrali per verificare il regolare stato di attuazione degli interventi, i tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia avessero registrato dei ritardi o delle inadempienze, quest’utime si sarebbero prima commutare in diffide da parte del ministero dell’Ambiente e poi in multe onerose nei confronti della società Ilva. Di fatto era questo l’aspetto che si andava a congelare con l’introduzione dell’immmunità penale, in quanto la mancata attuazione delle prescrizioni ambientali diventava un vero e proprio reato penale, proprio perché l’inquinamento prodotto dall’Ilva comportava il verificarsi di  episodi di malattie e morti nei lavoratori e nei cittadini.

Ahinoi, queste cose non le ricorda nessuno. O forse sarebbe il caso di dire che in molti di quelli che oggi si occupano di Ilva, non le hanno mai sapute e conosciute. 

L’intervento del governo giallo-verde 

Detto ciò, quest’oggi il vice premier Luigi Di Maio, come era ampiamente prevedibile, ha annunciato che dal prossimo agosto la norma che garantiva l’immunità penale sparirà del tutto. L’intervento del governo giallo-verde sull’Ilva rientra nel decreto Crescita varato ieri sera dal Consiglio dei Ministri (Misure urgenti per la crescita economica dl crescita, Complessivamente lo stanziamento è pari a circa 1,9 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui un miliardo di euro nel solo 2019 e 450 milioni annui nel biennio 2020-2021).

Nel testo sin qui reso pubblico si legge che “viene eliminata l’esclusione dalla responsabilità penale per l’attuazione del Piano Ambientale e limitata solo alle condotte legate all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Restano penalmente rilevanti le condotte in violazione della tutela dei lavoratori della sicurezza e di norme ambientali“. 

Ora. Sinceramente fatichiamo a comprendere quale sia la differenza tra il Piano Ambientale e l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Di fatto, il Piano Ambientale del 2014 poi rivisitato nel 2017 ed infine implementato con l’Addendum Ambientale da parte di ArcelorMittal lo scorso settembre 2018, altro non è che l’aggiornamento dell’AIA dell’ottobre del 2012 che a sua volta era un riesame della prima AIA concessa all’Ilva nell’agosto del 2011. Inoltre, che le violazioni in materia di tutela dei lavoratori e delle norme ambientali fossero rimaste penalmente rilevanti, lo si poteva già desumere leggendo il testo del decreto legge del 2015, nel quale non vi è mai stato scritto che l’immunità penale venisse estesa ad aree non riguardanti l’attuazione del Piano Ambientale.

In sostanza, l’immunità penale, come già ipotizzato nelle scorse settimane, resterebbe in vigore e continuerebbe ad essere circoscritta al Piano Ambientale e per questo applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree, ma non verrebbe eliminata del tutto.

Ad oggi però non si conosce ancora il testo che permetterebbe di comprendere al meglio il perimetro dell’abolizione, che era già stata contestata dalla multinazionale ArcelorMittal. Che proprio nelle scorse settimane era tornata a chiedere “certezza del diritto” e aveva ricordato di aver acquistato l’Ilva sulla base di regole concordate con il governo italiano.

Dall’altro lato, è bene ricordarlo, la Consulta è stata chiamata ad esprimersi sull’incostituzionalità dell’immunità, dal gip di Taranto, lo scorso febbraio. Pertanto si resta ancora in attesa di un pronunciamento definitivo dalla Corte Costituzionale.

La tanto discussa immunità penale nel parere dell’Avvocatura di Stato dello scorso anno

Siccome è sempre meglio leggersi le carte, torniamo a riproporre quanto pubblicammo nello scorso settembre, ovvero il parere dell’Avvocatura di Stato sulla vicenda Ilva e sulla stessa immunità penale. Come si ricorderà, la scorso estate il MiSE richiese una serie di chiarimenti sulla vendita del gruppo Ilva ad ArcelorMittal e su una serie di norme varate negli anni a favore del siderurgco.

Tra cui appunto quella di “di valutare se il testo attualmente vigente dell’art. 2, comma 6, del DL. 5.1.2015, n. 1, convertito con legge 4.3.2015, come modificato dapprima dall’articolo 1, comma 4, lettera b), I del DL. 9.6.2016, n. 98, convertito con legge 1.8.2016, n. 151, presenti “eventuali profili di illegittimità tali da giustificarne una rimozione ovvero una rimodulazione sui piano normativo”.

Nella sua risposta l’Avvocatura ricordava che “tale disposizione, contenente una esenzione da responsabilità penale, è stata introdotta mediante decretazione d’urgenza e non è stata ancora oggetto di disamina da parte della Corte Costituzionale“. Pertanto, l’Avvocatura ricordava al vicepremier Di Maio che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale”.

Nel testo dell’Avvocatura veniva inoltre ricordato le motivazioni che portarono alla realizzazione del suddetto intervento normativo. Della disposizione l’Avvocatura ha già avuto modo di occuparsi con parere del 14.9.2017, in particolare con riguardo alla problematica della sua applicabilità sotto il profilo temporale, rilevando che “l’eventuale futura modifica del suddetto piano (ex art. 1, comma 8.1 del D.L. n. 191/2015), e la variazione dei termini per la sua attuazione, postula che l’esimente di cui all’art. 2, comma 6 cit. operi per tutto l’arco remporale in cui “l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dell’amministrazione”. Detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazime integrata ambientale in corso di validità (23.08.2023). 

Questo passaggio dovrebbe chiarire il dubbio sulla scadenza di tale norma. Originariamente introdotta nel 2015 e legata al Piano Ambientale del 2014 che sarebbe dovuto scadere il 30 marzo 2019, per l’Avvocatura di Stato la variazione temporale dell’attazione del Piano postula automaticamente il termine di scadenza della stessa immunità.

Nel suo parere l’Avvocatura sottolinea “la legittimità, in via astratta, di una disposizione che preveda un particolare esonero dalla responsabilità penale, anche se adottata con decretazione di urgenza“. Nel merito, la scelta normativa, “pur sempre rivalutabile da parte del legislatore sotto un profilo di opportunità, non appare prima fàeie illegittima alla luce dei canoni interpretativi sino ad oggi adottati dalla Corte Costituzionale“. Quest’ultima ha infatti “affermato, seppur con riguardo a materie eterogenee, che la scelta del legislatore di riconoscere rilievo penale a determinate fattispecie (e quindi anche efficacia giustificativa & situazioni ostative diverse dalle esimenti di carattere generale) può trovare fondamento nella peculiarità della Specifica fattispecie. La Corte ha dunque evidenziato, in forza di tali pronunciamenti, la necessità di contemperare l‘esigenza punitiva dello Stato con la doverosa protezione del bene giuridico tutelato”.

Speriamo di aver fatto chiarezza una volta e per tutte su questa vicenda, in attesa che la Consulta scriva ancora una volta la parola fine. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/10/ilva-il-vero-parere-dellavvocatura-di-stato/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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