Aseco, l’Aqp difende l’impianto di Ginosa. Silenzio dalla Regione

 

Si resta in attesa di capire cosa deciderà di fare la Regione Puglia dopo gli scontri delle ultime settimane con il Comune di Ginosa
pubblicato il 19 Aprile 2019, 19:17
9 mins

Dopo i sigilli della scorsa settimana, l’Acquedotto Pugliese difende l’operato dell’impianto di compostaggio Aseco, società controllata al 100% da Aqp, per quanto riguarda le ipotesi di inquinamento ambientale e gestione illecita di rifiuti.

Le attività di Aseco nell’impianto di Marina di Ginosa non costituiscono un pericolo per la salute pubblica. Nessun indicatore lascia dubbi circa possibili danni arrecabili alla salute di uomini, animali, piante o altre risorse naturali. I rifiuti in ingresso all’impianto – prosegue la nota – sono costituiti dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, nonché da legna e sfalci di potatura, oltre ad una residuale quantità di scarti agroalimentari. Si tratta, cioè, di rifiuti assolutamente naturali che, per definizione, non possono contenere materie inquinanti. Peraltro, si tratta di rifiuti conferiti esclusivamente da Amministrazioni Comunali Pugliesi“. Il processo di compostaggio, fa presente ancora Aqp nel suo comunicato, “è ampiamente riconosciuto come il sistema virtuoso e biologico di chiusura del ciclo dei rifiuti organici. È rispettoso dell’ambiente e contribuisce al miglioramento delle condizioni ambientali del territorio. Rimane l’impegno dell’azienda a realizzare le opere prescritte dalla Regione Puglia, che contribuiranno al sostanziale miglioramento dell’impianto e non all’ampliamento della struttura“. I lavori, conclude Acquedotto pugliese, “sono finalizzati al miglioramento funzionale e consisteranno nella realizzazione di opere di copertura e confinamento delle parti attualmente scoperte. La struttura di compostaggio sarà, inoltre, dotata di un avanzato sistema di captazione e trattamento dell’aria con moderne strutture di filtrazione, in linea con quanto richiesto dall’Arpa Puglia. Il tutto a vantaggio del territorio e delle comunità servite“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/16/2aseco-ginosa-scatta-il-sequestro/)

In una nota subito dopo il sequestro, la società Aseco si era già dichiarata “serena dell’operato fino a oggi svolto come azienda pubblica, nel rispetto delle normative vigenti, ed esprime massima fiducia nel lavoro della magistratura e assicura la più totale collaborazione, come di consueto, auspicando che tale vicenda si concluda nel minor tempo possibile“.

Come si ricorderà, lo scorso 16 aprile i carabinieri forestali di Marina di Ginosa e Laterza hanno effettuato un sequestro preventivo dell’impianto, disposto dal giudice delle indagini preliminari di Taranto Giuseppe Tommasino. L’accusa parla di “una gestione dei rifiuti non conforme alle prescrizioni dei provvedimenti autorizzativi e alla normativa di settore”. Contestualmente sono stati denunciati a piede libero l’amministratore Unico ed il responsabile tecnico per concorso (avv. Maurizio Cianci e il responsabile tecnico dr. Sante Ragone) nei reati “di gestione illecita di rifiuti, scarico illecito dei reflui industriali, danneggiamento dei terreni agricoli e getto pericoloso di cose“, quest’ultimo relativo alle emissioni maleodoranti. Nelll’ordinanza viene evidenziato che “i piazzali erano solo in parte impermeabilizzati, privi di rete di raccolta delle acque, e dunque si determinava lo sversamento di percolato verso i terreni agricoli confinanti, nonché il ristagno di liquami putrescenti e maleodoranti“. Per questo, secondo gli inquirenti, il sequestro è stato l’unico metodo “per interrompere una condotta criminosa e soprattutto evitare l’ulteriore danneggiamento e deterioramento delle matrici ambientali interessate”.

In realtà non è il primo sequestro subito dall’impianto, che dopo il passaggio ad Aqp nel 2009, nel 2015 fu sequestrato “per concentrazione eccessiva di metalli nei fertilizzanti” e che alcuni lotti del loro “ammendante compostato misto, sono in realtà un rifiuto (e non un fertilizzante) poiché conterrebbero residui di fanghi provenienti da insediamenti industriali ed artigianali”.

Cosa accadrà adesso è difficile dirlo. Il sequestro è arrivato infatti a distanza di pochi giorni dagli ultimi scontri registratisi tra il Comune di Ginosa e la Regione Puglia, in merito alla gestione e al futuro dell’impianto. Il 10 aprile infatti, il Tar di Lecce respingeva il ricorso con richiesta di sospensiva da parte del Comune di Ginosa di chiusura dell’impianto (decisione salutata con favore dalla Regione).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/11/aseco-il-tar-respinge-ricorso-comune-ginosa-impiano-fermo-dal-30-giugno3/)

Due giorni dopo, il12 aprile, il sindaco di Ginosa Parisi, rendeva pubblici gli esiti delle analisi commissionate dallo stesso comune ad un laboratorio di ricerca certificato lo scorso 19 marzo, nei pressi dell’impianto Aseco alla presenza della polizia locale, precisamente da un canale adiacente allo stabilimento e da un terreno agricolo posizionato a sud dello stesso stabilimento. I risultati hanno registrato il superamento di valori limite di emissione in acque superficiali e in fognatura e valori significativi per metalli come alluminio, arsenico, ferro, nichel e vanadio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/12/aseco-analisi-private-del-comune-superamenti-di-alcuni-inquinanti/)

Esiti che hanno spinto il primo cittadino ad interpellare ARPA Puglia chiedendo di effettuare ulteriori analisi, per capire se vi siano pericoli per l’ambiente e la salute dei cittadini. Ricordando come gli ultimi controlli effettuati dalla stessa ARPA tra il 16 ottobre e il 19 dicembre 2018, ha riscontrato ben 17 non conformità accertate, relazionate dall’Agenzia in una nota inviata al Comune lo scorso 3 aprile.

(leggi il pezzo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/08/aseco-il-comune-minaccia-la-diffida-e-la-chiusura/)

Lo scontro vero e proprio però, è iniziato lo scorso 1 aprile, durante l’ennesima riunione a Bari, dove il sindaco Parisi aveva annunciato la possibilità che l’accordo raggiunto con la Regione sul futuro dell’impianto saltasse definitivamente. Motivo del contendere, in particolare, la riduzione del quantitativo annuale della Forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano) dalle 80mila alle 60mila tonnellate. Su questa riduzione la stessa Aseco si era impegnata, inoltre, a chiedere una modifica dell’AIA che limitasse il trattamento Forsu alle 60mila tonnellate. Secondo il Comune di Ginosa però, invece di riduzione si era in presenza di un vero e proprio raddoppio, in quanto il quantitativo di tonnellate di rifiuti trattati dall’impianto, negli anni 2015, 2016, 2017 è stato rispettivamente di 19, 34 e 38mila tonnellate. Dunque molto al di sotto delle 60mila preventivate dopo la riduzione dalle precedenti 80mila.

L’intesa tra Regione Puglia, Ager, comuni di Castellaneta e Ginosa e Aseco, riguardava inoltre la chiusura temporanea dell’impianto che non potrà andare oltre il 30 giugno 2019, per tutto il periodo necessario per l’esecuzione dei lavori di adeguamento e riapertura nella primavera del 2020 a completamento lavori; una tariffa agevolata in favore dei comuni ospitanti l’impianto (Ginosa e Castellaneta); determinazione di una royalty in favore dei comuni di Ginosa e Castellaneta da parte dell’Aseco; monitoraggio periodico da parte delle competenti commissioni dei due comuni presso l’impianto sia durante i lavori di adeguamento sia durante la normale attività.

I lavori all’impianto sono stati programmati sin dal 2016, ed ammontano ad oltre 9 milioni di euro. Il progetto parla di lavori finalizzati al miglioramento funzionale dell’impianto, che consisteranno nella realizzazione di opere di copertura e confinamento delle parti attualmente scoperte, nonché di un avanzato sistema di captazione e purificazione d’aria con moderne strutture di filtrazione, in linea con quanto richiesto dall’ARPA Puglia. Tali opere sono state autorizzate dalla Regione Puglia con determina dirigenziale n.179 del 1 ottobre 2018, che aveva recepito l’esito dei lavori di una Conferenza di Servizi protrattasi per circa due anni alla quale aveva partecipato anche il Comune di Ginosa. 

In tutto questo, restano in ballo, è bene non dimenticarlo, 24 lavoratori che non sanno cosa aspettarsi per il futuro. Visto che i lavori inizieranno comunque non prima di un eventuale dissequestro, che non è detto arrivi subito. E soprattutto bisognerà vedere cosa decideranno adesso Regione Puglia (che è ancora in silenzio) e Acquedotto Pugliese, che potrebbero essere costretti a rivedere l’AIA rilasciata nel 2016, se non annullarla del tutto. Staremo a vedere.

(leggi le notizie sull’impianto Aseco https://www.corriereditaranto.it/?s=aseco&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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