MES, polo siderurgico a Taranto: è ancora l’altare dell’interesse particolare?

 

pubblicato il 15 Aprile 2019, 18:05
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Questi primi mesi di gestione ArcelorMittal non sembrano lanciare segnali positivi, “ma al contrario sembra esserci una pericolosa continuità con quanto accadeva in passato. La fabbrica dell’acciaio ancora una volta si sta dimostrando un “feudo personale” per qualcuno all’interno, ed un palcoscenico personale per qualcuno all’esterno”. A pensarla così è il MES, Movimento europeo socialista.
Nei giorni scorsi il segretario generale aggiunto della Fim Cisl di Taranto, Biagio Prisciano, ha dichiarato che se ArcelorMittal intende cambiare passo sul serio, ci deve essere una reale continuità tra management periferico e relazioni centrali. Difficile dare torto alla denuncia sindacale, nella storia pluridecennale di quella che è stata prima Italsider di Stato e poi Ilva privata, c’è sempre stato uno scollamento tra chi gestisce l’azienda a livello centrale e chi poi le scelte deve metterle in pratica nello stabilimento. Insomma, parliamo della logica “feudale” che tanti danni ha fatto a più livelli, dalla questione ambientale alla gestione dell’indotto. C’è chi dalla periferia del sistema decisionale riesce ad influenzare da anni l’andamento del più grande centro siderurgico d’Europa, con rapporti di forza retti da “amicizie e simpatie”, e la mancante comunicazioni con la direzione centrale. Dirigenti che omettono le vere necessità degli impianti e dei lavoratori, che hanno trasformato il sistema degli appalti in un pantano di ditte protette da un muro di gomma, impermeabile al cambiamento ed ostacolo all’ingresso di altre società meritevoli”, prosegue la nota del MES.
La direzione centrale di ArcelorMittal “dovrebbe impegnarsi ad eradicare questa “piramide inversa”, dove sono i piani inferiori a farsi valere su quello che si decide all’apice, altrimenti ogni buon proposito rischia di restare tale, e il danno non sarebbe solo a livello d’immagine. Non va di certo meglio fuori dallo stabilimento, in una città come Taranto che meriterebbe risposte e soluzioni serie, ed invece trova solo molto rumore per nulla. Rinaldo Melucci dopo aver alzato la voce, promesso ordinanze, posto ultimatum, ha cambiato idea prendendo ancora una volta tempo, scaricando su altri il peso delle proprie parole. Il sindaco non è nuovo a clamorosi cambi di direzione – ricordiamo le dimissioni ritirate dello scorso novembre – ma questa volta in ballo c’è qualcosa di più importante della sua carriera politica. La cittadinanza è stata allarmata, il diritto allo studio degli alunni di due scuole è stato leso, la fiducia verso le istituzioni è stata messa a dura prova, e non è finita qui. Ribadiamo il concetto, in città c’è chi, come il Procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo, prova a fare rigorosa chiarezza sull’allarme ambientale, mentre il primo cittadino Melucci preferisce andare avanti così, con proclami di grande impatto emotivo ma nella sostanza inconcludenti, che non portano a nulla, se non al malcontento generale”.

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