Emissioni CO2, report UE. L’ex Ilva al 42° posto

 

Pubblicati dalla Commissione Europea i dati sulle emissioni di anidride carbonica tra il 2008 e il 2018 di oltre 14 mila società
pubblicato il 08 Aprile 2019, 12:07
10 mins

Sono stati resi noti lo scorso 1 aprile, dalla Commissione europea, i dati sulle emissioni annuali di anidride carbonica (CO2) di 14.128 società europee, relative al periodo 2008-2018. I dati provengono dall’EU ETS (European Union Emissions Trading Scheme), il Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra, che è il principale strumento adottato dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei principali settori industriali e nel comparto dell’aviazione. Il sistema è stato introdotto e disciplinato nella legislazione europea dalla Direttiva 2003/87/CE (Direttiva ETS).

(questo il link del registro europeo https://ec.europa.eu/clima/policies/ets/registry_en#tab-0-1)

Cosa stabiisce la Direttiva 2003/87/CE 

Il meccanismo è di tipo cap&trade ovvero fissa un tetto massimo complessivo alle emissioni consentite sul territorio europeo nei settori interessati (cap) cui corrisponde un equivalente numero “quote” (1 ton di CO2eq. = 1 quota) che possono poi essere acquistate/vendute su un apposito mercato (trade). Ogni operatore industriale/aereo attivo nei settori coperti dallo schema deve quindi “compensare” su base annuale le proprie emissioni effettive (verificate da un soggetto terzo indipendente) con un corrispondente quantitativo di quote. La contabilità delle compensazioni è tenuta attraverso il Registro Unico dell’Unione mentre il controllo su scadenze e rispetto delle regole del meccanismo è affidato alle Autorità Nazionali Competenti (ANC).

Le quote possono essere allocate a titolo oneroso o gratuito. Nel primo caso vengono vendute attraverso aste pubbliche alle quali partecipano soggetti accreditati che acquistano principalmente per compensare le proprie emissioni ma possono alimentare il mercato secondario del carbonio. Nel secondo caso, le quote vengono assegnate gratuitamente agli operatori a rischio di delocalizzazione delle produzioni in Paesi caratterizzati da standard ambientali meno stringenti rispetto a quelli europei (c.d. carbon leakage o fuga di carbonio). Le assegnazioni gratuite sono appannaggio dei settori manifatturieri e sono calcolate prendendo a riferimento le emissioni degli impianti più “virtuosi” (c.d. benchmarks, prevalentemente basati sulle produzioni più efficienti).

Indipendentemente dal metodo di allocazione, il quantitativo complessivo di quote disponibili per gli operatori (cap) diminuisce nel tempo imponendo di fatto una riduzione delle emissioni di gas serra nei settori ETS: in particolare, al 2030, il meccanismo garantirà un calo del 43% rispetto ai livelli del 2005.

Cosa afferma la nuova Direttiva 2018/410/UE

Dopo due anni e mezzo di negoziati condotti per l’Italia dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, il 19 Marzo 2018 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, la Direttiva 2018/410/UE, che stabilisce il funzionamento dell’Emissions Trading System europeo (EU-ETS) nella fase IV del sistema (2021-2030). In pratica una revisione della precedente.

Il Quadro per il clima e l’energia 2030 prevede l’obiettivo vincolante di ridurre entro il 2030 le emissioni nel territorio dell’Unione Europea di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, mentre i settori interessati dal sistema ETS dovranno ridurre le emissioni del 43%, rispetto al 2005, comportando una necessaria riforma dell’EU-ETS per poter adempiere agli impegni assunti nell’ambito dell‘Accordo di Parigi.

Il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare ha condotto un’analisi approfondita della proposta legislativa e ha fornito una posizione nazionale, concordata a livello interministeriale, anche attraverso emendamenti riguardanti aspetti specifici, tenendo in ogni caso conto della sostenibilità ambientale, economica e finanziaria.

Le principali novità di quest’ultima revisione della Direttiva possono essere così riassunte: il volume totale di emissioni si riduce annualmente del 2,2% (Fattore Lineare di Riduzione); la percentuale di quote da mettere all’asta viene fissata pari al 57% del totale, con una riduzione condizionata fino al 3%, qualora si ricorra al fattore di correzione transettoriale; introduzione di nuove norme per il calcolo dell’assegnazione gratuita in funzione della livello di attività, così come l’aggiornamento dei benchmark di riferimento per il calcolo delle assegnazioni; conferma dell’assegnazione totalmente gratuita ai settori rientranti nella nuova lista del “carbon leakage” diretto ossia esposti ad un elevato rischio di rilocalizzazione delle emissioni, mentre per gli altri settori la percentuale dell’assegnazione viene fissata al 30%, con la graduale riduzione fino all’eliminazione a partire dal 2026, ad eccezione del teleriscaldamento; costituzione della riserva per i nuovi entranti attraverso le quote inutilizzate nel periodo 2013-2020 e 200 milioni di quote della riserva stabilizzatrice del mercato; temporaneo raddoppio, fino alla fine del 2023, del numero di quote da immettere nella riserva stabilizzatrice del mercato e cancellazione, a partire dal 2023, delle quote presenti nella riserva al di sopra del numero di quote messe all’asta nell’anno precedente, fatta salva la revisione della Decisione UE/2015/1814; introduzione di un massimale, seppur non obbligatorio, per le compensazioni alle industrie più energivore dei costi ‘indiretti’ derivanti dalla applicazione dell’EU-ETS (cd. carbon leakage indiretto) che consente l’utilizzo dei proventi d’asta non destinati a finalità ambientali, in misura pari al 25%, in linea comunque con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato; istituzione dell’Innovation Fund a favore di progetti dimostrativi di tecnologie innovative anche a innovazioni industriali pionieristiche.

I dati della classifica

L’EU ETS, in tutta Europa, interessa oltre 11.000 impianti industriali e circa 600 operatori aerei. In Italia sono disciplinati più di 1200 soggetti che coprono circa il 40% delle emissioni di gas serra nazionali.

Ai primi posti della classifica delle società europee maggiormente inquinanti si impone la presenza delle centrali termoelettriche a carbone. La più inquinante in assoluto si trova in Polonia, seguita da otto centrali tedesche.

Secondo la classifica pubblicata dalla Commissione Europea, al 1° posto, con 38,3 milioni di tonnellate di CO2 c’è la polacca Belchatow, la più grande centrale elettrica europea. La Polonia è infatti una delle maggiori ‘produttrici’ di CO2, e pur essendosi impegnata ad abbandonare il carbone, quest’ultimo assicura al Paese il 90% dell’energia elettrica, pertanto il Governo polacco difficilmente ci rinuncerà, anzi pare sia intenzionato a realizzare nuovi impianti ed a sfruttare nuove miniere.

Dopo la Polonia, c’è la Germania, con ben sette delle sue centrali a carbone, che emettono complessivamente 132 milioni di tonnellate di CO2. In Germania oggi il carbone fornisce il 37% dell’elettricità, il govenro tedesco ha deciso la cessazione dell’utilizzo del combustibile entro il 2038.

Per quanto riguarda l’Italia, al 14° posto della classifica generale c’è la centrale termoelettrica Torrevaldaliga nord, di Civitavecchia, nel Lazio. Nel 2018, ha prodotto 8,1 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta di una centrale a carbone con una capacità totale di 1980 MW installati. Al 26° posto si trova invece una raffineria, il cui nome non è però specificato (6,3 milioni); al 35°posto c’è la centrale di  Brindisi sud (5,4 milioni), e al 42° posto l’ArcelorMittral di Taranto, l’ex-Ilva (circa 4,7 milioni).

Dato che lascia riflettere è che al 9° posto, tra le le centrali termoelettriche e siderurgiche, c’è la Ryanair, nota compagnia aerea irlandese. Secondo i dati di EU ETS, nel 2018, Ryanair ha emesso nell’aria 9.879.100 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Il settore aereo infatti, contribuisce notevolmente alle emissioni di CO2 nell’aria. Nel 2018, rispetto al 2017, le emissioni del 2018, rispetto a quelle dell’anno precedente, sono cresciute del 4,9%. Al contrario gli altri settori fortemente impattanti sull’effetto serra hanno fatto registrare, nel loro complesso, una diminuzione del 3,9% di emissioni rispetto al 2017.

Negli ultimi 5 anni, le emissioni del settore aereo fanno registrare un +26,3%, contrariamente alla riduzione, negli altri settori, pari a -11,6%.

Tra le più inquinanti compagnie del settore aereo, dopo Ryanair, con 9,9 milioni di tonnellate di CO2, c’è Lufthansa (4,4 milioni), EasyJet (3,4 milioni), British Airways (3 milioni) e Sas-Scandinavian Airlines (2,5 milioni). Più giù in classifica Alitalia (1,5 milioni), terzultima dell’elenco la Air Italy, ex Meridiana, con 0,01 milioni di tonnellate.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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