Porto di Gallipoli. Anzi no: di Taranto

 

Dure reazioni dei consiglieri regionali Liviano ("Dimissioni o licenziamento di chi ha sbagliato") e Perrini ("L'ultima offesa al nostro territorio")
pubblicato il 08 Aprile 2019, 16:50
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Quelle che circolano ormai da alcune ore in rete sono le foto, come ben sapete, di un erroraccio commesso dalla Regione Puglia, per mano dell’agenzia che si occupa della campagna pubblicitaria Pugliapromozione, al padiglione del Vinitaly: il porto di Taranto scambiato con quello di Gallipoli. Per quel che ci riguarda… stendiamo un velo pietoso, non è la prima volta che muoviamo critiche verso – diciamo così – una certa superficialità nei confronti di Taranto.  Naturalmente, non mancano le reazioni politiche.

“Al peggio non c’è mai fine. Avevamo pensato di aver visto di tutto nella vita ma dover vedere che nel grande pannello pubblicitario allestito nello stand della Puglia al Vinitaly, l’importante manifestazione legata al mondo del vino che ogni anno si tiene a Verona, il porto di Taranto venga scambiato per il porto di Gallipoli, mai e poi mai ci avremmo pensato”. Così Gianni Liviano, consigliere regionale, nell’osservare le due fotografie che ritraggono il porto di Gallipoli ma con la dicitura porto di Taranto.
“Siamo di fronte – rincara la dose Liviano – ad un marchiano errore frutto, con molta probabilità, della superficialità con la quale è stata allestita la campagna promozionale della presenza della Puglia all’edizione 2019 del Vinitaly”.
Sul banco degli imputati il consigliere regionale tarantino mette Pugliapromozione, l’agenzia regionale che si occupa, per conto della Regione Puglia e dell’Assessorato regionale all’Industria turistica e culturale, della campagna pubblicitaria con la quale invogliare i visitatori a visitare la nostra regione in modo da conoscere le bellezze architettoniche dei suoi centri più importanti oltre che le delizie enogastronomiche. Qualche ora dopo è arrivata la precisazione dell’assessore regionale al Turismo, Loredanza Capone, direttamente a Liviano che l’ha postata su facebook. “L’allestimento degli spazi espositivi a Vinitaly per RegionePuglia/Unioncamere e’ stata assegnata cin determina dirigenziale n. 25 (di marzo 2019) di Unioncamere alla societa Pubbliangie Group srl per un imposto.di circa 173.000 euro”. 
“Vedere il porto di Taranto scambiato per quello di Gallipoli è una cosa che non si può proprio sopportare tanto più che il danno di immagine non viene causato solo alla città di Taranto ma, anche, a quella di Gallipoli. Per questo motivo – prosegue Liviano – chiedo le immediate dimissioni o il licenziamento di chi, occupandosi della campagna pubblicitaria, è incorso in questo spiacevole errore. Taranto, per le note vicende ambientali che la stanno stritolando, fa fatica già da sè nel rilanciare la sua immagine di città museo a cielo aperto, ricca di numerose attrattive, penso al MarTa, al castello Aragonese, al circuito degli ipogei, al MuDi, al borgo umbertino che tante sorprese architettoniche sa disvelare ai visitatori, ai Riti della Settimana santa, che non ha proprio bisogno di essere scambiata per altre realtà pugliesi. Spero che all’errore venga posto subito rimedio cambiando il soggetto della fotografia e, questa volta, assicurandosi che si tratti davvero di Taranto”.
Non è da meno il collega Renato Perrini: “Questa è l’ultima offesa al nostro territorio da parte di una Regione Puglia che non solo è disattenta nella comunicazione, ma si beffa di un territorio già fortemente provato da vicende industriali e nazionali che danneggiano la sua immagine. In questi giorni si sta svolgendo a Verona la più importante Fiera del Vino, Vinitaly… e come dimostra la foto nel padiglione della Regione Puglia vi è una bellissima foto di un porto pugliese: la didascalia recita PORTO DI TARANTO, in realtà è quello di GALLIPOLI. Faccio appello a tutti i consiglieri regionali tarantini, specie quelli di maggioranza, perché questa mancanza di rispetto non si trasformi in una grandissima risata: non siamo su ‘Scherzi a parte’, siamo su Regione Puglia e per questo c’è da piangere non da ridere”.

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