Via della Seta, breve storia

 

Se ne parla molto, è bene conoscerla (prima parte)
pubblicato il 05 Aprile 2019, 09:55
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Il commercio e lo scambio culturale tra i popoli è sempre esistito anche se con modalità diverse. A partire dalla fine del secolo scorso il baricentro economico si è spostato sull’oceano Pacifico, si sono aperte nuove vie di comunicazione terrestri o marittime. La nuova Via della Seta è la più importante, collega l’oriente con l’Occidente. Io l’ho percorsa in varie occasioni, studiando e documentando vari aspetti che mi hanno permesso di conoscere popoli e storia. Ora proverò a raccontarvi a puntate la Via della Seta antica e quella moderna, mescolando la mia esperienza all’attualità. Dall’anno ‘700 si chiamava Persiana, con stazioni di posta e alloggiamenti a distanze regolari. Per percorrerla i viaggiatori comuni impiegavano circa 3 mesi, mentre ai corrieri imperiali, continuamente riforniti di cavalli freschi, bastavano 9 giorni. Su di essa (a Ecbatana) si innestavano poi altre vie commerciali provenienti da India e Asia Centrale, sempre sotto la protezione dell’Impero Archemenide. Vi erano già contatti tra Susa ai satrapi, ai governatori e ai capi delle centoventisette province, dall’India all’Etiopia.
Ai tempi di Erodoto (circa 475 a.C.), la Via Reale di Persia si sviluppava su oltre 3.000 chilometri dalla città di Ecbatana (attuale Hamadan), a Susa (attuale Shush) e fino al porto di Smirne (attuale Izmir) sull’Egeo. Alla sua manutenzione e protezione provvedeva l’Impero Achemenide (circa 700 a.C.-330 a.C.)
Il periodo elleniscono
Il primo passo importante verso lo stabilirsi di comunicazioni regolari tra oriente e occidente (e viceversa) arrivò tuttavia con l’espansione dell’impero di Alessandro Magno in Asia Centrale Medio Oriente, fino alla valle dell’Indo, l’attuale Pakistan e poco oltre l’attuale Afghanistan. Nel 329 a.C., all’imbocco occidentale della valle di Fergana nell’odierno Tagikistan, egli fondò la città più remota dalla sua originaria Macedonia. Infatti la denominò Alessandria Eschate, ovvero “ultima Alessandria”.

Fu il suo ammiraglio Nearco ad aprire una rotta dal delta dell’Indo al golfo Persico, e furono i suoi successori tolomei, impadronitisi dell’Egitto, a promuovere attivamente l’apertura di vie commerciali con la Mesopotamia, l’India e l’Africa Orientale attraverso i loro porti sul mar Rosso e su percorsi terrestri carovanieri (non esclusa la navigazione sul Nilo).
L’influenza ellenistica fu poi estesa ancora più a oriente, in Sogdiana, dal regno greco-battriano di Battria (odierna Balkh in Afghanistan). Secondo Strabone, ai tempi del re Eutidemo e di suo figlio Demetrio i greco-battriani avrebbero addirittura “esteso il loro dominio fino ai Seri e i Frini”.
Questo influsso, almeno sotto il profilo delle arti figurative, si espanse ancora più avanti, fino quasi all’estremità orientale del deserto Taklamakan, dove sono stati riportati alla luce affreschi di chiaro stampo ellenistico-romano, firmati da un “pittore Tita”, ovvero Titus. Il regno greco-battriano fu rovesciato dai Kushana, un popolo di origine abbastanza oscura ma quasi di sicuro indoeuropea (forse Tocaria), riparato lì per sfuggire all’invasione da est degli Hsiung Nu, il popolo destinato forse a diventare, secoli più tardi, gli Unni dilagati in Europa. Chang Ch’ien si accomiata dall’imperatore Wu della dinastia Han, partendo per la sua spedizione in ASIA Centrale. Fu dunque attraverso queste spedizioni diplomatico-commercial-militari dei cinesi verso l’Asia Centrale e la Partia che nel I secolo a.C. venne in essere quella che quasi due millenni più tardi sarebbe stata chiamata Via della Seta. E fu durante una di queste campagne che nel 36 ac la battaglia di Sodgiana tra Han e Hsiung Nu, avvenne forse il primo incontro tra truppe cinesi e romane, forse sbandate dopo la sconfitta subita da Crasso a Carre nel 53 ac in Mesopotamia, assoldate come mercenarie prima dai Parti e poi dagli Hsiung Nu. Pare che queste truppe mercenarie adottassero la tecnica tipicamente romana della testuggine ma l’ipotesi viene generalmente guardata con molto sospetto dagli storici. In definitiva, dopo 17 anni da Carre, questi mercenari romani dovevano essere un po’ invecchiati. E poi, in quale senso romani? Provenienti proprio da Roma o dalle estreme province orientali dello Stato?
Pare d’altra parte ben poco credibile che si tratti di soldati “romani” fatti prigionieri dai Parti quello stesso anno 36 a.C. durante la rovinosa campagna di Antonio contro di essi condotta passando per l’Armenia invece che per la Mesopotania. Nel 97 dc, il generale cinese Ban Chao avanzò con un esercito di 70.000 uomini per un’ennesima campagna contro gli Xong Nu, arrivando ben al di là della Partia fino all’attuale Ucraina. Gli Xong Nu furono così spinti alle porte dell’Europa, poi diventati Unni. Fu comunque in questo periodo che la progredita tecnica asiatica dell’arco comparve in Occidente.

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