Ambiente, il ministero ‘affonda’ la Regione

 

Con due missive vengono cassati tutti i rilievi mossi dall'ing. Valenzano, sia nel metodo che soprattutto nel merito
pubblicato il 04 Aprile 2019, 21:59
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Prosegue lo scontro a distanza tra il ministero dell’Ambiente e la Regione Puglia, sulla vicenda ambientale della città di Taranto e il siderurgico ArcelorMittal Italia. In particolar modo con il direttore del dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche ed Ecologia della Regione Puglia, Barbara Valenzano. Al centro della polemica, in un botta e risposta con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il piano regionale della qualità dell’aria del 2018, mancante, requisito indispensabile per avanzare la richiesta di riesame del Piano Ambientale rilasciato ad ArcelorMittal. Mentre secondo la Valenzano ad essere inadempiente era il ministero e non la Regione, perchè lo stesso non avrebbe “tenuto conto dell’obbligo che aveva di elaborare, entro il 30 settembre del 2018, il Programma di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico, che avrebbe dovuto fornire i limiti nazionali per l’emissione in atmosfera di determinati inquinanti“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/03/28/ambiente-polemica-tra-regione-e-ministero-ambiente2/)

In questi giorni, il ministero dell’Ambiente ha replicato con due note alla posizione della Regione Puglia. La prima, “Stabilimento siderurgico di Taranto. Elementi di riscontro nota Regione Puglia del 28 marzo 2019“, riporta la data del 29 marzo ed è firmata dal direttore generale della Direzione Rifiuti e Inquinamento del ministero, il dott. Mariano Grillo.

Con la nota in oggetto, trasmessa per le vie brevi in data 28 marzo 2019, la Regione Puglia nell’ambito di una complessiva disamina di problematiche autorizzative relative allo stabilimento siderurgico di Taranto, formula anche alcune richieste riferite al Dlgs 81/2018, recante attuazione della direttiva 2016/2284 sui limiti nazionali alle emissioni di una serie di inquinanti” l’incipi della nota del direttore Grillo. “In particolare, la nota della Regione chiede se sia stato definito il Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dal Dlgs 81/2018, asserendo che il Programma deve fissare limiti di emissione “più severi” e che, in assenza del Programma, risulterebbe limitata la possibilità di un riesame delle AIA degli impianti industriali e la possibilità di aggiornare il Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria“. 

Il direttore Grillo, al riguardo, evidenzia, in primo luogo, “che il Programma nazionale in esame è stato, a seguito di apposita istruttoria, debitamente predisposto dal Ministero, nel rispetto dei requisiti e dei contenuti prescritti dal Dlgs 81/2018, ed è stato sottoposto alla condivisione dei Ministeri competenti“. 

La necessità di assicurare, come prescritto dallo stesso Dlgs 81/2018, la coerenza tra il Programma e gli altri strumenti di pianificazione e programmazione relativi a fonti emissive rilevanti ha tuttavia determinato, amette il direttore, “un differimento della procedura, in relazione, in particolare, ai tempi di definizione del Piano Nazionale per il Clima e l’Energia (Piano con il quale il Programma deve essere idoneamente coordinato). La procedura di adozione del Programma è pertanto in corso di perfezionamento, con i passaggi formali previsti dalla legge (innanzitutto la procedura di VAS)”. 

In secondo luogo, il direttore Grillo osserva che “le motivazioni delle richieste esposte dall’amministrazione regionale appaiono fondarsi su un equivoco in relazione all’oggetto al Dlgs 81/2018 e della direttiva 2016/2284. In particolare, tale norma è finalizzata al rispetto di limiti di emissione totale riferiti al complesso di tutte le emissioni del territorio nazionale. Il Programma nazionale deve pertanto prevedere misure di ampio respiro, in grado di rispettare un limite inteso come somma complessiva di tutte le emissioni del Paese. Non può invece prevedere misure o linee di azioni riferite a situazioni locali di criticità della qualità dell’aria che, per quanto gravi, possono influire in modo limitatissimo sulle emissioni totali nazionali e che devono essere affrontate, in primo luogo, con gli strumenti di pianificazione e risanamento previsti dal Dlgs 155/2010“. 

Cosa che ribadiamo da anni: se si vuol fare una battaglia politica sui dati, è sul decreto 155 del 2010 che bisogna agire. 

Per tali motivi, “il Programma nazionale non è finalizzato, come ipotizza la nota regionale, a fissare limiti di emissione per impianti, né a costituire un riferimento sulla cui base rivedere le prescrizioni autorizzative per specifici impianti o aggiornare i piani regionali di qualità dell’aria in relazione a specifiche categorie di fonti emissive rilevanti a livello locale“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/03/26/2disposti-a-rivedere-aia-su-ex-ilva/)

Molto più dura invece, la seconda nota, del 1 aprile e firmata dal direttore generale del ministero, quel Giuseppe Lo Presti con il quale la stessa Valenzano ha avuto modo di entrare in polemica già tempo addietro.

La missiva è in risposta a quella inviata dalla Regione Puglia lo scorso 27 marzo, sul “Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017 per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A. in A.S) – Riscontro alla nota della Regione Puglia n. 2090 del 27/3/2019 (7893/DVA del 28/3/2019)“.

Sin dal principio Lo Presti parte all’attacco della Valenzano: “Con riferimento alla nota che si riscontra, occorre in primo luogo lamentare quello che costituisce un comportamento non nuovo da parte del titolare di codesto Dipartimento il quale, in violazione dei più elementari principi di correttezza istituzionale, e si vorrebbe aggiungere, di buona creanza, continua a diffondere a mezzo stampa il contenuto di note che si dicono dirette a questo Ministero giorni prima dell’effettivo invio“. 

Cosa peraltro assolutamente vera, visto che spesso le note e gli interventi della Valenzano, vengono pubblicati in anteprima solo da alcuni organi di stampa e vengono spesso inviati in forma privata soltanto ad alcuni esponenti di associazioni ambientaliste locali, con i quali la Valenzano ha da sempre ottimi rapporti.

Poi, il secondo affondo, ancora più diretto: “Appare poi surreale che codesta Regione, con nota sottoscritta da un dirigente, si ritenga legittimata a contestare la legittimazione del vertice politico di questo Ministero (il quale, si rammenta, è per legge il firmatario dei provvedimenti di autorizzazione integrata ambientale) a rispondere ad una nota come quella che codesta Regione medesima ha ritenuto di inoltrare, oltre al sottoscritto al Ministro Costa e agli enti locali, anche al Presidente del Consiglio“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/01/18/taranto-ministero-dellambiente-dal-2013-qualita-dellaria-norma-lo-dice-la-regione/)

Per quanto attiene il merito, Lo Presti sottolinea come “appaiono del tutto inconferenti i rilievi mossi da codesta Regione riguardo la mancata emanazione da parte di questo Ministero del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dal D.Lgs. n. 81/2018, che non consentirebbe a codesto ente di procedere ad una revisione del proprio Piano Regionale di qualità dell’aria“. E riprende quanto già sottolineato dal direttore Grillo: “Come, infatti, argomentato dalla competente Direzione per i rifiuti e l’inquinamento di questo Ministero con l’allegata nota la norma che prevede detto Programma “è finalizzata al rispetto di limiti di emissione totale riferiti al complesso di tutte le emissioni del territorio nazionale. Il Programma nazionale deve pertanto prevedere misure di ampio respiro, in grado di rispettare un limite inteso come somma complessiva di tutte le emissioni del Paese. Non può invece prevedere misure o linee di azione riferite a situazioni di locale criticità della qualità dell’aria che, per quanto gravi, possono influire in modo limitatissimo sulle emissioni totali nazionali e che devono essere affrontate, in primo luogo, con gli strumenti di pianificazione e risanamento previsti dal d.lgs. 155/2010. Per tali motivi il Programma nazionale non è finalizzato, come ipotizza la nota regionale, a fissare limiti di emissione per impianti, né a costituire un riferimento sulla cui base  rivedere le prescrizioni autorizzative per specifici impianti o aggiornare i piani regionali della qualità dell’aria in relazione a specifiche categorie di fonti emissive rilevanti a livello locale”. Alla luce di ciò andrebbero riconsiderate tutte le motivazioni poste alla base della nota che si riscontra in quanto basate su presupposti palesemente erronei“. 

Per quanto attiene poi punti relativi ai singoli commi dell’art.29-octies del D.Lgs. n. 152/06: Lettera a)a giudizio dell’autorità competente ovvero, in caso di installazioni di competenza statale, a giudizio dell’amministrazione competente in materia di qualità della specifica matrice ambientale interessata, l’inquinamento provocato dall’installazione è tale da rendere necessaria la revisione dei valori limite di emissione fissati nell’autorizzazione o l’inserimento in quest’ultima di nuovi valori limite, in particolare quando è accertato che le prescrizioni stabilite nell’autorizzazione non garantiscono il conseguimento degli obiettivi di qualita’ ambientale stabiliti dagli strumenti di pianificazione e programmazione di settore“, Lo Presti mette nero su bianco che “Tutte le circostanze citate non sono tali da condurre al riesame diretto di una singola AIA, ma dovrebbero passare al vaglio del procedimento necessario ad eventualmente portare ad adeguare il Piano Regionale di qualità dell’aria, che solo può fissare “gli obiettivi di qualità ambientale” in capo agli” strumenti di pianificazione e programmazione di settore”.

Secondo Lo Presti “occorre un adeguamento del Piano regionale che fissi nuovi obiettivi. Per quanto risulta allo scrivente l’AIA di ArcelorMittal non è in contrasto con gli obiettivi fissati da codesta Regione con il Piano vigente. Detto procedimento, peraltro, risulta essere ben noto a codesta Regione in quanto si rammenta che il “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi (TA)” per gli inquinanti Benzo(a)Pirene e PM10, redatto ai sensi del decreto legislativo n. 155/2010 e adottato nel 2012 da codesta amministrazione regionale, è stato uno dei presupposti fondamentali del riesame dell’autorizzazione integrata ambientale disposto nel 2012“. 

Per quanto riguarda invece “la Lettera b) le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una notevole riduzione delle emissioni“, Lo Presti evidenzia che “in merito occorre segnalare che la centrale termoelettrica non è, come erroneamente descritto da codesta Amministrazione, una attività tecnicamente connessa all’attività principale (produzione di acciaio), bensì un’attività IPPC statale codice 1.1, per la quale è stato appositamente disposto il riesame complessivo a seguito dell’emanazione delle BAT Conclusions di settore. Oltre a ciò il D.D. n. 430/2018, che dispone l’avvio d’ufficio da parte della DVA del riesame dell’AIA della centrale termoelettrica ArcelorMittal Italy Energy s.r.l. (ex Taranto Energia s.r.l.) sita all’interno dello stabilimento siderurgico, già prevede un eventuale specifico riesame per le aree del siderurgico che presentano connessioni tecniche con il funzionamento della centrale, sulla base ovviamente degli esiti dell’istruttoria in corso. Ciò, come previsto nel DPCM 29/9/2017, anche al fine di superare le misure transitorie“. 

Sul terzo punto, “Lettera c) a giudizio di una amministrazione competente in materia di igiene e sicurezza del lavoro, ovvero in materia di sicurezza o di tutela dal rischio di incidente rilevante, la sicurezza di esercizio del processo o dell’attivita’ richiede l’impiego di altre tecniche“, nella missiva si legge che “come dovrebbe essere noto anche a codesta Regione non si può disporre il riesame sulla base di dichiarazioni di stampa o ad un riferimento generico ad incidenti. Devono essere indicate in maniera analitica e dettagliata le nuove prescrizioni che si intende proporre. Si segnala, in proposito, che né il Ministero del lavoro, né il Ministero degli interni (comando dei vigili del fuoco), che sembrano avere una specifica competenza in materia e che partecipano alla conferenza di servizi conclusiva propedeutica al rilascio delle AIA statali hanno chiesto alcun riesame“. 

In conclusione il ministero dell’Ambiente “rinnova l’invito, valutati i necessari presupposti di legge, a procedere, con l’urgenza che il caso richiede, all’eventuale aggiornamento del proprio strumento di pianificazione della qualità dell’aria, in linea con l’esperienza della Regione siciliana la quale, senza necessità di attendere l’emanazione del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, del tutto irrilevante per la fattispecie, ha proceduto a imporre stringenti limiti per le AIA relative agli impianti di raffinazione dell’isola“.

E’ nella corretta sede della modifica del Piano Regionale di qualità dell’aria, infatti, prima che nelle singole autorizzazioni, “che potrà trovare collocazione, qualora codesta Regione ne ritenga sussistere i presupposti, l’applicazione dell’art. 271, comma 4, del decreto legislativo n.152/06, richiamata a sproposito da codesta Regione e che testualmente recita: “4. I piani e i programmi di qualità dell’aria previsti (dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n.155) possono stabilire appositi valori limite di emissione e prescrizioni più restrittivi di quelli contenuti negli Allegati I, II e III e V alla parte quinta del presente decreto, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio, purché sia necessario al perseguimento ed al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria“.

Le nostre conclusioni

L’impressione è che la Regione Puglia abbia toppato ancora. Nel metodo e nel merito. Recando un’ulteriore danno alla città. La vicenda dimostra come solo con la conoscenza si possa provare a cambiare lo stato delle cose. Tutto il resto conta meno di zero. Adesso si attende la relazione che la ASL sta redigendo per conto del Comune, poi la prossima settimana, forse, conosceremo una nuova puntata di questa infinita vicenda. Ma al momento, dai dati che stanno emergendo dalle relazioni ARPA e dai rilievi mossi dal ministero dell’Ambiente alla Regione, dubitiamo che possano esistere gli estremi per emettere un’ordinanza contingibile e urgente da parte del sindaco Melucci, seppur attuando il principio di precauzione. Staremo a vedere. 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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