Auchan, la crisi peggiora. Lavoratori in solidarietà

 

Entro metà aprile un referendum dovrà approvare un'intesta tra azienda e sindacati sfavorevole per i lavoratori. Il gruppo perde 1 miliardo
pubblicato il 01 Aprile 2019, 20:52
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Il miliardo di euro (997 milioni di euro) perso nel 2018, potrebbe segnare la fine del marchio Auchan, che l’anno scorso ha registrato un fatturato pari a 51 miliardi di euro, in calo del 3,2% rispetto al 2017. Auchan Holding poggia su tre direttrici ben definite: l’immobiliare con Ceetrus (ex Gallerie Commerciali Italia che ha cambiato nome lo scorso giugno, filiale italiana di Immochan presente con 48 centri commerciali su tutta la penisola ), la banca con Oney e la distribuzione con Auchan Retail, che è quella che ha subito le perdite più ingenti e che contribuisce all’80% del fatturato del gruppo.

Ora la holding francese ha deciso di cedere il controllo di Oney Bank alla seconda banca di Francia, Bpce, che avrà il 50,1% del capitale.

E ad essere prossimi alla vendita potrebbero essere alcuni centri commerciali italiani, tra cui quello di Taranto (che nel 2017 ha registrato un calo di vendite pari al 6%, aumentato al 10% nel 2018). Nonostante le rassicurazioni che arrivarono lo scorso novembre dal tavolo permanente aperto lo scorso novembre a Bari, presso la Task Force Regionale per il Lavoro. Dove i rappresentanti della società Auchan ribadirono che non c’è da parte del gruppo la volontà di lasciare Taranto e la Puglia. Di fatto, la crisi del gruppo non si è mai arrestata, come testimoniano i dati economici del 2018, ricadendo puntualmente sui lavoratori che in questi giorni stanno effettundo una serie di assemblee.

Del resto, l’ultimo confrontro tra l’azienda e i sindacati di categoria Fisascat, Filcams e Uiltucs di Taranto, ha visto tra le parti un’intesa che adesso dovrà essere votata dai lavoratori attraverso un referendum entro il prossimo 13 aprile (come riportato anche dal Quotidiano di Taranto). L’accordo prevede il passaggio ai contratti di solidarietà per 180 lavoratori sui 203 totali con una riduzione dell’orario di lavoro con punte al 22%, prestazioni lavorative domenicali anche per i lavoratori il cui contratto non prevedeva quest’obbligo, ed infine la possibilità di trasferimenti in altri siti aziendali o esodi incentivati (peraltro già proposta tempo addietro dalla società). 

Un’intesa fortemente respinta in particolar modo da quei lavoratori che saranno tra i più penalizzati, ovvero coloro che hanno contratti a 20 ore, mentre dall’accordo sono stati esclusi, ad esempio, i capireparto. Di fatto il rischio di mettere i lavoratori gli uni contri gli altri è destinato a diventare realtà. A maggior ragione poi di un esito referendario scontato, visto che qualora passasse il no l’azienda si riserverebbe di intervenire direttamente per risolvere il problema di eccedenza del personale.

Messo nel mirino dall’alleanza formatasi tra il gruppo Conad e il finanziere Raffaele Mincione per investire su asset immobiliari della grande distribuzione organizzata. Per l’operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, nelle scorse settimane è già stata costituita la newco Bdc Italia, che vede Conad al 51% del capitale e Mincione (con la lussemburghese Pop 18 Sarl che appartiene al gruppo Wrm) al 49%. Nel consiglio della società, composto da quattro membri, figurano tra gli altri come presidente Francesco Pugliese (numero uno della Conad) e lo stesso Mincione. Il progetto, che ha come nome in codice «Montblanc», è già stato esaminato – seppure in fase preliminare – dal cda di Conad ed ha nel mirino in particolar modo il dossier Auchan Italia, cioè i supermercati italiani che il gruppo francese Auchan punta a vendere. Conad, che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 13,4 miliardi (+3% rispetto al 2017) raggiungendo una quota di mercato vicina al 13%, è a un soffio dal sorpasso nei confronti di Coop (poco sopra il 14%) e il successo nell’operazione Auchan potrebbe assicurarle il primato nel campo della grande distribuzione.

(leggi tutti gli articoli sul gruppo Auchan https://www.corriereditaranto.it/?s=auchan&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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