Ex Ilva, ArcelorMittal chiarisca criteri assunzioni

 

Il giudice del Lavoro ha accolto in parte il ricorso dell'Usb per condotta antisindacale e chiede alla società di rispondere entro 60 giorni
pubblicato il 22 Marzo 2019, 20:19
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Il giudice del Lavoro di Taranto, Lorenzo De Napoli, accogliendo in parte il ricorso ex art. 28 presentato dall’Usb, tramite l’avv. Mario Soggia, accusata di comportamento antisindacale ArcelorMittal, ritenuta responsabile di aver proceduto alle assunzioni (10.700, di cui 8200 a Taranto) e alle dichiarazioni di esubero (2586) dei lavoratori dello stabilimento siderurgico ex Ilva in maniera non chiara e trasparente.

Il giudice ha quindi chiesto all’azienda di comunicare le concrete modalità applicative del criterio delle competenze professionali e, a parità di queste, dei punteggi e delle graduatorie relativi all’attuazione dei criteri sussidiari dell’anzianità di servizio e dei carichi di famiglia. La sentenza ordina la cessazione della condotta sindacale e la rimozione dei suoi effetti mediante le comunicazioni richieste che ArcelorMittal Italia dovrà fornire entro il termine di 60 giorni alle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo del 6 settembre 2018. Il giudice De Napoli ha altresì ordinato all’azienda – tenuta al pagamento delle spese della causa – di affiggere la sentenza in tutte le bacheche dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Questa in sintesi il decreto del giudice, composto da 14 pagine. Che però inizia ponendo un punto fermo molto chiaro: ovvero la regolarità della condotta aziendale prima e dopo l’accordo sottoscritto lo scorso 6 settembre a Roma. Nel decreto infatti il giudice scrive che lo stesso “non può incidere sui diritti acquisiti dai singoli lavoratori sicché restano ferme le assunzioni già effettuate in attuazione dell’accordo sindacale del 6.9.2018“. Dunque, chi è rientrato negli 8.200 assunti in via definitiva dallo scorso 1 gennaio in ArcelorMittal Italia, non hanno nulla da temere. I lavoratori che invece dimostreranno di aver subito un danno perché esclusi ingiustamente, dovranno essere reinseriti nel quadro delle assunzioni.

Tutto le altre accuse sono state invece rigettate. Come conferma anche ArcelorMittal in una nota. Il giudice ha infatti rigettato “le censure per condotta antisindacale relative alla fase di informazione e consultazione sindacale ex articolo 47, legge 428/90, che ha preceduto la cessione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA“. Sempre il giudice ha dato atto che nell’accordo sindacale del 6 settembre 2018 la stessa USB “aveva riconosciuto la correttezza della condotta aziendale in relazione all’esatto adempimento degli obblighi informativi prescritti dalla procedura ex art. 47, restando così esclusa la configurabilità di qualsivoglia condotta antisindacale al riguardo“. Ed ha rigettato le domande di USB anche “in relazione a pretese omissioni informative relative alla perimetrazione delle attività e alla definizione dei nuovi assetti organizzativi, dando atto che, nel corso dei numerosi incontri sindacali svoltisi con la costante partecipazione di USB, ArcelorMittal Italia non soltanto ha illustrato i nuovi assetti organizzativi e produttivi aziendali, ma ha anche svolto un effettivo confronto con le organizzazioni sindacali, recependone talune proposte e rimodulando di conseguenza l’organizzazione di vari reparti“.

ArcelorMittal Italia, si conclueda la nota, “prende atto del provvedimento del Tribunale, pur riservandosi ogni azione, e ribadisce di aver sempre agito con la massima collaborazione nei confronti di tutte le organizzazioni sindacali e di voler continuare a dialogare con assoluta trasparenza con tutti i soggetti coinvolti“.

Resta però, come detto, la mancanza di chiarezza e trasparenza da parte dell’azienda per quanto concerne l’applicazione dei criteri assunzionali. Nel decreto si legge infatti che “il prioritario criterio delle competenze professionali (il livello di inquadramento e l’esperienza acquisita) è rimasto sfornito, nella fase di attuazione dell’accordo, di idonea specificazione“; inoltre, “non è stato comunicato il peso da attribuirsi agli indicatori interni ai criteri (anni. di servizio, figli, coniuge}, così che non è possibile ricostruire il meccanismo di interazione in concreto degli stessi“. “E’ palese che la omessa comunicazione delle concrete modalità applicative del criterio prioritario delle competenze professionali, in uno con la omessa comunicazione dei punteggi e delle graduatorie relativi all’attuazione dei criteri sussidiari della anzianità di servizio e dei carichi di famiglia, determina una grave mancanza di trasparenza delle scelte datoriali“.

L’Usb aveva contestato la mancanza di comunicazione in merito alle procedure che hanno regolato l’individuazione degli assunti e degli esuberi e rilevato anomalie nell’applicazione dei criteri. “Il giudice De Napoli – fa rilevare l’avv. Mario Soggia in una nota – ha precisato nel suo provvedimento che la sentenza non avrà effetti sui diritti acquisiti dagli assunti. Dunque, se fossero confermate le irregolarità l’azienda dovrà procedere ad ulteriori assunzioni o al risarcimento dei danni patrimoniali nei confronti di chi è rimasto in Cassa integrazione straordinaria, ma avrebbe dovuto essere assunto. Per noi è stata una grandissima vittoria perchè l’azienda ha sempre dichiarato di aver rispettato nella maniera più assoluta i criteri di scelta“. Affermazioni “confermate dai suoi dirigenti – conclude il legale – nel corso del processo. ArcelorMittal può presentare opposizione, ma questo è un ricorso d’urgenza che ha un’efficacia esplosiva in quanto la sentenza ha immediata esecutività e ora dovranno dare seguito alla condanna del giudice“.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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