La Difesa vende ai turchi il Vittorio Veneto

 

La Difesa ha concluso la procedura di vendita per 3 milioni di euro alla turca Simsekler dell'ex Incrociatore e dell’ex Fregata Granatiere
pubblicato il 20 Marzo 2019, 20:41
6 mins

Il ministero della Difesa ha concluso la procedura di vendita dell’ex Incrociatore Vittorio Veneto e dell’ex Fregata Granatiere, soggetta all’obbligo di demolizione e riciclaggio sicuro e compatibile con l’ambiente aperta ad operatori che agiscono in conformità tecnica con i requisiti previsti dal Regolamento Europeo n. 1257/13.

La manifestazione di interesse fu emanata da Agenzia Industrie Difesa lo scorso 31 ottobre, per selezionare potenziali offerenti ammissibili alla vendita per la cessione di due Galleggianti, ex navi della Marina Militare italiana. Le due ex navi da tempo si trovano presso l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto (Marinarsen – Taranto) e saranno vendute insieme.

L’Autorità ha deciso di alienare l’ex Incrociatore Vittorio Veneto e l’ex Fregata Granatiere, con l’obbligo per l’acquirente di effettuarne la demolizione e un riciclaggio sicuro e compatibile con l’ambiente, in quanto le suddette ex navi presentano quantità di materiali pericolosi quali ad esempio amianto. La tipologia dei materiali pericolosi presenti sulle due ex navi ed i relativi quantitativi stimati sono riportati nell’Inventario dei Materiali Pericolosi delle due ex UU.NN. che sono stati condivisi con gli offerenti che sono risultati idonei alla presente fase di preselezione.

(leggi l’intervento del Commissario straordinario per le bonifiche Corbelli nel 2017 in Consiglio comunale sulla situazione del Vittorio Veneto https://www.corriereditaranto.it/2017/12/06/nave-vittorio-veneto-e-scontro-sulle-bonifiche/)

La manifestazione di interesse stabiliba entro e non oltre 35 giorni solari dalla data di pubblicazione sul sito web dell’Autorità ovvero entro le ore 16:30 del 5 dicembre 2018, l’invio delle offerte. L’8 gennaio 2019, è stata ultimata la preselezione degli operatori economici (O.E.) interessati alla presente procedura. Poi, lo scorso 20 febbraio, nella sede dell’Agenzia Industrie Difesa in Roma, si è riunita la Commissione nominata con Atto Dispositivo n. 25/2019 in data 18/02/2019 per valutare le offerte.

Sono state 7 le società selezionate che entro il termine previsto dalla lettera di invito hanno presentato offerta, ma soltanto 4 le società che hanno inviato l’incartamento entro il temine previsto: la turca SOK DENIZCILIK con sede ad Ataturk, la turca SIMSEKLER con sede ad Izmir, la ISTAMBUL SHIPYARD con sede ad Istanbul, la LEYAL DEMTAS con sede ad Izmir.

La Commissione ha provveduto a verificare la documentazione amministrativa (busta A) pervenuta ed ha valutato la conformità di quanto presentato dalle concorrenti in relazione a quanto chiesto dal disciplinare di gara. Ed ha poi aperto le offerte economiche (buste B) ed ha rilevato i seguenti incrementi percentuali offerti dalle concorrenti. Consideratii criteri di valutazione adottati dalla Commissione (maggiore incremento percentuale rispetto al prezzo base palese di euro 890.000,00) e prevista la possibilità di aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida, e vista la conformità delle documentazioni e delle offerte presentate, la Commissione ha dciso di aggiudicare la vendita, fermo restando gli accertamenti di rito, alla società SIMSEKLER che ha presentato un incremento percentuale del 280,00% per un valore di vendita pari a 3.382.000,00,00 euro. 

La Simsekler General Ship Chandlers & Ship Repair Inc. è la principale azienda di fornitura navale, riparazione navale e società di riciclaggio di navi verdi in Turchia. SIMSEKLER è stata fondata ad Aliağa nel 1976. SIMSEKLER, e mira a soddisfare le esigenze marittime della Turchia, è una società di alto livello in grado di servire in tutti i porti e gli stretti turchi con i suoi 40 anni di esperienza.

Svanisce il sogno del museo

Dunque, a distanza di 13 anni da quando, il 29 giugno 2006, la nave fu protagonsita della cerimonia del suo ultimo ammainabandiera, laliturgia che per una unità militare significa la fine della vita operativa e il via allo smantellamento, la Vittorio Veneto nelle prossime settimane abbandonerà il bacino del Mar Piccolo dove è stata ancorata in tutti questi anni.

In cui si sono succeduti proclami, tavoli tecnici, conferenze, incontri e scontri politici, interrogazioni di ogni tipo, promesse, annunci, possibilità di scippo da parte di altre città come Trieste e quant’altro, tramonta la possiiblità di valorizzare un pezzo di storia della Marina Militare italiana che per anni ha fatto parte del panorama unico del Mar Piccolo (all’interno del più ampio progetto di realizzare un polo museale all’interno dell’Arsenale, finanziato dal CIS). Tranne che per pochi casi (sulle colonne del ‘TarantoOggi‘ abbiamo scritto diversi articoli negli anni ed anche sul corriereditaranto.it, alcuni politici locali e la Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli), nessuno si è di fatto concretamente interessato ad un progetto che è finito per restare nel cassetto, come tanti, troppi, riguardanti Taranto e le sue risorse.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/09/07/nave-museo-vittorio-veneto-si-puo-fare-forse/)

E’ chiaro che, passato troppo tempo, è divenuto anche impossibile pensare di bonificare le due unità navali.

Una città che troppo spesso preferisce piangersi addosso, o dipingersi come peggio non può; dove si rincorre lo scoop social-mediatico, dove in troppi si riempiono la bocca di cose che non conoscono; il tutto mentre il tempo scorre inesorabilmente e con lui i treni che passano e non tornano più indietro. E con loro anche la Vittorio Veneto, destinata alla demolizione, di cui non resterà che un triste ricordo. Chapeau.

(leggi tutti gli articoli sulla Vittorio Veneto https://www.corriereditaranto.it/?s=vittorio+veneto&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

9 Commenti a: La Difesa vende ai turchi il Vittorio Veneto

  1. Christiano Spagnoletti

    21 Marzo, 2019

    Complimenti al collega Leone e a Marcello, con cui ho avuto il piacere di collaborare per diversi anni.
    Il pezzo è puntuale, circostanziato e con i dati che servono a chi dovesse seguire l’argomento, senza essere troppo puntiglioso.

    Taranto?

    Conferma le proprie incapacità di voler valorizzare il mare, primaria risorsa naturale, di cui non ha mai avuto piena consapevolezza.

    Buon lavoro al collega Leone e a Marcello Di Noi.

    Christiano.

    Rispondi
  2. Massimo

    21 Marzo, 2019

    Non capisco l’accusa “di scippo” fatta a Trieste.
    Era solo un’altra possibilità sul tavolo, nel caso non si fosse concretizzato nulla a Taranto.
    Cercate di utilizzare al meglio la terminologia nei Vs articoli, la lingua italiana offre infinite possibilità e sfumature
    Un saluto

    Rispondi
  3. Massimo

    21 Marzo, 2019

    Non capisco l’accusa “di scippo” fatta a Trieste.
    Era solo un’altra possibilità sul tavolo, nel caso non si fosse concretizzato nulla a Taranto.
    Utilizzate al meglio la terminologia nei Vs articoli, la lingua italiana offre infinite possibilità e sfumature
    Un saluto

    Rispondi
  4. MICHELE DAMMICCO

    27 Marzo, 2019

    Mi dispiace! Bellissima l’idea del museo! Ma molti non la pensano come gli inglesi. Loro hanno ormeggiato lungo il Tamigi una nave da guerra che ha partecipato alla II^ Guerra Mondiale. La VICTORY la nave dell’Ammiraglio NELSON è ormeggiata a Plymout con equipaggio in uniforme e sembra che debba lasciare gli ormeggi da un momento all’altro,,,,,,Noi invece abbiamo lasciato marcire l’ELETTRA, la nave di Guglielmo Marconi ed ora ecco la fine del VITTORIO VENETO,,,,,,PER FORTUNA abbiamo avuto l’AMMIRAGLIO BIRAGHI CHE è RIUSCITO A PORTARE A MILANO IL SOMMERGIBILE TOTI, pensate a MILANO……..Mi dispiace……….

    Rispondi
  5. Marò, Davide Esposito

    30 Marzo, 2019

    No….. È INACCETTABILE.
    Quoto il commento di Michele Dammico. Dovremmo emulare L’Inghilterra e L’America, le Nostre Glorie, vanno CONSERVATE e Curate!!!!
    VERGOGNA ALLA DIFESA!!!!

    Rispondi
  6. Mimmo Trombetta

    6 Giugno, 2019

    Bene…. e dopo la demolizione dell’Audace e l’Ardito questa era l’ultima unità degna. L’Italia non avrà più la possibilità di avere una nave museo degna………Viva L’Italia !

    Rispondi
  7. Russo Antonio

    16 Agosto, 2019

    Come al solito siamo capaci di disfarci di tutto , nave Vittorio veneto e’ stato un pezzo della nostra vita e non abbiamo fatto nulla per cambiare le cose .Rimarrà” solo un bel ricordo Onori alla nostra ” Nave”.

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)