Propaganda live, è questa la vera Taranto?

 

Il reportage andato in onda su La7 riapre vecchie ferite e lascia molte domande.
pubblicato il 17 Marzo 2019, 08:18
5 mins

Probabilmente in molti avranno visto la puntata di Propaganda Live di venerdì 15 marzo. Come sanno gli affezionati del programma, ogni venerdì un’ampia sezione di trasmissione viene dedicata ad un reportage, girato dal conduttore Diego Bianchi. Ebbene, questa settimana il reportage era dedicato a Taranto.

E no, non ci abbiamo fatto una bella figura.

Certo, la nostra città è ricca di problemi e contraddizioni. La questione ambientale, come ci ricordano gli avvenimenti che anche negli ultimi giorni hanno affollato queste pagine, è tutt’altro che risolta. Eppure, forse è il caso di fare alcune considerazioni sull’immagine che della città è emersa dal reportage de La7.

Alla nostra città è stata dedicata una sezione molto ampia del programma. Per l’esattezza un’ora e tredici minuti di trasmissione, al netto delle pubblicità. Da una durata così ampia, su una rete nazionale del calibro de La7, sarebbe lecito aspettarsi un corposo approfondimento della questione, con dati concreti, magari anche qualche scoop che le nostre piccole testate locali non riescono a fare. Spiace dirlo, ma in oltre un’ora di montaggio c’è molto poco di tutto questo.

L’intero racconto, secondo un gusto vagamente neorealista, sottolinea continuamente il degrado, la bassezza, il triviale. Tutti i pareri sono messi sullo stesso piano, tutti hanno la stessa validità. Così, non ci sono più dati oggettivi, ma solo un continuo e ossessivo “secondo me”. E pazienza se si diffondono a tutta Italia, e soprattutto alla città, idee semplicemente irrealistiche, come quella secondo cui si chiude lo stabilimento un paio d’anni, si mette tutto a posto e poi, miracolosamente, si torna a produrre acciaio senza inquinare.

E non solo i pareri hanno tutti lo stesso valore, ma anche le questioni hanno tutte la stessa importanza. Ora, ci domandiamo: avendo a disposizione un’ora di televisione nazionale per parlare di Taranto, anche solo della questione ambientale, sprechereste interminabili decine di minuti a mostrare, con dovizia di particolari, una zuffa verbale di genitori davanti ad una scuola? Perché, forse è il caso di sottolinearlo, quello che è andato in onda è un dibattito che nulla ha a che vedere con l’inquinamento. Sì, è vero, la “Deledda” e la “De Carolis” sono chiuse per via delle collinette ecologiche, ma non è questo il punto per cui si accapigliano i genitori davanti ai cancelli. No, il motivo è molto più banalmente una divergenza su dove debbano fare lezione i bambini. Alla “Acanfora” (semivuota), in centro? Alla “Vico”, alternandosi con i bambini che già vi fanno lezione (con disagi per gli uni e gli altri)? Se anche quelle scuole fossero state chiuse per motivi non collegati all’inquinamento, saremmo pronti a scommettere che quella discussione probabilmente si sarebbe tenuta esattamente allo stesso modo, con gli stessi toni scurrili e con lo stesso italiano precario.

Un ritratto di Taranto a tinte forti, neorealista, dicevamo. Un ritratto che ci dipinge, noi tutti, come una popolazione gretta, scurrile, povera di idee e di cultura. Un ritratto il cui messaggio finale, francamente, ci sfugge. Cosa hanno voluto dimostrare, con questo filmato, Diego Bianchi e i suoi? Che a Taranto sappiamo insegnare ai pappagalli ad insultare le squadre altrui? Che facciamo le riunioni con il megafono? La risposta non è chiara. E per questo il reportage di Propaganda Live fa male. Irrita perché ancora una volta, mentre tentiamo lentamente di ricostruire un’immagine diversa, di una Taranto terra di mare, di delfini, di Pinnae Nobiles, di antiche radici greche, di una città vecchia tutta da scoprire, ancora una volta, dicevamo, riusciamo a dipingere noi stessi come abitanti di una specie di girone dantesco, di un luogo infernale da cui si può solo fuggire. Siamo davvero convinti, noi tarantini, che continuare a descrivere così la nostra città ci possa aiutare a venire fuori dalla crisi ambientale? O non staremo, piuttosto, respingendo con tutte le nostre forze ogni forma di ricchezza che non sia l’acciaio?

Perché, in ultima analisi, quello che fa male, in questo reportage, è quello che tutti sappiamo e non vogliamo ammettere: che il nostro problema non è solo l’Ilva, e che nemmeno la chiusura dello stabilimento, se mai arrivasse, risolverebbe di botto la situazione. E che i primi nemici di una nuova immagine di Taranto, molto spesso, siamo noi.

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7 Commenti a: Propaganda live, è questa la vera Taranto?

  1. Mimmo

    Marzo 17th, 2019

    Credo che siete abbastanza esperti di dinamiche informative e, quindi, meglio di me, sapete come le tv cercano le spettacolarizzazioni che fanno audience.
    Noi tarantini cerchiamo, invece, un riscatto che non può venire da un genere d’informazione che, proprio per lo spettacolo, tende a distorcere ed a decontestualizzare gli scenari.
    Ricordate gli albori dell’amministrazione Cito? La Rai, in particolare, accese i riflettori non sul perché Taranto avesse risposto votando un “antipolitico”, ma bensì sul “personaggio” Cito, che offriva spettacolo con apparizioni che io reputo indecorose. Ma per l’Italia intera, quella era Taranto: una città tragicomica. E, tale, purtroppo, ancora apparirà se si continueranno ad evidenziare taluni disturbi del linguaggio e le sgrammaticature del cosiddetto volgo intervistato e non i problemi che lo affliggono.
    Il riscatto di una comunità si realizza solo con azioni incisive e, soprattutto, coordinate, dove ambasciatori devono essere i mezzi di informazione locali. E Taranto, ahimè, anche in questo, certamente con le dovute eccezioni (e voi siete una di queste), permane in un torpore da cui diventa sempre più difficile riaversi.

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  2. Costantino

    Marzo 17th, 2019

    Dispiace che una trasmissione come “Propaganda Live”, bella, innovativa e al servizio dei cittadini, questa volta abbia mancato l’obiettivo di illustrare la questione inquinamento a Taranto indulgiando solo su un aspetto che non rappresenta certamente il problema nella sua complessita’. Sarebbe stato meglio evitare.

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  3. Massa Stefano

    Marzo 17th, 2019

    Nulla da commentare, solo la constatazione di una triste realtà e verità che il cronista, meglio di ogni altro, è riuscito a tradurre in parole il mio pensiero. Grazie

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  4. Enzo Triolo

    Marzo 18th, 2019

    È tutto puramente relativo. La post produzione in TV c’è, è innegabile, ma se ciò che ha visto in un giorno e mezzo che è stato lì e questo, è anche giusto farlo vedere.
    Ciò detto, non credo affatto che il servizio sia stato fazioso, ed anzi ha cercato di puntare l’attenzione su un problema che Taranto ha da anni e ogni volta si fanno orecchie da mercante, o lo si sfrutta per meri fini propagandistici, con i risultati che tutti sanno (ovvero che tutto resta invariato). Quanto alla questione “chiudiamo l’Ilva e vediamo”, siamo sicuri che abbiamo visto lo stesso reportage? Perché tra un “chiudiamo e risolviamo” e un “se si chiudesse e ciò portasse effettivi benefici io sarei d’accordo” (detto da operai ed ex operai, esperti nel loro campo) la differenza è tanta, ed in ciò l’articolo tende ad essere ancora più capzioso.
    Il servizio, per quanto possibile, è ben fatto.
    Statece.

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    • Alessandro Greco

      Marzo 18th, 2019

      Riguardo alla chiusura dello stabilimento, al minuto 1:27:25 (può trovare la puntata integrale al link seguente: https://www.la7.it/propagandalive/rivedila7/propaganda-live-puntata-15032019-16-03-2019-266146):
      «Bisogna chiudere e aggiustare la fonte inquinante, perché se non aggiusti la fonte inquinante tu avrai sempre inquinamento».
      «Nel frattempo tu non lavori?»
      «Io sono disposto anche da oggi. Se mi dicono a me che deve chiudere l’Ilva, per due anni, per aggiustarla e rientrare nei parametri di non inquinamento. Io anche adesso vado a firmare. Firmo due anni di cassa integrazione, due anni senza prendere lo stipendio, non fa niente»
      .

      Ossia, nella sostanza, quello che è riportato nell’articolo. Nulla di capzioso.
      Circa la faziosità del servizio, poi, nell’articolo non si accusa Propaganda o Diego Bianchi di essere stati faziosi, ma semplicemente di aver fatto un lavoro superficiale, concentrandosi su questioni di scarsa rilevanza (il battibecco davanti alla scuola) quando si sarebbe potuto spendere meglio il tempo a loro disposizione per fare un approfondimento di cui sono assolutamente in grado.

      Cordialmente,
      Alessandro Greco

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  5. Marinella

    Marzo 18th, 2019

    Trovo questo articolo davvero bello

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  6. Roberto

    Marzo 18th, 2019

    Gent. mo Alessandro,

    Quanto scritto non fa una piega. Io non sono tarantino ma vivo qui da 14 anni. Amo questo posto, le sue persone. Le sue contraddizioni. Purtroppo si è spesso d’accordo su chi è il nemico, molto deboli invece nella ricerca di soluzioni. Questo capita in troppe situazioni. La domanda giusta sarebbe: cosa posso fare io per questa splendida città? Pensare che ci sia sempre un colpevole da individuare, che quello non sia mai io, è una manifestazione incredibile di immaturità. È tempo di valorizzare quello che si ha di eccellente, non aspettare sempre che ci sia un evento negativo per parlare male di una città che non lo merita.
    Perché barbablu fa sempre audience. Più dei delfini.
    Grazie

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