Aristosseno, a Taranto c’è molto da scoprire

 

Lo storico liceo tarantino guida i propri studenti alla scoperta del patrimonio della nostra città
pubblicato il 16 Marzo 2019, 15:48
3 mins

Si parla molto (a dire il vero non abbastanza) della necessità di un’Università autonoma a Taranto, che possa creare un polo non solo di alta formazione, ma anche di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Siamo ancora lontani da quel passo, ma per intanto abbiamo delle istituzioni culturali che si stanno dando seriamente da fare per costruire un futuro diverso per la nostra città.

Un esempio virtuoso in questo senso è senza dubbio il Liceo Aristosseno, che ha sfruttato i progetti di alternanza scuola-lavoro delle classi seconde per mettere i ragazzi in contatto con l’enorme ricchezza storica e archeologica della città dei due mari. E siccome il bene spesso non va solo fatto, ma anche comunicato, lo storico liceo tarantino ha pensato di presentarlo alla città e alla stampa con una conferenza. La location non è casuale: si tratta della necropoli di via Marche, una delle più imponenti testimonianze del passato della città, nonché il polo principale di un percorso di valorizzazione dei siti archeologici della città nuova che è in corso ormai da diverso tempo.

Nella sala convegni della necropoli i ragazzi dell’Aristosseno e i loro tutor hanno raccontato il loro viaggio, articolato in cinque diversi progetti, alla scoperta di una Taranto che «non conoscevamo». E così, dal MarTa agli ipogei della città vecchia, ai giardini dell’ospedale militare, passando per le testimonianze letterarie della passata grandezza di Taranto, i giovanissimi alunni hanno avuto modo di toccare con mano una realtà in parte ancora nascosta ai più. Lo hanno fatto avendo presente anche l’obiettivo di contribuire in prima persona ad una migliore fruizione di questo patrimonio. L’impegno dei ragazzi, se tutto andrà per il verso giusto, confluirà nella realizzazione di diversi strumenti, dalla mini-guida del MarTa pensata per i più piccoli, con giochi e quiz, alle traduzioni dei testi esplicativi delle bellezze sconosciute dei giardini dell’ospedale militare, alle video-testimonianze che daranno voce a dieci grandi personaggi che in qualche modo hanno fatto parte della storia greca di Taranto.

Ma il vero merito di queste iniziative, raccolte sotto l’unico titolo “Tuteli…Amo Taranto”, forse non sono i risultati concreti che esse riusciranno a produrre (il primo, una breve rappresentazione teatrale fra le tombe della necropoli, si è già concretizzato questa mattina). I veri risultati potrebbero vedersi, invece, nel lungo e lunghissimo periodo, se questi ragazzi, che sono ancora di là dal concludere il proprio percorso di studi, inizieranno, in questi anni cruciali della loro vita, a guardare a questa città con occhi diversi. Solo se questo passaggio si compirà nelle loro menti, forse, riusciremo finalmente a liberarci dell’orribile mantra secondo cui «A Taranto non c’è niente».

Condividi:

Commenta

  • (non verrà pubblicata)