Gentiloni: «Su Ilva giudizio fra cinque-sei anni»

 

L’ex-premier presenta a Taranto il suo libro, analizzando il passato e presentando una proposta per il futuro
pubblicato il 14 Marzo 2019, 23:54
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A pochi giorni dall’Assemblea Nazionale che probabilmente lo eleggerà presidente del Partito Democratico, Paolo Gentiloni è a Taranto per presentare il suo libro: “La sfida impopulista. Da dove partire per tornare a vincere”. La location (l’aula magna del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari) è la stessa in cui, appena due settimane fa, il suo predecessore Renzi presentava il suo libro. Due versioni su quello che è accaduto in Italia negli ultimi mesi e negli ultimi anni; due tentativi di spiegare il tracollo elettorale del Partito Democratico e il successo dei partiti populisti, con tutte le declinazioni che questa denominazione può contemplare; due ricostruzioni, neanche a dirlo, alquanto diverse l’una dall’altra.

Primo: lo stile

Dimenticate i fuochi d’artificio di renziana memoria. Il Gentiloni che parla in riva allo Ionio è lo stesso che siamo stati abituati a conoscere nei talk show televisivi, nei dibattiti parlamentari e nelle lunghe conferenze stampa, prima da ministro (con Renzi ma ben prima con Prodi) e poi da Presidente del Consiglio. Pacato, senza particolari guizzi retorici e con il gusto dell’argomentare. Sommerso dai flash chiede ai fotografi «Preferite che stia seduto o in piedi?» Non ha il piglio dell’attore e va bene così. «A Roma mi chiamavano ‘er moviola’». Quel suo tratto distintivo se lo appunta al petto, come una stelletta d’onore.

Secondo: l’autocritica

Se Renzi proprio non ce la fa ad andare oltre un «non abbiamo saputo comunicare bene», l’autocritica portata avanti da Gentiloni è di ben altra profondità. Per l’ex-premier l’errore del PD è di «aver sottovalutato e non avere visto arrivare quell’onda nazional-populista che faceva leva da un lato sulle paure […] e dall’altra parte su questo fatto inedito di una crescita economica senza sostenibilità sociale; crescita economica con disuguaglianze non calanti ma crescenti». Come non sentire echeggiare in queste parole la celebre “mucca nel corridoio” di bersaniana memoria? Ovviamente il giudizio sull’operato dei passati governi è fatto anche di molte rivendicazioni, su tutte il Reddito di Inclusione: «non se ne parla moltissimo, però io ho sempre suggerito al governo leghista e grillino di rafforzare quell’iniziativa piuttosto che mettere sul terreno una cosa completamente diversa e non priva di incognite».

Terzo: la continuità

Quando parla della scorsa legislatura, Gentiloni parla sempre dei tre governi: «Letta, Renzi e poi il sottoscritto» (non senza sottolineare come il centrosinistra non sia mai riuscito a portare a termine una legislatura senza cambi a Palazzo Chigi). Non esattamente la stessa narrazione renziana, secondo cui con Letta «l’Italia era bloccata».

L’ambiente

Ovviamente, data la location e la temperie politica di queste settimane, non possono mancare delle riflessioni (sollecitate dal moderatore Domenico Castellaneta, caporedattore della sezione barese de La Repubblica) sulle “grandi opere” e sul loro impatto ambientale. Su Tap, Tav e Ilva Gentiloni (di cui conviene ricordare il lungo passato alla guida del giornale di Legambiente) è molto netto.

Tap: «Io penso che il Tap non sia una particolare minaccia dal punto di vista ambientale. Condividono questa opinione, credo, quasi tutti gli esperti e le persone del mondo ambientalista che conosco da vicino e da tanti decenni».

Tav: «Per quanto riguarda la Tav, vi dirò un segreto: la Tav è un treno. Ora, per chi è un minimo interessato, appassionato all’ambiente già questo dovrebbe creare un pregiudizio positivo, anche se i treni quando attraversano le zone montuose lo fanno con dei tunnel che scavano le montagne, ma comunque anche con i tunnel che scavano le montagne normalmente il treno è un mezzo meno inquinante dei tir che attraversano le autostrade. […] Mi colpisce che in questa analisi costi-benefici, che credo sia stata fatta da professori con una cultura molto trasportistica e molto poco ambientalista, tra i motivi per i quali si dice che la Tav non sarebbe conveniente ci sono cose tipo: la diminuzione del traffico dei tir, il calo degli introiti dei pedaggi autostradali. Ecco, io sono uno di quelli che ritengono che se c’è una diminuzione del traffico dei tir, se c’è un calo degli introiti dei pedaggi autostradali può darsi che ci sia qualcosa di buono che si sta costruendo da quelle parti».

Ilva: «Questa è una scommessa aperta, primo perché molti sono gli investimenti che i nuovi proprietari dell’Ilva devono fare per la compatibilità ambientale. Non farli non aiuta, eh, attenzione. Non è che il luogo si risana per conto suo, quindi il fatto che ci sia qualcuno che è tenuto a fare degli investimenti per risanarlo non risolve il problema ambientale ma è meglio del contrario. […] Secondo: c’è una prospettiva di decarbonizzazione di medio periodo. Non è una prospettiva per il domani, ma è una prospettiva. […] Abbiamo fatto quella scelta. Quella scelta ha risolto la questione ambientale a Taranto? No, e quello che succede in questi giorni ce lo fa vedere, anche se magari è legato a cose fatte quaranta o cinquant’anni fa. Il giudizio è sospeso. Io penso che sia legittimo per chi lo vede come una risposta insufficiente e insoddisfacente continuare a tenere i riflettori puntati e a difendere la propria tesi. Noi abbiamo fatto una scelta diversa. […] Abbiamo fatto una scelta saggia? Penso che lo capiremo nei prossimi cinque o sei anni. Nel frattempo le emergenze ambientali continuano, e la vigilanza delle emergenze ambientali resta sacrosanta».

Le europee e il futuro del PD

L’incontro, ovviamente, non può che chiudersi sui temi della prossima vita del centrosinistra. Per Gentiloni, la via da percorrere è chiaramente quella di un centrosinistra ampio, eventualmente anche tramite una lista unica alle prossime elezioni europee (che non prevedono le coalizioni). Il tutto con un occhio sempre attento alla politica nazionale. Perché, Gentiloni è pronto a scommetterci, il governo non durerà, e già fra qualche mese potrebbe essere necessario tenersi pronti. Sarà davvero lui, in quel caso, l’uomo che il centrosinistra italiano incaricherà di contrastare lo strapotere di Salvini?

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