Discarica Grottaglie, la GdF arresta Tamburrano

 

7 persone, tra cui l'ex presidente arrestate in un'inchiesta sull'iter ampliamento, per corruzione e turbata libertà degli incanti
pubblicato il 14 Marzo 2019, 09:49
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Sette persone, tra cui l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano (Forza Italia), sono state arrestate dalla Guardia di finanza nell’ambito di una inchiesta della Procura sull’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie-contrada Torre Caprarica. I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di corruzione e turbata libertà degli incanti. Lo riporta l’Ansa.

I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Vilma Gilli su richiesta del pubblico ministero Enrico Bruschi. Quattro in carcere, nei confronti dell’ex presidente della Provincia Tamburrano, del dirigente della Provincia Lorenzo Natile, dell’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe, Pasquale Lonoce (titolare di una società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti), e del procuratore speciale della società-gestore della discarica di Grottaglie Roberto Venuti. Ai domiciliari sono finiti Rosalba Lonoce (figlia di Pasquale), l’ex presidente Amiu Federico Cangialosi, e l’ex dirigente Amiu Mimmo Natuzzi (presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani).

Il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso Ente e dagli imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, secondo l’accusa ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni. Nell’agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento della discarica di Grottaglie. Il procuratore legale della società, sfruttando i buoni uffici dell’imprenditore sammarzanese, avrebbe iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il presidente della Provincia Tamburrano, finalizzati a valutare nuovamente la richiesta rigettata di rilascio dell’autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata. È stato accertato, anche attraverso l’ausilio di attività tecniche, che la società proprietaria della discarica aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori rifiuti solidi urbani. La Provincia di Taranto respinse la richiesta di ampliamento e il procuratore legale della società, attraverso l’imprenditore Pasquale Lonoce, avrebbe stretto accordi illeciti con il presidente Tamburrano per valutare nuovamente la richiesta rigettata.

Avrebbe ottenuto anche contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie alle ultime elezioni politiche per il Senato Martino Tamburrano.

L’allora presidente della Provincia, sempre secondo l’accusa, si adoperò per nominare un nuovo comitato tecnico e un dirigente del settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale. I pubblici ufficiali, a fronte di tale impegno e dell’affidamento dei lavori di sanificazione della discarica alle società riconducibili all’imprenditore sammarzanese, avrebbero ricevuto denaro e altre utilità. I pagamenti, risultati sovrafatturati, erano in buona parte destinati a corrispondere il prezzo dell’accordo corruttivo. Il rappresentante legale della discarica, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, avrebbe inoltre donato a Tamburrano, quale ulteriore compenso illecito, una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50mila euro.

L’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, arrestato oggi dalla Guardia di Finanza insieme ad altre 6 persone nell’ambito di una inchiesta sull’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie, si sarebbe prodigato per pilotare anche la gara di appalto per il servizio integrato di igiene urbana ed ambientale di Sava (Taranto), del valore di due milioni e 800mila euro, indetta dal Comune attraverso la Stazione unica di Montedoro. Tamburrano avrebbe influito sul giudizio tecnico di due professionisti, l’ex presidente Amiu Federico Cangialosi, e l’attuale dirigente tecnico dell’Amiu di Taranto Mimmo Natuzzi (presidente e membro della Commissione di gara per la raccolta di rifiuti solidi urbani nominata dal Comune di Sava), permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, Pasquale Lonoce, che lo aveva contattato per l’ampliamento della discarica di Grottaglie. Quest’ultimo è ritenuto amministratore di fatto della Universal Service, che si aggiudicò il servizio.

Una tangente di cinquemila euro al mese e la promessa di un’auto di lusso, Mercedes Glc: è questo, secondo gli inquirenti, il corrispettivo dell’accordo corruttivo in base al quale l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano ha adottato, con il dirigente della Provincia Lorenzo Natile, la determina dirigenziale 45 del 5 aprile 2018, per l’ampliamento della discarica di Grottaglie-Torre Caprarica in favore della società Linea Ambiente srl, in violazione del principio di imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione. L’ex presidente della Provincia, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, avrebbe ricevuto la tangente da Roberto Natalino Venuti, procuratore speciale di Linea Ambiente srl per il tramite di Pasquale Lonoce, amministratore di fatto della società 2Lecologia SRrl (i due amministratori della stessa azienda risultano indagati a piede libero).

Sarebbe stata creata una provvista economica per il pagamento delle somme mediante due contratti di prestazioni di servizi del valore rispettivo di circa 556mila euro e di 1.500.000 euro tra Linea Ambiente Srl e 2Lecologia Srl, per importi “artatamente sovrastimati rispetto al valore reale“. Contratti per i quali la emissione di fatture veniva gestita da Rosalba Lonoce (finita ai domiciliari). L’accordo corruttivo, sostengono gli inquirenti, era “talmente esplicito che il ritardo nel completamento dell’iter amministrativo aveva generato le vibrate rimostranze del corruttore che lamentava, per ogni giorno di inattività, un mancato guadagno costituito dai ricavi derivanti dal conferimento in discarica dei rifiuti”.

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