Minori: ‘Guida alle segnalazioni in ambito scolastico’

 

pubblicato il 13 Marzo 2019, 20:13
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Ci sono delle sigle convenzionali, tipo BES o H con le quali, dopo apposita certificazione richiesta da scuola, famiglie e accertamento da parte di operatori sanitari di settore, si definiscono gli studenti che hanno difficoltà di apprendimento. Un iter burocratico che permette di far seguire i ragazzi in maniera differenziata alle lezioni. A questa esigenza, se ne affiancano altre che diventano emergenze sociali, quali, ad esempio, la dispersione scolastica, che coinvolgono diversi soggetti istituzionali che intervengono a difesa e tutela del minore.

Per mettere in rete le informazioni relative a questi ragazzi e operare in maniera coerente ed efficace è stato sottoscritto un anno fa un Protocollo d’intesa tra Autorità Giudiziaria Minorile, Scuola e Servizi Sociali Comunali di Taranto, dopo tavoli partecipativi convocati dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale dei Minorenni, sono così state elaborate delle linee-guida da diffondere ad una platea più ampia di operatori scolastici.

La presentazione ufficiale della ‘Guida alle segnalazioni in ambito scolastico’ si è tenuta quest’oggi nella sede del Tribunale dei Minorenni e vi hanno partecipato il Presidente del Tribunale dei minorenni, dott.ssa Bombina Santella, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Taranto, dott.ssa Pina Montanaro, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Puglia, dott.ssa Anna Cammalleri, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Taranto, dott. Antonio d’Itollo, oltre ai dirigenti scolastici.

Partendo dalla dispersione scolastica abbiamo chiesto alla dott.ssa Bombina Santella quali sono i numeri sui quali si lavora a Taranto.

“La dispersione scolastica a Taranto è un fenomeno abbastanza diffuso e a noi, come Autorità Giudiziaria Minorile, preoccupa soprattutto quello della Scuola Primaria. A volte, dietro un episodio di discontinuità o abbandono di frequenza scolastica, si  nascondono problematiche ben più serie, che vanno dalla patologia dei bambini, ad una conflittualità familiare esasperata o ad una povertà sociale e culturale ed economica della famiglia. Per noi un’episodio di inadempienza scolastica è sempre una spia di una situazione familiare all’interno della quale un bambino è inserito e che va indagata in maniera più profonda. E’ una situazione comune sia alla città capoluogo che alla provincia.”

Sono cambiati anche i genitori.

Sì e qui si apre un quadro sociologico e di natura psicologica importante. Ormai non abbiamo più il modello di famiglia tradizionale, nel senso che molti dei bambini che vengono segnalati, anche per evasione dall’obbligo scolastico, vivono in famiglie disgregate e riaggregate, spesso in famiglie allargate che si sono ricostituite, a volte con soggetti adulti che non necessariamente sono i loro genitori biologici. Quindi la nostra verifica è quella relativa ad una genitorialità più matura, anche da parte di una madre che, magari, vive con un compagno e che ha avuto con lui altri figli, situazioni di questo tipo ce ne sono tante. Per cui l’intervento di sostegno alla famiglia e alla genitorialità va fatta in maniera molto più complesso rispetto al passato.

Il progetto è partito un anno fa e, nel frattempo, molte cose sono migliorate, perché la collaborazione che ci arriva dal mondo della scuola è completa, nel senso che, sulla base delle indicazioni che abbiamo dato, ci segnalano anche casi che prima rimanevano un po’ nel dimenticatoio, come ad esempio la conflittualità nella coppia genitoriale, laddove può manifestarsi in una situazione di pregiudizio per il minore; oppure varie patologie più o meno gravi. Basti pensare a quelle dell’autismo, che prima venivano gestite dalla scuola in maniera autonoma e che oggi sono temi sui quali anche noi collaboriamo.”

E sempre in riferimento al fenomeno della dispersione, visto che è localizzato particolarmente nei quartieri periferici, come si argina?

“Il concetto di dispersione è un fenomeno che occupa i punti periferici di una città piuttosto che di una provincia ma noi abbiamo allargato il campo d’intervento al disagio, in via generale.” – Risponde la dott.ssa Anna Cammalleri. – “Non è importante solo che il ragazzo sia a scuola affinché possiamo dire che non c’è la dispersione, ma è importante che il ragazzo sia consapevolmente a scuola, libero da altre problematiche che possono affollare la sua vita personale, affinché la scuola diventi il luogo di crescita positiva. Noi siamo vicini all’universo ragazzo, affinché il suo stare stare o non stare a scuola venga accompagnato, supportato, capito ed intercettato. Per fare questo abbiamo costruito un’alleanza tra istituzioni e, quindi, vicino al ragazzo che non sta a scuola (dispersione), piuttosto che al ragazzo che a scuola ci sta ma che vive una sua esperienza personale tale che vanifica questo percorso di crescita. Per questa ragione questa è una rete non solo diagnostica, ma anche di accompagnamento, dove la scuola va oltre un po’ se stessa ma anche il Tribunale e la Procura vanno oltre la loro missione tipica.”

Con Antonio d’Itollo, partiamo dallo stesso fenomeno per allargare la questione ed aprire un quadro generale delle criticità in cui si imbattono le istituzioni.

“La dispersione scolastica e le altre forme di disagio che si accompagnano alla dispersione, come le ripetenze, i trasferimenti in corso d’anno, un orientamento che magari non corrisponde realmente alle vocazioni e ai talenti risente di quella che è generalmente il contesto territoriale, quindi non può non riflettere le frizioni e le problematiche che ogni giorno incrociamo ed intercettiamo. Questo protocollo di intesa e sinergia con i servizi giudiziari è molto importante perché fare rete, oggi, non significa soltanto una generica collaborazione tra enti che condividono utenze ma, semmai, quella di portare avanti un’azione continua, progressiva che, intanto, eviti le sovrapposizioni, i doppioni e lo spreco di forze, di risorse, quelle poche che ci sono. In questo senso a Taranto e provincia la dispersione risente soprattutto della problematicità anche della collocazione dei plessi scolastici e della distribuzione delle scuole. Nel tempo andrà realizzata anche una mappatura di quelle che sono le disponibilità in termini di spazi e di risorse. Intanto stiamo andando incontro ad un calo vertiginoso di presenze, a livello di iscritti tra Taranto e provincia abbiamo perso per il prossimo anno scolastico oltre 1600 unità e nella Puglia sono quasi 11.000 in meno, questo ha delle conseguenze che possono essere interpretate, volendo guardare questo dato in positivo, come la possibilità di razionalizzare l’uso e la distribuzione delle istituzioni scolastiche, guardando a quelli che sono i bisogni dei contesti. Ogni contesto ha delle isole e, all’interno delle quali, bisogna intervenire cercando di integrare i servizi. Penso all’integrazione dei servizi sociali ed ad un loro migliore funzionamento. Infatti bisogna pensare anche ai disagi della disabilità, dei BES. Quest’anno abbiamo ricevuto numerosissime richieste di aiuto da scuole e famiglie, anche in quel caso una sinergia forte con le istituzioni sanitarie, coi servizi sociali, con le scuole, la messa in comune, per quanto possibile, degli strumenti di intervento, danno la possibilità di istituire una piattaforma che agevoli tutta la documentazione, sempre nel rispetto della privacy, in modo tale da evitare che siano interventi tardivi. Non è tollerabile che ci siano interventi, ad esempio, sulla disabilità, ad anno molto inoltrato, addirittura fino al mese scorso. Ci sono certamente spostamenti o situazioni che emergono con difficoltà. Semplificare i passaggi che i diversi attori hanno e devono fare probabilmente aiuta. Si sa che i tempi della scuola non sempre coincidono con quelli delle altre amministrazioni e questo è anche un tema importante.”

In alcuni ragazzi della scuola secondaria si evince un distacco totale dalla scuola, manifestano anche il disagio nello stare a scuola, si potrebbe cercare di canalizzare le energie e le intelligenze da impiegare in qualcosa di pratico, che avvii al lavoro?

Ormai la normativa europea va verso un obbligo scolastico e formativo che arriva ai diciotto anni.” – Conclude d’Itollo. – “Mi chiedo, invece, che tipo di scuola frequentano questi ragazzi, che apprendimenti, che metodo seguono? Perché se c’è un apprendimento, c’è anche un insegnamento ma com’è? Se sono ragazzi poco motivati bisogna trovare una leva di motivazione. L’avviamento al lavoro è una cosa saggissima, magari attraverso la creazione della cultura del lavoro e quindi anche nella strutturazione di percorsi di istruzione all’interno dei curriculi scolastici, tanto nel primo grado quanto nel biennio obbligatorio del secondo grado che valorizzino questa attenzione al lavoro. Probabilmente questo passa anche attraverso una revisione dei curriculi. Le scuole hanno la possibilità, attraverso le autonomie, a mettere mano ad un 20% del loro curriculo e questa flessibilità è poco praticata, certo non aiutano né le norme, né gli organici. Questa flessibilità metodologica e didattica è faticosa, ma passa attraverso a quelli che sono i talenti e le emergenze culturali dei ragazzi.

Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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