MES, Taranto e la grande industria: “Abbiamo una classe politica cittadina all’altezza?”

 

pubblicato il 10 Marzo 2019, 17:19
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Intervento del Movimento Europeo Socialista sulle ultime vicende che riguardano il rapporto tra ArcelorMittal e città: “Quanto sta accadendo in queste settimane fa sorgere più di qualche dubbio in merito, e ci lascia l’amara constatazione che forse i rapporti tra la città e il polo siderurgico – ma possiamo anche allargare il discorso agli altri centri produttivi del territorio – siano ancora fermi all’anno zero. A regnare sono la poca chiarezza, la mancanza di dialogo tra le stesse istituzioni, la volontà di alcuni di anteporre al bene comune il proprio tornaconto mediatico personale. Il paradosso di questi giorni ci dimostra che ancora una volta, qui sulle sponde dello Ionio, invece di andare fino in fondo alle questioni, per il bene dei cittadini, si preferisce cavalcare egoisticamente l’onda emozionale di una popolazione ferita ed incattivita da anni di ingiustizie. La chiusura delle due scuole ai Tamburi ha trasformato nuovamente la città in una polveriera sociale, esacerbando ulteriormente una situazione già di per sé grave. Non sappiamo quanto sia stata ponderata l’ordinanza del sindaco Melucci, quanto ragionata e analizzata criticamente, e quanto invece frutto di una decisione di pancia; gli effetti sono però sotto gli occhi di tutti: diritto allo studio danneggiato ed un quartiere sul piede di guerra. Di certo l’ordinanza non ha avvicinato la città al suo amministratore, ma al contrario ha allargato la frattura – già ampia tra il sindaco e la cittadinanza – perché una eventuale emergenza ambientale non si affronta chiudendo semplicemente due plessi scolastici. Il tempo e gli accertamenti ci diranno se la decisione del sindaco è stata giusta e lungimirante, ma è opportuno ricordare come già nei mesi scorsi si siano registrati dei segnali ambigui da parte della giunta comunale all’indomani dell’arrivo di ArcelorMittal, che sembravano rivelare una sorta di protagonismo del primo cittadino. Lo scorso ottobre, in occasione di un convegno di Legambiente tenutosi a Palazzo di Città, Melucci sottolineò di avere a disposizione gli strumenti istituzionali per far valere le “nostre ragioni”, qualora il rapporto con la nuova direzione fosse problematico in ambito ambientale. Parole che sembravano fare eco ad indiscrezioni giornalistiche – sempre dello scorso autunno, mai chiarite o smentite fino in fondo – che raccontavano di un sindaco che durante un incontro di Confindustria affermava di essere l’unico interlocutore territoriale per ArcelorMittal, in qualità di “massima autorità sanitaria”. Come dimenticare poi quel comunicato, ad opera di un consigliere comunale molto vicino al sindaco? Dichiarazioni che destarono molte perplessità, in quanto dipingevano uno scenario politicamente inquietante: il dialogo tra la nuova proprietà del polo siderurgico e le istituzioni locali averebbe dovuto tradursi in una serie di interventi economici, volti a migliorare la vivibilità della città a più livelli. Sì insomma, ArcelorMittal come una sorta di manna dal cielo, per le casse comunali e non solo, avrebbe dovuto dispensare borse di studio, aiutare le imprese locali, valorizzare piazze, parchi, giardini e addirittura promuovere lo sport e la cultura. Quelle che dovrebbero essere iniziative collaterali – magari apprezzabili, in ottica di presenza sul territorio – sembravano essere invece la condizione base per il dialogo tra il Comune e la grande industria. A distanza di mesi ci piacerebbe ancora sapere se si tratta di un pensiero personale del consigliere autore della lettera aperta, o magari di una linea comune della maggioranza a Palazzo di Città.
In conclusione, cosa sta accadendo a Taranto? C’è stata una denuncia da parte di un’associazione ambientalista – legittima come ogni iniziativa volta a proteggere la salute pubblica – secondo Arpa Puglia l’allarme sarebbe arrivata però da un confronto improprio dal punto di vista tecnico-scientifico. Secondo alcuni non c’è quindi una nuova emergenza ambientale, altri sono di parere opposto. La speranza è che le istituzioni vadano fino in fondo a questa storia, dando delle risposte concrete, mettendo da parte strumentalizzazioni di vario genere. Ed ArcelorMittal? Attendiamo segnali anche dai gestori del polo siderurgico, che evitino l’isolamento istituzionale, anche da parte di chi ha dimostrato interesse ad incontrare i vertici della società. Nella speranza che dietro non ci sia una sorta di “ripensamento”, e che alla fine qualcuno non riconsideri sostanzialmente la propria presenza sulle sponde dello Ionio”.

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